Home / Internazionale / L’ENI diventa privata

L’ENI diventa privata

Nella mia vita sono cresciuto nel mito culturale ed economico di Enrico Mattei. Nel ricordo di quel grande manager, che dapprima si oppose allo smantellamento post bellico dell’Ente Idrocarburi Italiano, per poi portare lo stesso a far tremare le “sette grandi sorelle”. La parabola dell’uomo che il Time – Life definì “Il più grande italiano dopo Ottaviano Augusto” si concluse su un aereo fatto scoppiare da due bombe. Su mandanti, autori e perchè la Magistratura non ha mai fatto chiarezza.

Ritratto di Enrico Mattei

Vi chiederete quale motivo mi spinga a parlare di una società energetica oramai quotata presso il listino della Borsa di Milano ed al New York Stock Exchange. La ragione risiede, per la gioia degli ultraliberisti di gianniniana formazione, meno per coloro che conoscono la geopolitica e l’influenza che la scarsità di materie prime ha sull’Italia, nel fatto che l’ENI è stata, nel silenzio dei media, passata ai privati. La privatizzazione storicamente inizia con il decreto 333 del 11 luglio 1992 del Governo Amato I, ma in base alla legge 30 luglio 1994 n. 474, lo Stato, tramite il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con il Ministro dello sviluppo economico, rimane titolare di una serie di poteri speciali, tali da mantenere il controllo su di essa. Successive modifiche hanno portato al “dramma” avvenuto Domenica 12 Maggio.

Quella che doveva essere una normale assemblea, priva di ordini del giorno, è divenuta l’occasione per far passare tale data alla storia. Infatti, l’assemblea di Domenica 12 Maggio ha visto passare per la prima volta l’azionista di maggioranza in minoranza, con la quota di mercato prendere il sopravvento. Quota di mercato dominata da fondi stranieri, quei fondi su cui l’ultraliberismo sfrenato e miope aveva tanto puntato nel periodo antecedente la crisi. Il tutto, come la medicina dell’austerity prodotta e servita all’Unione Europea dai tedeschi, nasce da un errore di Excel. Potrete benissimo comprende come la mia teoria dell’errore dovuto al fortunatissimo programma della Microsoft sia una provocazione. Eppure, questo sorpasso nel controllo del “Cane a Sei Zampe” è dovuto realmente a dei calcoli errati. Nella convocazione dell’assemblea, con la quota di mercato aumentata dal 26,08% al 30,98%, l’azionista pubblico si è quasi dimenticato che quel valore che sembra poter esser intaccabile, tale da mantenere un tranquillo controllo nelle scelte strategiche, era rimasto a 30,10%. Un’amara sorpresa, divenuta agrodolce solo grazie al fatto che nell’ordine del giorno non vi fossero scelte strategiche da affrontare per il paese. Infatti dall’ENI dipendono: il vostro riscaldamento, il vostro carburante, gran parte della ricerca scientifica condotta in Italia, l’influenza sui tavoli energetici mondiali e le scelte geopolitiche della penisola. In molti potranno obiettare che scelte geopolitiche strategiche non vengono prese da inizio anni novanta, e che la fine del pubblico in Italia sia già avvenuta da un pezzo.

Palazzo dell’ENI – Eur Roma

E’ indecifrabile ai più il disegno di disfacimento degli investimenti strategici a favore della totalità del paese per far spazio ai più liberisti fondi privati. Il risultato è che in ventuno anni di privatizzazioni sono stati persi duemila posti di lavoro come ingegneri. Le telecomunicazioni italiane, un tempo all’avanguardia e tra le migliori al mondo, non hanno completato il cablaggio del 70% del paese. Finmeccanica, tra inchieste giudiziarie e politiche errate, svende giorno dopo giorno la nostra tecnologia, mentre a Tel Aviv pregano e ringraziano per le batterie anti-missilistiche prodotte in Italia. L’Eni ha da poco attraversato il punto di non ritorno verso fondi d’investimento stranieri. Per fortuna lo Stato si può ancora appoggiare in taluni casi sulla golden share concessagli e riservatagli dalla legge 30 luglio 1994 n. 474.

Quel che resta dell’Eni è un sogno chiamato Italia, non più serva delle sue scarsità e di stranieri padroni, che muore. Resta che di Pasolini da Necci vi riempite la bocca assieme alla vostra sigaretta elettronica, mentre vi dimenticate del libro “Petrolio” e delle bombe sull’aereo di Enrico Mattei. Tutto questo mentre parlate di spread e vi rubano dentro casa.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

Check Also

Lucio Battisti – Più di prima. Più che mai

Ammetto di esserne un ammiratore eretico. La ragione risiede nel fatto che non appena undicenne, ...