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Assolutamente liberi e responsabili? Robert Kane e il libertarianesimo

Una delle questioni metafisiche effettivamente più interessanti del dibattito filosofico riguarda il significato di parole come «responsabile» e «libero». Ciò acquista rilevanza pratica nelle aulee di tribunale, dove la partita si gioca sul fatto che ad una precisa persona sia attribuibile una certa azione morale. Siamo liberi o no?

Le possibilità sono molteplici: un filosofo può avere una posizione a favore o contraria al libero arbitrio. Può poi sostenere o meno un determinismo fisico nella realtà. Chi nega la libertà avrà due vie. Una è il determinismo forte, secondo cui non solo non vi è libero arbitrio, ma tutto è determinabile secondo leggi fisiche prestabilite; l’altra è l’incompatibilismo forte, che elimina la possibilità che leggi fisiche stringenti e opzione di scelta possano coesistere nello stesso universo. Chi invece pensa l’essere umano in quanto dotato di scelta, potrà scegliere di sostenere una posizione compatibilista, se leggi determinate e libertà possono essere compatibili, oppure libertariano se partiamo dal presupposto di essere assolutamente liberi e responsabili.

Di quest’ultimo avviso è il filosofo americano Robert Kane (Boston 1938, University of Texas at Austin), per il quale prima di tutto l’esistenza di possibilità alternative (alternate possibilities) e la loro incompatibilità con il determinismo sono le condizioni irrinunciabili per essere definiti liberi. Il nodo centrale è che per avere davvero scelta, bisogna essere ultimamente responsabili delle nostre azioni.

La possibilità della scelta però non è sufficiente. Potremmo infatti avere due o più opzioni, ma essere determinati strettamente ad una specifica soluzione! Per essere davvero responsabili di noi stessi, secondo Kane, dobbiamo aver avuto – prima dell’atto di scelta – dei momenti chiamati azioni di auto-formazione (self-forming actions). Insomma, la libertà risiede nella nostra capacità di aver determinato autonomamente, tramite svariate scelte nel corso degli eventi, la nostra attuale opzione. In parole povere, ci siamo creati la catena che ha portato alla nostra situazione attuale e alla nostra reazione, non c’entrano nulla cose come Dio o l’ambiente circostante.

Kane pone il caso del cecchino che mira e preme il grilletto sparando al presidente di un’ipotetica nazione: anche nel caso in cui il dito gli tremasse per un tic nervoso e partisse involontariamente il colpo, egli è sempre e comunque responsabile di quello che ha fatto, avendo determinato liberamente tramite le scelte precedenti quell’azione (per esempio, comprare il fucile, pianificare da dove sparare, sviare l’attenzione della polizia, ecc). Da questo consegue l’esigenza di un minimo controllo razionale su tutto ciò che decidiamo. Per avere tale controllo bisogna – inevitabilmente – ammettere che vi siano alternative nei nostri percorsi decisionali.

Anche quando parliamo dei processi biochimici del cervello, i quali ci spingono a compiere certi atti, si presenta un’indeterminatezza quantica che lascia un margine di “vaghezza”: tra i vari processi occorrenti viene data priorità ad uno di questi rispetto agli altri. I vari fattori esterni possono fungere da “interferenze”, ma la selezione dello stato fisico che porta alla scelta rimane comunque indeterminato.

Possiamo essere certi e contenti di avere sempre una possibilità di scelta nelle nostre vite, riguardo a chi siamo, a che cosa facciamo e chi saremo secondo Kane. Un po’ meno contenti se siamo noi gli imputati in una causa legale.

Una bibliografia minima: John Martin Fischer, Derk Pereboom, Manuel Vargas, Four Views on Free Will, Oxford, Blackwell 2007

Alessio Persichetti

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