Home / Moda / The Royal Baby: point of view

The Royal Baby: point of view

E’ nato il Royal Baby.

C’è chi direbbe immediatamente echissenefrega, ma noi ci limitiamo intanto, alle nostre più sentite felicitazioni.
Il nuovo erede al trono d’Inghilterra è maschio, il parto, per chi non si fosse interessato troppo alla vicenda, è avvenuto presso la clicinca St. Mary’s di Paddington a West London, la stessa dove aveva partorito anche la mamma di William e Harry, Lady D. .Sono state 8 le ore di travaglio necessarie alla duchessa di Cambridge, Kate Middleton, per sfornare il suo primo pargolo. Pesa 3 kg e 800, e il suo nome è George (Alexander Luis).Il comunicato ufficiale della Casa Reale inglese assicurava che «Il bambino e la mamma stanno bene», la foto dell’annuncio ufficiale è stata pubblicata sul profilo Instagram del palazzo reale britannico (interessane scoprire che ne esista uno) e ne sono tutti lieti: la regina Elisabetta II, il duca di Edimburgo Filippo, il principe del Galles Carlo, la duchessa di Cornovaglia Camilla, il principe Harry e le famiglie sono «felicissimi».

Margharet Rhodes, cugina 88 enne della regina Elisabetta, invece ha esordito cosi :
“ Alla fine un figlio lo fanno tutti.”

Cosa vera senza dubbio, come è altrettanto vero che non tutti, come Il Royal Baby, saranno i terzi in linea di successione al trono dello United Kingdom ( dopo il nonno, il principe Carlo e il padre, il principe William). Di qui la diatriba sull’importanza mediatica della notizia, quella che le attribuiscono i tabloid e quella che ne trae l’opinione pubblica. La netta “spaccatura”, che ha ispirato l’idea del theGuardian di lasciare ai suoi lettori online la possibilità di scelta tra due diversi articoli riguardanti la faccenda : quello per i più romantici e quello per i più cinici. Ci da un’idea della distanza tra i punti di vista.

E mentre su twitter impazzavano i cinguetti e le indiscrezioni sul toto-nome ieri svelato, c’è chi ha creato l’ashtag #bornEqual e chi fa un po’ di “conti” ; conta per esempio che Londra, la capitale dell’ex Impero britannico “vanta” il più alto tasso di mortalità infantile, pare. Che ogni giorno in Gran Bretagna nascono 330 bambini in condizione di povertà e ad aspettarli invece di 41 salve di cannone per accoglierli, ci sono solo le elemosina di quel che resta del Welfare. Poi per fare discorsi più generalisti, anche se potrebbero puzzare di inutile perbenismo doppiamente bigotto, data l’antitesi scomposta alla base del malcelato sogno di una qualsiasi madre borghese, che nella parte più insita della sua mente, desidera un futuro da Middleton per la sua primo genita, ma che dall’altra parte bada anche al sociale perché fa tanto “borghesia”. Si potrebbe allargare a quella realtà più grande, che dovrebbe ricordarci che ogni giorno nel mondo, sparsi nei 5 continenti, dove gli stessi Reami del Commonwealth contavano le loro numerose ex colonie, per colpa in gran parte lasciate da quel cancro storico che non riguarderemo in questa sede, ma che tutta via citeremo frettolosamente chiamandolo semplicemente colonialismo, muoiono 26.000 bambini più giovani di 5 anni al giorno (nei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo).


Noi non siamo qui a fare ne i perbenisti (mai) , ne gli snob(letteralmente parlando sinenobilitate, senza nobiltà). Perché crediamo che a differenza di chi si appesantisce trattando con sdegno la faccenda; chi vuole sognare, leggendo dal parrucchiere i giornaletti glitterati, immaginarsi per un’istante al posto di quella coppia, il Principe e la ragazza della porta accanto, nel ricordo di una favola moderna, che già una volta è stata spezzata dalla crudezza della realtà e alla quale non è stato concesso un lieto fine, va lasciato sognare. Perché c’è tanto bisogno di sognare, di indurre ai sogni, almeno quanto c’è bisogno di soffermare l’attenzione su quant’altro c’è di più serio, in Inghilterra come nel Mondo. Però non ci si può ridurre sempre al cinismo e alla rabbia delle proteste e delle recriminazioni. Fa male essere troppo seri.
Quindi è plausibile chiedersi “ è giusto parlare cosi tanto di un bambino solo? ”

Certo, nel frattempo i più perfidi fantasiosi come me, mentre gli allibratori fino a ieri bancavano le scommesse sul nome del bebè, si dilettavano invece ad immaginarsi il confronto tra le conversazioni intavolate a riguardo, da quattro incipriate signore in una qualsiasi sala da thè di Chelsea , e quella di quattro giovani militanti dell’ IRA nell’ Ulstér. Ognuno avrà decisamente il suo punto di vista e le sue opinioni, tutti ne hanno manifestate a riguardo .

 

Ma il diretto interessato, il Royal baby, cosa pensa della sua nascita privilegiata, del mondo in cui viene catapultato, della sua lotteria genetica, della civiltà pregressa che lo posa su un piedistallo senza domandare ? Nessuno se lo chiede.

 

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

Check Also

Stati Uniti d’America: cronaca di un paese perennemente in guerra con qualcosa

Come per la maggior parte delle nazioni o degli imperi del mondo, la storia di ...