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Architettura stampata


La scena editoriale italiana legata alle riviste di architettura ha da sempre goduto di grande prestigio e considerazione in tutto il mondo. Questo grazie anche ad uno storico dualismo tra le due signore dell’architettura stampata: Casabella e Domus.

Gli inizi, come spesso accade, furono gloriosi, annoveriamo come pionieri da una parte Gio Ponti, fondatore di Domusnel 1928 e storico direttore fino al 1941, dall’altra Giuseppe Pagano, direttore dal 1933 al ’43 di Casabella. Seguirono anni di grande fervore, fondamentali per alimentare il dibattito legato alla ricostruzione post bellica, che videro il ritorno di Ponti alla guida di Domus a partire dal 1948, concluderà definitivamente la sua esperienza  come direttore solo nel ’79, e  l’avvento di Ernesto Nathan Rogers alla guida di Casabella. Possiamo dire che proprio grazie all’operato di quest’ultimo come direttore dal ’53 al ’65, Casabella, rinominata nel frattempo da lui stesso Casabella Continuità, può ritenersi a tutti gli effetti la reale fucina degli architetti di quella che molti definiscono come ultima Scuola italiana. Infatti, alla corte di Rogers (cofondatore dello studio B.B.P.R.) operarono con diverse mansioni: Gae Aulenti, Guido Canella, Giorgio Grassi, Vittorio Gregotti, Aldo Rossi, solo per citarne tra i più importanti.

Giungendo rapidamente ai giorni nostri, troviamo le due testate ancora unite da una rivalità che le accompagna oramai da quasi un secolo, che spesso si tramuta in sodalizio, come se quel medesimo anno di nascita fosse un cordone ombelicale troppo forte per essere reciso, anche quando, come oggi, le strade appaiono più distanti che mai.

Chi pensava che Casabella non avrebbe trovato direttore tanto longevo quanto Vittorio Gregotti, in sella dal 1982 al ’96, doveva ancora fare i conti con il dinosauro della critica architettonica nostrana. Francesco Dal Co, allievo di Tafuri, ha preso in ostaggio la rivista da 17 lunghissimi anni. Non penso che un prodotto vada cambiato obbligatoriamente, prescindendo dai risultati ottenuti, ma onestamente credo che Casabella inizi davvero a risentire di una conduzione prigioniera di alcune logiche obsolete che la indirizzano in una zona del dibattito assai poco incisiva e determinante, oggigiorno più che mai. Certo è che il modello offerto da Domus non sembra offrire segnali esaltanti, i trienni firmati da Boeri, Albanese, Mendini (anche per lui si trattava di un ritorno) e Grima non sembrano essersi rivelati così efficaci.
 

Ma ecco che da settembre la nuova direzione dell’architetto Nicola Di Battista, già vicedirettore di Domus negli anni Novanta, lascia spazio a qualche speranza: paralleli al rinnovamento di contenuti e grafica, verranno istituiti due nuovi organi interni alla redazione. Un collegio di Maestri composto da nomi altisonanti: da David Chipperfield a Kenneth Frampton, da Hans Kollhoff a  Eduardo Souto de Moura, ed un Centro Studi composto da giovani professionisti. E’ proprio la scelta raffinata degli architetti sopracitati, insieme al coinvolgimento di uno sguardo giovane e volto alla ricerca, a rappresentare l’elemento di qualità e di forte discontinuità introdotto dal nuovo direttore.

L’esigenza di cambiamento avvertita da Domus ed ignorata da Casabella ci consentirà entro breve di comprendere quale strategia sarà in grado di competere in un settore sempre più agguerrito e minacciato dal proliferare di nuove piattaforme di approfondimento on line.
PoliLinea / Jacopo Costanzo

  

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Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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