Home / Cinema / In the sea of wine swims the albino crocodile

In the sea of wine swims the albino crocodile

Grazie ad una campagna pubblicitaria aggressiva ed alquanto, diciamo, solleticante, Spring Breakers, l’ultimo film di Harmony Korine, ha ricevuto una quantità di attenzione mediatica inusuale per le pellicole del regista californiano, con un riscontro al botteghino più che discreto. Chi si fosse preoccupato che questo profilo più alto potesse aver annacquato la proverbiale provocatorietà -mai capito perchè a scuola si sconsigliano le assonanze, sono fantastiche- di quello che non senza ragioni è considerato uno dei paladini del cinema indipendente americano sarà felice di sapere che Spring Breakers è, al pari dei suoi più o meno illustri predecessori, un film malato e inquietante, non nonostante, ma proprio a causa della sua patina ggiovane con colonna sonora di Skrillex annessa.
Il film segue le (dis)avventure di quattro ragazze universitarie disposte a tutto pur di trascorrere lo spring break in Florida e che una volta raggiunto il loro obiettivo si ritroveranno coinvolte in una guerra tra bande di spacciatori. La prima cosa che salta all’occhio guardando Spring Breakers è il suo stile visivo estremamente nevrotico e colorito: il montaggio tiene un ritmo forsennato per l’intera durata del film e la gamma cromatica del film è contesa tra i colori pastello dei vestiti delle ragazze, le luci al neon della città e il nero della notte che soprattutto nella seconda metà cala pesantemente sull’orizzonte del film. Specie questi ultimi aspetti ricordano un po’ lo stile di Drive ma decisamente esacerbato e meglio riuscito.
Il risultato complessivo cattura l’occhio in maniera simile a come potrebbe fare un video musicale, ma al contempo crea un’atmosfera nevrotica che è un po’ la cifra stilistica predominante del film e che lo aiuta a non scivolare in alcune direzioni che ne avrebbero decisamente smorzato la carica. Una delle caratteristiche che più contribuisce a rendere Spring Breakers un oggetto alquanto oscuro e problematico è infatti l’improbabilmente equilibrata gestione delle simpatie dello spettatore, che fondamentalmente non viene mai messo nella posizione di prendere le parti di chicchessia. Il film decisamente non favorisce l’immedesimazione nelle protagoniste, ma si tiene alla larga anche da qualsiasi tendenza satirica, di commento o, tantomeno, moralizzatrice. Non si tifa per le ragazze ma nemmeno contro, non si viene invitati a formulare un giudizio su loro o le loro azioni e, nonostante le tinte grottesche di molti degli eventi raccontati, la vicenda e le sue protagoniste vengono sempre prese molto sul serio, in una maniera che lascia decisamente spiazzati.
Il vuoto morale in cui Selena e compagnia bella si muovono colpisce proprio per la completa assenza di condanna o ironia, anche solo implicite, da parte del regista, che ci presenta gli accadimenti con un distacco enigmatico e per questo inquietante. Questa non è una caratteristica nuova nel cinema di Korine, anzi, si potrebbe dire che è il suo tratto distintivo come regista, ma in Spring Breakers viene declinata in maniera ingannevolmente sottile, un po’ perchè le protagoniste vengono comunque descritte come ragazze tutto sommato ordinarie, un po’ perchè i loro volti sono quelli di attrici note e che difficilmente ci saremmo aspettati in una pellicola del genere, ma sta di fatto che lo stile catchy della produzione cozza violentemente con le situazioni koriniane del film creando un senso di spiazzamento che lo rende una visione molto interessante.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

The Disaster Artist: Un iconico trash d’autore

Divertente e dissacrante. Con «The Disaster Artist»,  James Franco ci mostra l’altra faccia del sogno ...