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Polo: non solo Ralph Lauren

Il primo banco di prova per le “good manners” della My Fair Lady interpretata da Audrey Hepburn, la fiera della vera eleganza, o della vanità come direbbe Thackeray, ma sopratutto un appuntamento a cadenza annuale che, ammettiamolo, è forse più social che sportivo. Stiamo parlando di Royal Ascot, la gara regina del circuito ippico inglese, quello di proprietà di Her Majesty The Queen, dove gli infiltrati sono facilmente riconoscibili e, almeno in questa occasione, l’aristocrazia britannica detta la legge in quanto a bon-ton.

 

 

 

 

Esclusivo tanto quanto un matrimonio reale, le regole per parteciparvi si rifanno principalmente agli abiti da indossare. Lo stile Ascot ,appunto, quel tocco di formalità british che non guasta mai, come il tè delle cinque.

Se nell’800 , quando è stata istituita la corsa, il dress code era implicito nel prestigio dell’evento, e sopratutto negli standard di eleganza che vigevano nella high society dell’allora Victorian Age, oggi il sito web www.Ascot.co.uk fornisce ai suoi futuri ospiti una guida dettagliata, con tanto di immagini e indicazioni su dove recarsi per fare gli acquisti, proprio per evitare possibili imbarazzi al momento del “varco dei tornelli”.

Per quanto riguarda gli uomini, a seconda del prestigio della zona c’è una scala del rigore, in vetta si trova la Royal Enclosure, che richiede ai propri gentlemen eleganti completi da giorno, in nero o in grigio, e, nel vietare foulard di ogni genere, impone categoricamente cravatta o papillon. Il cappello deve essere ben saldo in testa ed è permesso toglierlo solo in alcuni selezionatissimi luoghi. Fondamentale, ovviamente, la scarpa stringata nera.

Volendosi accontentare di sostare un po’ più lontano dai reali, ecco che la Grandstand Admission cancella l’obbligo di indossare il cappello e permette di sfoggiare abiti dai toni più chiari, avanzando proposte di stampe e fantasie tipicamente inglesi. L’ultima alternativa è il Silver Ring: nessun dresscode ufficiale, ma una serie infinita di divieti, niente “fancy dresses” o indumenti a scopo promozionale, bandite le imitazioni così come lo sfoggio di gadget di poco valore.

Ma oltre a fanti e fantini, sono i cappelli delle signore i veri protagonisti. Nonostante il dress code rigidissimo (bandite scollature e spalle scoperte) e l’inderogabile etichetta, il Royal Ascot da sempre si configura come l’occasione, per le ladies d’Inghilterra (in primis quelle della famiglia reale), di sfoggiare i migliori (e stravaganti) cappellini del loro guardaroba.

Presentarsi con i copricapi più favolosi che si possano immaginare è una missione che queste signore hanno davvero a cuore. Le espressioni che hanno mentre vengono fotografate è colma di orgoglio e autentica gioia: più strambo è, meglio è.

 

Fiori, uccelli, frutta, piume, rami, corna, farfalle, niente è esagerato; le falde non sono mai troppo ampie; i colori accesi sono i benvenuti. Le donne al Royal Ascot lasciano correre la loro immaginazione e provano ad andare dove nessun’altra si è spinta prima: ogni anno è una sorpresa e fonte di grandi risate.

La Royal Ascot si correrà nel Berkshire a partire dal 18 Giugno, ma già oggi, sabato 15 giugno, si potrà respirare un po’ d’aria british..I prati della campagna romana come l’Inghilterra dei lord. Questo weekend i giovani appassionati di polo da tutta Europa si danno appuntamento sui campi dell’Acquedotto romano polo club per sostenere le loro squadre. Si sfidano Harvard, Cambridge, University of London e Sapienza. Non più solo ludico passatempo dei regnanti inglesi dunque (del Principe Filippo, del Duca di Edimburgo, del principe di Galles e dei Principi William ed Harry), il gioco del polo conquista l’Italia. E chissà se anche qui ad attirare l’attenzione sarà più la gara di stile che la gara di cavalli..

L’evento è aperto a tutti e avrà inizio alle ore 16.00 e come in ogni evento mondano che si rispetti, al termine delle gare si aprirà un ricco banchetto..Fashion Poli(ni)ce sarà presente e premierà il suo “best glamour player”..

 

 

..insomma, per i cavalli o per i cavalieri, non mancate!

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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