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Erdogan: ancora un eroe?

Nel corso dell’ultima decade, RecepTayyip Erdogan ha governato con successo la Turchia, portandola a una prosperità economica senza precedenti e accrescendone l’influenza a livello internazionale. Tuttavia, dopo essere stato eletto Primo Ministro per tre mandati consecutivi, Erdogan è ora al centro di animate proteste che mirano alle sue dimissioni.

L’insoddisfazione per il recente operato di Erdogan si sta diffondendo anche tra alcuni deputati del suo partito, l’AKP (Partito per la Giustizia e lo Svilluppo – PPE), che sostengono che le sue politiche dovrebbero assumere un carattere più “soft”: le critiche vertono sull’attitudine troppo autoritaria del Primo Ministro. Erdogan è stato recentemente accusato di fondamentalismo, per aver posto restrizioni sul commercio di alcolici, non per preservare la salute dei cittadini, bensì per motivi religiosi. Inoltre, in molti credono che il Primo Ministro punti a sostituire la repubblica secolare Turca con un regime islamico.

Gli oppositori sembrano aver dimenticato i progressi ottenuti da Erdogan nell’ambito dei diritti umani, quali l’avvio delle negoziazioni per annettere la Turchia all’Unione Europea, l’abolizione di un National Security Council dominato dal potere militare e il riconoscimento dei diritti della minoranza Curda. Per difendersi dalle accuse, Erdogan rivendica la sua legittimità di leader, affermando di aver ricevuto il 50% dei voti alle ultime elezioni e di detenere la netta maggioranza in Parlamento. E’ un dato di fatto che, a oggi, Erdogan non abbia alcun valido rivale, né il suo partito abbia una solida opposizione.

A far da contralto alle critiche, il fatto che molte comunità locali identifichino ancora la figura del Primo Ministro con quella di un eroe nazionale. In un interessante articolo, “The Guardian” ha intervistato alcuni cittadini che ancora sostengono Erdogan, nel quartiere conservatore di Kasimpasa. Tra questi, il barbiere di Erdogan e i suoi clienti abituali. Secondo il loro punto di vista, quando l’AKP è salito al potere, la Turchia è migliorata sotto ogni aspetto: meno rifiuti per le strade, modernizzazione degli impianti di elettricità e acqua, sviluppi dell’ambito scolastico e della sanità, utili lavori stradali. Un altro abitante del quartiere accusa il CHP, partito dell’opposizione, di aver sfruttato le proteste degli ultimi giorni per indebolire l’AKP.

Che cosa accadrà ora in Turchia? Alla luce dei fatti, c’è la concreta possibilità che Erdogan non si ricandidi alle elezioni presidenziali del 2014 e Gul diventi il nuovo Primo Ministro. Comunque vada, Erdogan si è guadagnato un posto di rilievo nella storia del suo Paese, essendo stato il leader politico più importante dai tempi di Ataturk. Soltanto il tempo dirà se Erdogan potrà essere ricordato come l’uomo che unì la Turchia, a meno di un secolo dalla fine del dominio asiatico.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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