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Portishead: trip-hop e oltre


Nel 1991 Geff Barrow era un semplice ragazzo di Bristol non ancora ventenne, colmo di passione per la tutta la musica; non gli importava che fosse pop, rock  hip hop, purchè la proposta fosse originale, interessante, potente. Il caso volle che mentre lavorava ai Coach House Studios si trovò ad assistere i suoi concittadini Massive Attack, autori di quello che è considerato uno dei capolavori assoluti della musica degli anni ‘90, nonché primo vero breaktrough del trip-hop: Blue Lines.

Affascinato dalla babele sonora dei Massive Attack, Barrow mette insieme una formazione piuttosto bizzarra, coinvolgendo la voce soul di Beth Gibbons – incontrata mentre era in coda in un centro per l’impiego – e il chitarrista d’impostazione jazz Adrian Utley, dando così vita ai Portishead.




Dummy, uscito nel 1994, è un fulmine a ciel sereno, che non solo riconferma l’assoluta vitalità del cosiddetto Bristol Sound o trip-hop, ma che si configura come uno degli album più importanti degli ultimi vent’anni (e, a mio parere, anche dell’intera storia della musica). I Portishead regalano al mondo un disco che riesce con un’eleganza senza tempo a conciliare beat e scratch provenienti dall’hip-hop, il canto malinconico e languido della Gibbons e ritmi retrò che riecheggiano i tempi aurei della Motown, facendoli convivere con frammenti di musica per film, hammond e moog di matrice sessantiana, psichedelia e jazz. Il tutto  è poi magicamente orchestrato da Geff Barrow con l’ausilio del tecnico del suono Dave McDonald (spesso accreditato come membro della band). Dummy è un disco travolgente, tenuto insieme da un invisibile fil rouge. I suoi undici pezzi non smettono mai di regalare novità, grazie alle infinite sfumature musicali presenti in ogni brano, che provocano una vasta gamma di sentimenti pur con una costante malinconia di fondo.


Dopo un esordio del genere non è semplice ripetersi, e nei tre anni che intercorrono fra Dummy e il successivo Portisheadsi susseguono anche voci di scioglimento. L’album vede la luce nel 1997 e, pur non ripetendo la passionale ispirazione dell’esordio, non fa che riconfermare l’immenso talento della band di Bristol. Meno fantasioso e più aspro del predecessore, è organizzato in modo elegante e misurato, con un sovrapporsi di suoni curati fino al minimo dettaglio. Beth Gibbons è sempre più una Billie Holiday dei giorni nostri, il suo canto è il perfetto contrappunto ai desolati paesaggi urbani disegnati da Geff Barrow, ancora una volta debitore alla musica per film.


Dopo un miracoloso live con la New York Philarmonic Orchestra, immortalato per sempre nel Roseland NYC Live, i Portishead fanno perdere le loro tracce per un decennio.


Third arriva nel 2008 e ancora una volta, esattamente come aveva fatto ‘Dummy’, spariglia tutte le carte. Scordatevi quasi del tutto il trip-hop degli esordi, gli aggressivi break-beat che caratterizzavano i precedenti lavori. Eclettico benché minimale, ‘Third’ ritorna sui paesaggi sinistri del precedente album, trovando come principale elemento di continuità la voce della Gibbons. Un disco che spazia e si muove dove la band probabilmente non avrebbe mai osato se non avesse aspettato dieci anni, riuscendo così a rinunciare a tutti i trademark, e segnando ancora una volta la discografia dei nostri giorni.


Speriamo tornino presto.


PoliRitmi-Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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