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Isole filosofiche

C’è una tendenza da parte degli isolani a sentirsi particolarmente tranquilli, stoici. Colui che vive la sua isola possiede un potere non da poco, quello di conoscere, col tempo sempre di più, i confini del luogo in cui è, nonostante esso sia affacciato da ogni lato all’infinità del mare: si viene a creare una forma di intimità che combatte la paura dell’infinito, che sublima il senso di vertigine che nasce dal contatto con la totalità.

L’isola come un esilio volontario in cui abbandonare le proprie forze e ricreare una realtà “totale”, circolare dove, uscendo dallo stato di “normalità” lineare, poter riformulare le norme: l’isola rimarrà là come una creazione soggettiva, custode di malesseri, felicità e segreti.

Perché proprio l’isola? Perché la forma apparentemente circolare, delimitata non da confini territoriali imposti, ma naturalmente formatisi dal mare, spinge l’isolano, ed anche lo straniero, a vivere e conoscere sempre di più il luogo in cui è; a creare una nuova sfera sempre presente, una protesi isolata della propria realtà, in antitesi con il tempo lineare vissuto nella quotidianità, con il caos del progresso sempre rivolto ad un fine.

Filosofiche sono le isole anche proporzionalmente ai filosofi che le hanno vissute. Paradossalmente le isole del piacere, oggi, sono quelle in cui i grandi del passato si “isolarono”, o furono esiliati.

Chi l’avrebbe detto che Ibiza fosse anche l’isola di Walter Benjamin? Vi trascorse quasi nove mesi tra il 1932 e il 1933, a “Sa punta de Molì”, nella baia di San Antonio, dove trovò un rifugio per il pensiero dalle pressioni del regime nazista. Lì ricreò una sua isola mentale, un luogo in cui poter distendere il pensiero e ricaricare la sua forza d’espressione filosofica, in seguito alle persecuzioni dei regime nazista; pensare era la sua ragione di vita, essendo Benjamin  un timido – racconta l’amico Jean Selz, uno dei pochi che viveva sull’isola- e  l’isola così deserta era la sua cura. Proprio a Ibiza “studiò” gli effetti dell’hashish, e non solo, lamentandone un distacco dal proprio io razionale, dal pensiero rivolto al futuro: la realtà in quel momento cambia «è invece un esserci intessuti, una tela di ragno nella quale l’accadere del mondo è sospeso qua e là come vuoti involucri di insetti a cui è stata succhiata la linfa». Paradossalmente proprio a Ibiza.

Un’isola anche filosofica, tra i patrimoni dell’umanità per l’UNESCO, dove nell’estremo nord, intorno alla spiaggia di Benirràs, ancora risiede una della più antiche comunità hippy d’Europa: andiamoci una volta anche “dopo le chiusure”!

Ci sono due tipi di isole filosofiche: quelle la cui emozione nasce vivendole e quelle che basta vederle per provare emozione: si diche che Rimbaud, passando in barca di fronte a S. Elena, dove fu esiliato Napoleone, non riuscì a controllare la forza del pathos e si tuffò tentando di raggiungere l’isola, inseguito dal marinaio.

Queste sono le isole degli eroi e degli esiliati. Ventotène, per esempio, isola filosofica già di per sé, fu l’isola degli esilii femminili. L’imperatore Augusto ci abbandonò la figlia Giulia dopo averla accusata pubblicamente, con una lettera al senato, per aver condotto una vita disinibita e contro la morale e per aver violato ripetutamente la lex adulteriis: sposatasi prima con il cugino Marco Claudio Marcello, poi con il generale Agrippa, infine con Tiberio, Giulia intratteneva relazioni extraconiugali e si innamorò del poeta Iullo Antonio. Anche Tiberio accusò di immoralità la nipote Agrippina (maior), la quale lamentava un matrimonio di cui era stata crudelmente vittima, e la fece esiliare a Ventotene, dove morì di fame; anche Ottavia, ancora ventenne, fu fatta “svenare” dai sicari del marito Nerone a Ventotene: anch’essa una donna indipendente e insoddisfatta dalle ingiustizie, che per questo motivo venne punita nel silenzio dell’isola.

Secoli dopo a Ventotene furono confinati grandi personaggi antifascisti: Altiero Spinelli, Sandro Pertini, Luigi Longo, Ernesto Rossi e molti altri tra i quali Spinelli e Rossi nel ’41 redassero “Il manifesto di Ventotene”, documento politico e filosofico in cui veniva considerata necessaria la soluzione di una federazione di stati europei per poter preservare la civiltà e rendere l’Europa Libera.

Le isole più belle spesso sono quelle che hanno acquisito le storie dei loro ospiti, hanno formato la loro identità parallelamente a quella dei viaggiatori, o degli esiliati, diventando luoghi amati non solo per la bellezza della natura, ma per la pienezza delle storie.

C’è un’altra isola greca estremamente filosofica: l’isola delle grotte dell’Apocalisse, Patmos. (nel Dodecanneso) È l’isola dove si dice il teologo. Giovanni l’evangelista avesse scritto l’Apocalisse. Solo dopo vent’anni che l’ho vissuta senza pormi delle domande ho capito quanto la sua storia l’abbia influenzata: il contrasto tra il piacere e la spiritualità, tra la tradizione e le novità del progresso, tra il caos del porto (skala)e il silenzio del paese alto (dove c’è il monastero, chora), tra il sempre presente e la novità, è un contrasto totalizzante, in cui la completezza dell’isola si traduce nel sentimento di completezza interiore.

Anche dietro alle amate Eolie ci sono molte storie: una delle leggende racconta che fossero le isole di Eolo, “il dio dei venti”, il quale da Lipari riusciva a leggere nelle nuvole sopra il vulcano (forse di Stromboli) quale sarebbe stato il tempo di ciascuna e che per questo motivo diede il nome ad ognuna.

Dietro ad ogni piccola isola c’è una grande storia e più sono le storie e più l’isola diventa interessante, e anche se può sembrare essersi  snaturata per colpa del turismo e delle masse, in realtà basta tornarci tra un paio di mesi per vederne espressa la sua totalità, che giace proiettata in chiunque sia stato legato ad una sua isola. Forse per questo l’isolano non abbandona mai la sua isola.

Letteratura delle isole:
L’isola, Aldous Huxley (Mondadori)
L’isola del tesoro, Stevenson
L’isola di Arturo, Elsa Morante (Einaudi)
Sull’hashish, Walter Benjamin (Einaudi)
Il manifesto di Ventotene, A. Spinelli, E. Rossi (Oscar Mondadori)
Viaggio in Grecia, M. Heidegger (Guanda)
Il colosso di Marussi, H. Miller (Adelphi)
La nuova colonia, (in Maschere Nude), L.Pirandello (Garzanti)

Costanza Fino – PoliNietzsche

About Costanza Fino

Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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