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Olga Dogaru 1 Arte Moderna 0


Il processo di museificazioneche sta attraversando la nostra società, quella occidentale in primo luogo, è decisamente nauseante. L’arte è divenuta strumento principe per muovere o proteggere denaro. Si costruiscono musei, nove su dieci superflui, per rilanciare l’economia di una città in declino o di un quartiere poco frequentato, si comprano opere di artisti noti, ancor più oggi che il mattone non rappresenta la garanzia di sempre, per accaparrarsi beni da far fruttare nel tempo. Nelle borghesie metropolitane l’arte inizia a dar lavoro a molti. Un po’ perché ci si sente in diritto di approdare a questo mondo anche senza le minime competenze, una sorta di rifugio naif per pentiti studenti di legge, economia, lettere, medicina, odontoiatria, scienze politiche, moda, costume o architettura degli interni, un po’ perché è un settore che esalta le dinamiche clientelari così ben radicate nel nostro Paese. Tutto sommato mettere un figlio, nipote, amico, cognato, nuora, a svolgere un incarico all’interno di un museo, un’associazione culturale o di una fondazione è molto meno rischioso, a detta di molti, di quanto possa esserlo per un fondo di obbligazioni o per il cda di qualche importante società finanziaria.

Ma ecco che nel tinello di Olga Dogaru qualcosa è andato storto.

Tutto ha inizio il 16 ottobre del 2012 quando un gruppo di eroi riesce ad entrare di soppiatto nel KunsthalMuseum di Rotterdam e a trafugare un bottino pari a 200 milioni di euro. I quadri rubati fanno parte della collezione Triton, del miliardario Willem Cordia e di sua moglie. Scompaiono in una sola notte tele di Monet, Gauguin, Matisse, Picasso, Freud. Ma nella protestante Olanda il furto è cosa seria e poco dopo i banditi vengono rintracciati uno ad uno. Si scoprirà che la banda è composta per almeno il 50% da rumeni. E questo a noi interessa proprio perché ci avviciniamo alla nostra Olga.

Nel villaggio di Carcaliu– Romania – (non saprei neanche dirvi se quello che Google ha individuato dopo averlo digitato sia effettivamente il posto che cercavo) Olga Dogaru lotta contro il tempo. Il figlio è stato oramai arrestato ma la polizia non è ancora in possesso della refurtiva ed è convinta che proprio quella che porta a Carcaliu sia la pista giusta. Ma come ben saprete, una madre è disposta a tutto pur di proteggere il proprio bambino. Ed ecco il colpo di genio. Olga nella sua semplicità di donna di casa, poco avvezza alle masturbazioni da intellettuale pseudoartista, dotata di una concretezza necessaria per governare la casa ed i figli, e dotata anche di un forno niente male, quello che qualsiasi casalinga vorrebbe avere per preparare sublimi piatti il giorno di Natale, decide che è ora di sbarazzarsi di questi quadri così ingombranti e tutto sommato così incomprensibili ai suoi occhi.

Uno ad uno, da Freud a Matisse, da Monet a Picasso, finiscono tutti nel forno di Olga.

Non sono pochi gli scettici riguardo questa versione dei fatti, troppo semplice sostenere di aver immolato le tele per proteggere il figlio, tele di questo valore saranno già in qualche caveau ben al sicuro, in quel forno al massimo saranno finite delle copie. Ma in realtà, dalle prime analisi, la cenere presente nel forno sembrerebbe appartenere a materiale risalente almeno a cinquant’anni fa.

Di tutta questa storia, così vera e così surreale, un momento in particolar modo mi piacerebbe rivivere. La scelta dell’ordine secondo il quale Olga decise di bruciare le tele. Ho come il presentimento che non potesse capire come quelle tele, tutto sommato così strane, a volte sgraziate, potessero giustificare quel gran trambusto che il furto aveva scatenato

“Figlio mio, guarda in che bel guaio ti sei cacciato. E tutto questo per quattro pastrocchi. Ma cosa avranno di così speciale? Meglio i ricami della vicina, quelli si che valgono una fortuna”.

Mi piace immaginare che Olga abbia iniziato proprio da Picasso e dalla sua “Testa di Arlecchino”, perché in fondo a Lei quel faccione da psicopatico, ritratto in modo così grossolano e caricaturale, proprio non piaceva.

A conti fatti Olga si è comportata con l’arte come l’arte si è comportata con Olga, fregandosene altamente l’una del giudizio dell’altra e viceversa. 

Non saprei delle due chi ha commesso il crimine contro l’umanità più grande ..
PoliLinea – Jacopo Costanzo 


  

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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