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You don’t have to mind father time mother nature

Al giorno d’oggi altri candidati a raccogliere questa eredità potrebbero forse essere J.J. Abrams e Peter Jackson, ma entrambi sono decisamente più a loro agio nel mainstream di quanto non lo fossero i nomi succitati, e Del Toro, che per altro in America lavora ad intermittenza, li ricorda sicuramente da più vicino. Il suo ultimo film, Pacific Rim, è da poco sbarcato nelle sale di tutto il mondo, ed è ad oggi il suo progetto di gran lunga più economicamente impegnativo, con un budget di peso, una campagna promozionale in grande stile e un’aspettativa di rientro proporzionalmente sostanziosa.

Come sicuramente avrete capito dagli innumerevoli manifesti che tappezzano ogni angolo di Roma, il film parla dello scontro tra mostri giganti provenienti da un’altra dimensione, i Kaiju, e i robot costruiti dall’uomo in un disperato tentativo di resistere all’invasione, i Jaeger.
C’è francamente poco da aggiungere a questo mini-riassunto, un po’ perchè i personaggi e le situazioni del film sono esattamente quelle che vi potete aspettare, un po’ perchè sulla sceneggiatura si può tranquillamente stendere un velo pietoso che nemmeno il grande Idris Elba riesce a squarciare.

Il piatto forte del film è ovviamente un altro, dunque siate avvisati che se entrate in sala con aspettative anche solo marginali riguardo tutto ciò che non coinvolge enormi macchine antropomorfe nell’atto di flagellare colossali creature dello spazio profondo resterete delusi.
La flagellazione d’altra parte è tutt’altro che insoddisfacente, e anche se Pacific Rim può risultare a volte un elaborato collage di suggestioni che non saranno nuove a qualsiasi nerd degno di queso nome, il film è nel complesso cromaticamente e cineticamente apprezzabile.

Il punto di riferimento più evidente è chiaramente l’animazione giapponese, che delle mazzate tra robottoni e alieni ha fatto una forma d’arte ormai da decenni. Neon Genesis Evangelion, mi dicono, è stato citato dallo stesso Del Toro come fonte d’ispirazione, e non si fa assolutamente fatica a credergli assistendo alle spettacolari scene di combattimento in computer grafica. La fisicità degli impatti tra i corpi, il caleidoscopio di colori mentre le città vengono distrutte e i lampi nel buio quando il combattimento ha luogo a largo della costa di Hong Kong sono uno spettacolo assolutamente degno di nota, architettato con un occhio quasi pittorico per le macchie di colore che attraversano lo schermo e ipnotizzano lo spettatore nei momenti di maggior concitazione.

Degno di nota anche il gusto un po’ retrò del regista in fatto di scenografie d’interni, gusto che potrà risultare un po’ poco al passo coi tempi, ma che dona l’usuale retrogusto fumettistico ad un film che in altre sedi invece fa di tutto per risultare rigido e borioso, nella peggiore tradizione dei disaster movies militareggianti a stelle e strisce.

Ho già detto come ci sia ben poco da approfondire riguardo alla scrittura del film, ma vale forse la pena far notare come, nonostante alcuni tentativi perimetrali di donare al film una sensibilità meno machista e militarista, a livello contenutistico Pacific Rim non si discosta in maniera nemmeno lontanamente sufficiente dai Transformers di Michael Bay per giustificare la differenza in fatto di accoglienza critica che gli è stata riservata. Questo vuole essere più un endorsement del buon Michele che non una sferzata nei confronti di Guglielmo, ma ogni tanto bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare perchè è ridicolo che un regista di talento venga considerato l’uomo nero del cinema internazionale quando dei mediocri della peggior specie girano il mondo raccogliendo statuette e targhe tra ali di “folla” festante.

Tornando a Pacific Rim, e concludendo, il film funziona dove è importante che funzioni, e pur constatandone l’encefalogramma piatto, con le giuste aspettative può risultare senz’altro gradevole. Avvicinarsi con cautela.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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