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Stomping along on this big Philips Johnson


His Guest House, encased in a solid brick wall and located near the Glass House, remains the true closet: a thick wall protecting an impenetrable interior. Each space exists as a gesture to the other, an invisible nod. 
Happy Birthday, Philip Johnson.

  
[Architizer July 8, 2013]

Proprio oggi, il giorno dopo il suo compleanno (ieri avrebbe compiuto 107 anni), vi renderete conto di non saperne abbastanza sul più decisivo architetto del ventesimo secolo. Vi hanno provato a propinare i soliti grandi maestri come Le Corbusier, Mies, Gropius, Wright, Aalto, fino ad arrivare ai più recenti Barragán, Rossi, Niemeyer. Ognuno di loro chiaramente identificabile per un approccio specifico alla composizione architettonica, ognuno di loro così concentrato su se stesso per distinguere il proprio operato da quello degli altri compagni di classe.

Nel mentre Philip Johnson tracciava le rotte della storia. Lo faceva con coraggio ed ambiguità, con furbizia e dedizione, animato da idee folli e per questo taciute e da un pragmatismo tutto americano, di cruciale importanza per gli esiti di questa storia.

Chiariremo da subito il perché di cotanta presentazione. Johnson ha fissato i due più grandi appuntamenti che la ricerca architettonica si sia data con la società durante il secolo scorso:

·         In 1932, with Henry-Russell Hitchcock, he curated the Modern Architecture: International Exhibition in New York, held at the Museum of Modern Art – at that moment, “The International Style” was born, and the course of modern architecture forever altered.

·         In 1988, with Mark Wigley, he curated the Deconstructivist Architecture exhibition in New York, organized at the Museum of Modern Art – at that moment, “Deconstructivist Architecture” was born, and the course of contemporary architecture forever altered.

Per capire l’importanza di questi due appuntamenti potremmo considerare anche solo i partecipanti alla mostra del 1988, epigoni prescelti per disegnare il mondo nei successivi 25 anni: Frank Gehry, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas, Peter Eisenman, Zaha Hadid, Coop Himmelb(l)au, Bernard Tschumi. Parlavamo già allora di architetti straordinariamente dotati, ma senza dubbio fu proprio la mostra curata da Johnson a consacrarli, rendendoli egemoni della scena globalizzata.  

Ancor più sbalorditiva è l’attività professionale che intercorre tra le due esposizioni, infatti il Nostro, dopo aver sdoganato in un contesto grossolano benché dinamico, come quello a stelle e strisce, l’architettura cosiddetta “moderna” con la mostra del ’32, passa intorno agli anni ’70 tra le fila degli architetti postmoderni, ricoprendo come sempre un ruolo cardine. Johnson getta così la maschera riguardo un certo romanticismo latente e malcelato che lo aveva da sempre contraddistinto. E’ proprio questa la sua fase più prolifica, durante la quale progetterà il suo capolavoro: la Sony Tower, già AT&T Building, di New York.
N.Y. 2011, [Spazi da circo] , J.Costanzo

Un professionista senza troppi scrupoli, che legge in anticipo le destinazioni prossime del dibattito, le condiziona, le racconta ed infine le costruisce. Moderno, postmoderno, decostruttivista. Tutto ciò gli è consentito certamente per questioni di conoscenze, di salotti e di signoraggio. Johnson viene fortemente appoggiato dalla lobby gay newyorchese, ed è passato alla storia come un simpatizzante nazista. Curioso come sia riuscito ad affermarsi proprio nella patria di chi i nazisti aveva sconfitto ed ancor più curioso come sia riuscito, tra il 1956 ed il 1959, a progettare il Sorek Nuclear Research Center in Israele. In effetti ci è sfuggito qualcosa, o quantomeno ce l’hanno raccontata male ..

Ma ritengo sia proprio questo l’aspetto più straordinario di Philip Johnson, che va oltre il suo prefigurare, il suo organizzare o mercanteggiare, ovvero la sua irriverenza, la sua schiettezza, il suo non negarsi. Non riuscire a tradirsi fino in fondo per tutta una vita.

Perché semmai è stato il mondo che si è tradito per stare al passo con lui.

Forse oggi alcuni faranno fatica ad accettarlo, ma l’architetto più importante del ventesimo secolo è stato un’estremista gaio, salottiero e cambia casacche. Coerente a se stesso e a nulla più. 
PoliLinea – Jacopo Costanzo 


About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research - warehousearchitecture.org - Laureato a La Sapienza di Roma, lavoro presso lo studio MA a New York - ma.com -

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