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POTERE: Invisibilità VS Trasparenza

“Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli…
a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.
Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del Bispensiero… tanti saluti!” Winston Smith (1984, G. Orwell)

Quanto Foucault avesse dedicato la sua vita all’analisi sulle dinamiche visibili e invisibili del potere è risaputo: La Volontà di sapere, Storia della Follia, Sorvegliare e punire, Microfisica del potereed in molti altri ha descritto analiticamnete il progressivo modificarsi di modi e immagini attraverso cui il potere si è espresso nella società moderna.

In passato il potere era “disciplinare”, violento, espresso pubblicamente nel modo più cruento possibile; oggi il potere è maggiore quanto maggiore è il suo grado di invisibilità, la sua nuova maschera è quella dell’invisibilità.

Oggi il potere agirebbe, secondo F., nascosto dietro ad apparenti forme di ausilio, ricreando continuamente nuovi circuiti/ragnatele in cui l’individuo cade in trappola: nei manicomi, nelle carceri, nelle scuole, in ogni ambito della società, della politica e della vita, non è più solo la violenza ad agire ma è il controllo nascosto, il quale non essendo neanche immaginato, attacca molto più violentemente, colpisce non solo il disattento ma anche l’attento.



  Tra le mura di un circuito, di un gruppo chiuso, di una comunità ci sono sempre meccanismi di controllo dietro ai quali si nasconde l’azione subliminare di un potere centrale: questa è la lettura di F., una visione che risale a quasi mezzo secolo fa ma che sempre di più colpisce nel segno l’attualità. “L’ossessione del controllo” intitola l’articolo sul Corriere della Sera di stamattina, nel quale Sergio Romano fa risalire l’attuale fase della politica americana all’accrescimento esponenziale di quelle nuove tecnologie che stanno facilitando, in modo incontrollabile, i meccanismi di controllo; e le intercettazioni ne sono solo un esempio.

L’energica invasione nella sfera privata del potere, che furtivamente si insinua nella quotidianità, ogni tanto si scontra con qualche supereroe, come Julian Assange, creatore di Wikileaksche ha svelato gran parte dei segreti militari di stato, o come il neo arrivato Edward Snowden, che ha denunciato l’invasione totale del potere americano nelle nostre vite (anche NOSTRE, in quanto italiani), eppure pur sacrificatisi come paladini della trasparenza, sono loro stessi catturati in una ragnatela invisibile, quella che loro stessi cercano di sradicare.

  Il controllo come due occhi puntati su di te, nascosti dietro ad un quotidiano bucato, letto da un uomo vestito di nero elegantemente seduto davanti a te, che ti spia; ma che non vedi, perché l’uomo è invisibile. Questo è il vero potere, che investe tutta la società, compresi gli stessi paladini della trasparenza, che di fronte alla loro stessa arma non hanno potere: la loro trasparenza non ha potere di fronte all’invisibilità, l’essenza del potere centrale è invisibile, la sua azione massima.

Mentre l’uomo vestito di nero che siede di fronte a te, e che vedi, può essere solo potenzialmente pericoloso, poiché hai almeno una possibilità di accorgerti della sua presenza e di salvarti, l’uomo vestito di nero, invisibile, è la tua morte, metaforicamente.  Anche se non può ucciderti perché non esiste. Con ciò voglio dire che il vero pericolo non sta dove lo vediamo, non sta nelle dinamiche di potere visibili, non sta neanche tra gli oggetti che ci destano timore, ma sta là, nascosto dove neanche lo immaginiamo.

E non parlo del potere politico, economico, del grande potere di cui noi conosciamo e vediamo l’invisibilità, ma del potere che si cela dietro ai discorsi, dietro a costrutti  la cui bellezza nasconde l’azione di controllo e manomissione.

È il potere/sapere teorizzato da Faucoult, o “bio-potere”, quell’influsso in grado di costruirti desideri, piaceri, abitudini e gusti, senza che te ne accorga minimamente.

È nei simboli e nelle parole, ed agisce là dove tu ti abbandoni, stanco ed impassivito, a ciò che la quotidianità ti offre “gratuitamente”: e proprio in questa offerta gratuita, incessante, spesso risiede il tarlo del controllo.

Il pericolo del potere sta nelle parole di chi riesce ad utilizzarle estromettendosi da esse. Non è solo nei cervelloni della Cia o del Fbi, e neanche tra gli immage creator pubbblicitari,
ma è uno dei semi che cresce dentro ciascuno, e che dovrebbe rimanere in potenza poiché spesso chi ne scopre l’esistenza non è in grado di esercitarne un controllo.

La perdita di controllo del potere scoperto dentro di sé sembrerebbe essere causa anche della perdita di controllo dei limiti del proprio sé, perdita che inevitabilmente conduce al superomismo, all’invisibilità, alla finzione.

Ricollegandomi al problema che J. ha proposto ieri su quanto il “comportamento etico” di X possa scindersi o meno dalla professione dello stesso, personalmente ciò che mi intimorisce maggiormente non è tanto ciò che conosco di lui, ma ciò che non conosco, ciò che forse X riesce a celare talmente bene da mentire non solo pubblicamente, ma anche a sé stesso.

Una volta imparato ad essere invisibili la fatica più grande sta nel mantenere in vita il gioco, continuando in ogni modo a giocare seguendo le proprie regole, nascosti dal velo dell’invisibilità: il potere è nascosto nella partita spesso proprio da chi non mostra alcun segno di scorrettezza.

Il potere si esprime attraverso la fredda manomissione della realtà, ed anche delle parole; il che non vuol dire che chi ha conoscenza ha potere: colui che pensa che la filosofia aiuti a parlar bene e a rigirare i discorsi, e che quindi accresca il potere della parole, non ha capito bene. Poiché la filosofia aiuta a pensare ma spesso non ad esprimere, aiuta a guardare il mondo da diversi punti di vista ma non ti “arma” di potere ed anzi con disarmante disillusione ti scorta verso la tua profondità.

 La sofistica invece è mera espressione dialettica, e di conseguenza spesso impoverisce il pensiero, poiché lo svuota di profondità, lo rende fruibile. L’eccessiva espressibiltà diventa essa stessa una forma di potere, in cui anche colui che la detiene cade. Diventa una guerra, mentre la vita filosoficamente dovrebbe tendere alla pace.

“Sono un artificiere. Fabbrico qualcosa che alla fin fine serve a un assedio, a una guerra, a una distruzione. Io non sono per la distruzione, ma sono a favore del fatto che si possa passare, che si possa avanzare, che si possano abbattere i muri.”

POLINIETZSCHE- Costanza Fino

(da «Io sono un artificiere», giugno 1975, in Conversazioni, Interviste di Roger-Pol Droit, a cura di Fabio Polidori, Mimesis Edizioni, 2007)



About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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