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Don’t let the necessary occur

Il cinema è un’arte estremamente popolare e di cui si discute molto. Trovandosi spesso all’incrocio tra cultura di massa ed elite intellettuale, il dibattito che può circondare questo o quel film è spesso in grado di comprendere svariati punti di vista e livelli di sofisticazione, al punto da plasmare l’idea che del film si può fare il singolo spettatore o addirittura l’interà collettività. Ho sempre trovato molto stimolante questo stato di cose perchè non di rado capita di guardare un film e non capire come sia arrivato ad avere una certa nomea, nel bene o nel male, e più in generale spesso si creano giochi anche complessi tra aspettative e reazioni che arricchiscono di molto l’esperienza dello spettatore.

Questa riflessione mi è stata ispirata l’altro giorno dalla visione di uno dei film più chiacchierati della storia, Bonnie & Clyde. La rappresentazione estremamente grafica di sparatorie e crimini vari, l’influenza della nouvelle vague francese, la correttezza storica, la rappresentazione della sessualità dei protagonisti, la vicenda produttiva: di Bonnie & Clyde si è discusso in lungo e in largo, per motivi anche interessanti e legittimi e il film resta una pietra miliare per molte ragioni che vanno al di là della considerazione e dell’apprezzamento che può riscuotere a quasi cinquant’anni dalla sua uscita.
Quello che non necessariamente mi aspettavo da un film del genere erano la grazia e la compassione nel dipingere la storia d’amore tra i due protagonisti, specie visto che il legame tra i due resta sottinteso e quasi dato per scontato per tutta la durata del film con l’eccezione di pochi e fugaci momenti.
Pochi e fugaci momenti sufficienti però a lasciarmi l’impressione di uno dei più grandi capolavori del romanticismo da grande schermo, anche al netto della lancinante bellezza di Faye Dunaway che pure avrà sicuramente avuto il suo peso nelle mie considerazioni.
Se infatti può essere relativamente semplice imprimere su celluloide baci da mille e una notte, passioni strazianti e matrimoni da favola, è molto più difficile cogliere il semplice affiatamento, la simbiosi sottocutanea tra due persone che non hanno bisogno di dimostrare l’un l’altra più di quel tanto, e che condividono una relazione poco drammatica. Bonnie & Clyde è un esempio particolarmente estremo in quanto le rare scene più classicamente amorose sono cosparse di genuina frustrazione e malinconia, e i momenti di più alta condivisione tra i “piccioncini” sono sguardi estemporanei, coronati da quello che i due si scambiano un istante prima di venire ingloriosamente crivellati. Nonostante tutto, il sentimento condiviso dai nostri eroi non può mai essere messo in dubbio, e questa certezza salda e fragile allo stesso tempo innerva il film molto profondamente, rendendolo senza tempo al di là delle diatribe critiche o di costume.

I casi di film come Bonnie & Clyde, film che passano alla storia per i motivi sbagliati, più che suscitarmi disappunto o anche solo sorpresa, sono quelli che più di altri rinnovano il mio interesse e la mia speranza ogni volta che mi siedo e partono i titoli di testa, quindi rendo grazie a tutti i chiacchieroni che mi hanno sviato in passato e a quelli che mi svieranno in futuro, e vi invito a fare altrettanto.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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