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Gli infiniti mondi possibili di Daniel K. Lewis


C’era una volta un grosso signorotto. Un tipo eccentrico, a dir poco. Amante di treni e trenini, con una lunga barba da guru indiano, rifiutava di possedere una carta di credito – non voleva essere in debito nei confronti di chicchessia. Aveva eletto a sua dimora semi-permanente la calda Australia.

Il nostro amico è David K. Lewis. Un filosofo che, sebbene quasi sconosciuto dalle nostre parti, ebbe una rilevanza straordinaria nel campo della metafisica, della filosofia del linguaggio e della mente. Un vero purosangue. Fu allievo di Gilbert Ryle e successivamente di W.V.O Quine. Questo per introdurlo al lettore che non ne abbia mai sentito parlare.
Per chi invece lo conosce… bhé… che dire: è un nome che dà scandalo visto e considerato che, fino alla morte, credeva fermamente nell’esistenza di mondi in cui i gatti alleati con gli unicorni conquistano la galassia oppure dove gli uomini hanno quattro braccia e due antenne.


Il Nostro concordava con Leibniz riguardo all’esistenza di una molteplicità di mondi effettivamente possibili ed effettivamente coerenti nelle loro dinamiche. Concordava anche rispetto all’idea che un dio trascendente tali strutture avesse scelto il nostro come migliore dei mondi possibili.

La cosa fantastica è che, a differenza di Leibniz, Lewis credeva fermamente che questi mondi possibili esistessero davvero! Che non fossero semplici invenzioni concettuali.

Secondo il nostro amico amante dei trenini, insomma, è più semplice ed economico affermare che tutti gli enunciati inerenti i mondi possibili si riferiscano davvero a qualcosa di realmente esistente, piuttosto che trovare improbabili spiegazioni sul perché non si riferiscano a nulla.

Il  tempo del nostro mondo – affermava – è attuale in quanto noi lo viviamo. Lo stesso vale per tutti gli esseri nei vari mondi possibili che vivono il proprio tempo, la propria attualità. Né la scienza né la logica possono dimostrare che tali mondi non esistano ed il perché è semplice: proprio in quanto separati dalla nostra attualità in questo specifico mondo, è impossibile esprimere delle conoscenze scientifiche su tali mondi. Il divario, la discrepanza tra il nostro mondo e mondi altri è tale che in queste dimensioni ulteriori potrebbero valere leggi fisiche differenti da quelle che regolano i fenomeni naturali sul nostro pianeta. Di nuovo: se abbiamo un insieme di enunciati coerenti inerenti il mondo x, è più semplice ed economico dire che x esista piuttosto che negarlo.

Possiamo spiegare tutto ciò con un banale esempio: è stupido dire che non esiste il Colosseo se viviamo a Barcellona e non lo abbiamo mai visto. È più semplice ed economico ritenere che l’insieme di proposizioni inerenti il Colosseo si riferiscano a qualcosa di realmente esistente.

Tutto questo detto da un filosofo che non si definiva tale e si sarebbe descritto solamente come “un ragazzo di comune buon senso”.

Insomma, un bel trip per l’estate. Per chi fosse interessato: David K. Lewis, «Mondi Possibili», in Achille Varzi, Metafisica. Classici contemporanei, Laterza, Bari 2008.


Alessio Persichetti

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