Home / Architettura / La mia Città. La mia città è bella e piena di tante cose belle. Nella mia città ci vive la mia mamma e il mio papà e anche la nonna e il nonno.

La mia Città. La mia città è bella e piena di tante cose belle. Nella mia città ci vive la mia mamma e il mio papà e anche la nonna e il nonno.

A volte si ha la sensazione di non sapere bene quello che si sta facendo. Si pensa che tutto sia possibile: nihil difficile volenti, si diceva. Ebbene, con questo brocardo latino e tramite uno dei miei tanti voli pindarici offro la mia mente al viaggio. Si è vero, io spesso e volentieri ho criticato la mia città, ne ho messe in evidenza le difficoltà, esaminati i problemi e tentato nel mio piccolo di rintracciarne delle soluzioni. Ma poi? Alla fine mi domando, ma a che serve che io mi sprechi in questo? A che serve che io tenti, alle volte invano, di rendere partecipi i miei lettori delle mie idee su come la città dovrebbe funzionare e come le cose sarebbe opportuno che andassero. Io sì, ho sempre criticato la mia città. Si critica qualcosa che non si ama? Mi viene in mente un esempio. Svariati anni fa, mi è capitato di raggiungere Reggio Calabria in macchina. Ho percorso tutta l’A3 e mi sono ritrovato dopo un numero non identificato di ore e cantieri mobili, ma non temporanei, in un agglomerato urbano di dubbia morfologia, caratterizzato da escrescenze e protuberanze mostruose che si perdevano a vista d’occhio e che si dipanavano da un vicolo attraversato da panni stesi che cavalcavano un viadotto in cemento armato la cui armatura affiorava alla mercé di ruggine e salsedine. Ebbene, ne rimasi allibito, sconvolto e stordito. Tuttavia, anni più tardi mi sono reso conto che quanto avevo visto non mi aveva lasciato nulla, non mi aveva trasmesso quel senso di fastidio e di rammarico che invece provo tutti i giorni attraversando la mia di città. Questa è una banalità, direte voi, e sicuramente avrete ragione. Eppure voglio cercare di richiamare qualche piccola immagine e sensazione, nella speranza che possano essere a qualcuno familiari. Sono convinto, da diverso tempo a questa parte che, chi nasce e cresce a Roma non possa non sviluppare un attaccamento, un affetto, una familiarità molto difficili da spiegare a parole. Parlo di una di quelle sensazioni e sentimenti che, come il philotimogreco, sono difficilmente traducibili. Per intenderci, non sto parlando “dell’arancia che rosseggia ancora sui sette colli”, o “der cuppolone” o “der fontanone” che si vedono in lontananza. La mia pretenziosità e alterigia non me lo consentono! No, parlo di un’emozione, il più delle volte piccola, che solo i romani nel profondo possono capire, passeggiando per la nostra città. A questa conclusione sono arrivato seguendo un pensiero della mia ragazza, cui sono andato dietro. Al pensiero…non alla ragazza! 

Scorcio di Piazza Sant’Egidio verso Vicolo del Bologna
Mi ha fatto notare durante un pomeriggio di luglio seduto ai tavolini all’aperto in piazza Sant’Egidio che “sì, Trastevere è bellissima con questa luce, con poca gente che passeggia, però se guardi bene questo scorcio non ha niente di così diverso da quello che potrebbero avere tanti altri centri città italiani. Si discosta parecchio invece dagli scorci davvero romani del centro”. Ed è dannatamente vero, come ho fatto a non pensarci? Sebbene spesso molti assimilino il concetto di Roma a Trastevere non è lì che va ricercata quella sensazione di vera e profonda appartenenza a Roma. È in centro. Lì si possono trovare vie e vicoli compresi tra grandi palazzi nobiliari i cui soffitti a cassettoni richiamano una grandezza e una serenità ancora in minima parte custodita da quelle strutture. Si respira un’aria che solo qui è possibile trovare. Un’immagine stupenda di quello che voglio dire è fornita da qualche fotogramma dell’Avaro, di Alberto Sordi. È un film comico, seppur della comicità estremamente delicata di un maestro, è vero. Si osservano alcune scene nel giardino del palazzo girate di prima mattina. La luce che attraversa quell’aria fresca e si getta sulle piante contornate di muratura chiara ed elegante, non ho mai capito perché, comunica parte di quello che io, a parole, non sono in grado di fare. Un po’ come attraversare Villa Borghese in autunno quando la terra umida tira fuori l’odore delle ghiande cadute dagli elci e dalle querce. Lo so, sarò matto, ma io quell’odore esatto lo sento solo a Roma. In nessun altro parco che abbia attraversato sinora l’ho percepito. Credo sia tutto riconducibile all’infanzia, odori, suoni, sensazioni e sapori che sono il nostro patrimonio e rimangono con noi per tutta la vita. Questi con buona probabilità sono alcuni dei motivi per cui trovo sempre molta difficoltà a pensare di dare l’addio definitivo a lei che, nel bene e nel male mi ha cresciuto.

Lo so sono diventato smielato, non è il mio stile, ma alle volte si sente il bisogno di comunicare anche qualcosa di più del semplice monito all’efficienza, alla buona mobilità e a dare una sistemata ai trasporti che, restano senza pensarci due volte una tragedia di questa città che in pochi riescono a comprendere fino in fondo. Il nostro nuovo sindaco per ora si è dimostrato piuttosto competente in materia, o quantomeno informato da persone in gamba. Ha snocciolato il tasso di motorizzazione cittadino con competenza, non buttando numeri a caso qui e là ma commentandoli appropriatamente. Ha detto, infatti, che obiettivo primario della sua amministrazione sarà di abbassare il tasso di un buon 20% passando quindi dagli attuali 978 veicoli per 1000 abitanti (978!!! Non so se…) a circa 780; perché, ha proseguito, non è pensabile arrivare a virtuosismi come quelli di Londra in cui si hanno all’incirca 378 mezzi per 1000 abitanti. Ha anche fatto una considerazione sulla popolazione attiva che non si sentiva da tempo per i saloni del Campidoglio. Speriamo che, nonostante la sua mancanza di “philotimo” romano, riesca a cavare qualche ragno dal buco.


Tasso di motorizzazione nella UE27
Un’ultima considerazione che mi sovviene mentre scrivo riguarda il prezzo da pagare per ottenere qualcosa. Tante menti elette hanno richiesto prezzi elevatissimi per la loro genialità. Cantanti, pittori, scienziati, politici, sovrani e via discorrendo. Che non valga la stessa cosa anche per Roma? Che non sia necessario avere questa mancanza di efficienza, questa lentezza pervasiva, questa sciatteria devastante per conservare l’attaccamento nei confronti della nostra città? Non voglio credere che sia così, non posso pensare che non ci sia modo di mediare alcuna misura. Per questo continuerò a battermi e ad applicarmi il più possibile per trovare questo compromesso.

PoliLinea – Federico Giubilei

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