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Laughing at my cries

Wong Kar Wai è stato uno dei registi più importanti dell’epoca d’oro del cinema di Hong Kong a cavallo tra anni ’80 e ’90. I suoi film hanno lanciato e/o consacrato le carriere di personaggi di spicco come Maggie e Leslie Cheung, Tony Leung e Andy Lau tra gli attori, e del suo fino a poco fa inseparabile direttore della fotografia Christopher Doyle; anche a livello internazionale Wong è ampiamente accettato come uno dei registi più immediatamente riconoscibili e talentuosi della sua generazione, decisamente non senza ragioni.

E’ uscito nelle sale cinesi a gennaio il suo ultimo lavoro, intitolato The Grandmaster, e incentrato sulle vicissitudini di Ip Man, rinomato maestro d’arti marziali noto forse ai più come mentore di Bruce Lee, la cui vita era già stata raccontata in anni recenti da una coppia di film di Wilson Yip.
Wong ha già un precedente con una pellicola di genere, ma se consideriamo anche la magnitudo produttiva di questa sua ultima fatica si può dire che ci troviamo di fronte ad un progetto piuttosto peculiare nel contesto della sua filmografia.
The Grandmaster infatti, pur mantenendo alcuni dei tratti stilistici che da sempre contraddistinguono i film del regista hongkonghese (giuro che la parola esiste, l’ho googlata) è praticamente un semi blockbuster, uno di quei film che se fossero fatti in America raccoglierebbero una quantità oscillante tra le 5 e le 9 nominations per gli Oscar, vincendo premi per il miglior attore non protagonista e il montaggio sonoro. Un film con più di una concessione alle aspettative del pubblico insomma, ma al contempo con un tasso di maestria realizzativa del tutto inaccessibile alla produzione hollywoodiana (o di qualsiasi altro luogo) media.
Con Tony Leung e Zhang Ziyi alla testa di un cast di rango, una fotografia di classe sopraffina nonostante la defezione di Doyle, delle ottime coreografie nelle scene di combattimento e una struttura narrativa piacevolmente articolata senza risultare contorta o perdere di vista il fuoco drammatico della vicenda, The Grandmaster è un esempio perfetto di come un film “su commissione” dovrebbe essere realizzato. Non è infatti una congettura troppo ardita il pensare che questo ultimo lavoro non sia stato il più personalmente sentito dal grande regista, ma al contrario di quanto accade spesso in queste circostanze la bilancia stilistica nel prodotto finito è pesata decisamente dal lato dell’autore, forse al punto da renderlo leggermente troppo manierista, ma comunque regalandoci un’opera di uno splendore formale che solo il tocco di un maestro poteva plasmare.
The Grandmaster resta sicuramente un film minore nel contesto di un’opera della portata di quella di Wong Kar Wai, ma in questo caso si può sicuramente dire che le briciole di genio sono più saporite della maggior parte delle comuni pagnotte.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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