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Morphine: esperienza baritona

Se il mio nome fosse stato Mark Sandman, fossi nato a Newton in Massachsets probabilmente avrei riso se mi avessero detto che sarei morto su un palco di un paese italiano sconosciuto. Invece, Mark Sandman morì il 3 Luglio 1999 a Palestrina per un infarto che lo colpì mentre si esibiva con la sua band, i Morphine.

I Morphine non erano una band qualsiasi. Nati nel 1990 da tre band già note nell’underground di Boston nacque l’atipica formazione che vedeva oltre a Sandman, impegnato fra la voce e il suo basso a due corde, Dana Colley al sax baritono, e infine la batteria prima di Bill Conway, poi di Jerome Deupree. Un trio atipico insomma. Un trio a cui, sulla carta, manca la spinta di uno strumento melodico, tanto che i tre si affidano o ai dialoghi fra basso e sax, o agli scarni temi di Colley. E’ proprio da questa anomalia che nasce l’interesse di una delle band più interessanti degli anni ’90.

Riprendendo idealmente l’essenzialità pura dei primi jazz e bluesmen, rifacendosi alle tirate esperienze live del rock n’ roll, creando un’aura di noir grazie anche ai temi del sax baritono i Morphine con il loro esordio Good (1993), sintetizzano le esperienze new wave a quelle afro-americane provenienti di blues e jazz, con meravigliose fastasie ritmiche che ora stridono con le cupe soluzioni di basso e sax, ora accompagnano le suadenti scelte tematiche. La formazione stravagante obbliga la band a affrontare il song-writing svincolandosi da tutto ciò che il rock aveva proposto sino a quel momento; non è certo l’occhio che la band ha alle radici del rythm n’ blues a creare un riferimento confortante per l’ascoltatore.

Il vero capolavoro della band arriva sempre nel 1993 con Cure for Pain, in cui il trio, ora con Jerome Deupree alla batteria, si avvicina con più decisione alla forma canzone, smussando solo alcune delle asperità presenti nel precedente album. A farla da padrone è il sassofono di di Colley, questa volta accompagnato da arrangiamenti più attenti e corposi. Lasciato da parte il minimalismo i Morphine riescono a conservare il loro sound ritmico, acre, e vagamente deprimente. Forte della programmazione nei college americani, l’album riesce a raggiungere un buon numero di copie vendute, diventando il miglior album alternative di quell’anno per Rolling Stones.

L’ultimo album di cui parleremo è Yes, ultimo disco del periodo imprescindibile della band di Boston. Uscito a due anni dal miracoloso Cure For Pain, quest’album lascia da parte le atmosfere ora sensuali, ora noir dei primi due album per infierire sull’ascoltatore con un disco incalzante, che ricama un sound del tutto originale su ritmiche che richiamano, ad un orecchio attento, il primo, selvaggio rock n’ roll. Le atmosfere dolenti dei due predecessori mutano in questa sorta di rielaborazione rabbiosa del loro sound, nuova prova dell’estremo talento del trio americano.

Non vi parleremo né del deludente Like Swimming, né dello splendido The Night, uscito dopo la morte di Sandman, dando come assunto che sono i primi tre album a conferire la giusta misura del valore di questa straordinaria esperienza musicale.

 PoliRitmi-Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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