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It make me wanna grab the nine and the shottie, but I gotta go identify the body

Non penso di avere opinioni particolarmente rigide ma, principalmente a causa della mia scarsa propensione a riguardare la maggior parte dei film, non ho trovato materiale sufficiente per una ritrattazione in piena regola. Non credo che il piacere tratto da un’esperienza sia, nella maggior parte dei casi, un motivo sufficiente per cercare di ripeterla, e la cosa vale in particolar modo per un film che sarà (quasi) sempre esattamente lo stesso che abbiamo visto giorni, mesi o anni prima. Spesso si dice che il marchio dei grandi film, e più in generale delle grandi opere d’arte, sia la capacità di offrire nuove prospettive e nuovi approcci allo spettatore ad ogni nuova visione, e sebbene questa frase fatta sia in linea di massima condivisibile, credo anche che le circostanze in cui la visione -la prima come la ventesima- ha luogo siano di gran lunga più importanti, ed è per questo che nei casi in cui per un motivo o per un altro sento la pulsione -non saprei definirla altrimenti- di rivisitare un film, cerco di assicurarmi che il mio stato psicofisico sia il più favorevole possibile.
Ovviamente cerco di mettermi nelle condizioni migliori per qualsiasi pellicola; evito di mettermi a vedere un film a cui sia anche solo lontanamente interessato (ossia la maggior parte di essi) a meno che non mi trovi in condizioni psicofisiche adeguate, faccio in modo di procurarmi la versione con la miglior possibile qualità dell’immagine e di accaparrarmi lo schermo più grande presente nel mio raggio d’azione.
Quando faccio un secondo giro queste attenzioni sono però ulteriormente accentuate perché, mancante una delle più forti motivazioni alla visione (ossia il non aver visto la pellicola in questione), la mia volontà di voler comunque dedicare tempo ed attenzione alla questione sottintende un senso di incompiutezza e una necessità di portare in qualche modo a termine un percorso che non ero riuscito a considerare concluso la prima volta.
Non sono i film che ho amato in maniera particolare, infatti, ad essere i più frequenti beneficiari di questo trattamento privilegiato, bensì quelli che mi hanno più lasciato dubbi, o la sensazione di un potenziale irrealizzato, e tendendo a scrivere di film su cui la mia opinione sia il più possibile formata, non dovrebbe essere una sorpresa troppo grande l’assenza di casi su cui sono stato portato a concedere una seconda chance.
Per non venir completamente meno ai miei doveri di redattore in questa settimana tematica ho però pensato di presentare un paio di casi notevoli di film, uno riguardo al quale ho cambiato radicalmente idea con una seconda visione, e uno che, contro ogni ragionevole previsione, non ha beneficiato dalla ripassata.
Il primo film in questione è In The Mood For Love. Il capolavoro di Wong Kar Wai è probabilmente il caso più egregio di un completo dietro-front che mi sia capitato di fare. Lo vidi la prima volta giovincello, e in un periodo di particolare appagamento sentimentale che probabilmente fu d’ostacolo all’apprezzamento della straziante e tragicomica malinconia che lo pervade. Rivisto anni dopo è stata una rivelazione: sensorialmente lussureggiante, ai limiti dell’appagamento fisico, eppure così svampito e casual, una vetta di livello assoluto.
La seconda pellicola è Vertigo (La donna che visse due volte in Italia), film di Hitchcock recentemente “eletto” miglior film della storia dall’autorevole sondaggio della rivista Sight & Sound. Come potreste non sapere, se Hitchock non è il mio regista preferito ci va molto vicino, ed è quindi con un certo sgomento che più volte ho dovuto constatare come uno dei suoi film più acclamati non rientri nelle mie preferenze. Troppo macchinoso per funzionare come mistero, troppo furbetto e subdolo per sortire un vero impatto melodrammatico (e diciamocelo, Kim Novak non è certo un genio della recitazione), Vertigo è un film riguardo al quale non ho mai saputo che pesci prendere e che mi ha deluso più volte e in diverse fasi della mia vita. Ne ho il blu-ray, dunque un’ultima chance la riceverà in un futuro non so quanto prossimo, ma questa volta non gli permetterò di tradire aspettative che non potranno che essere molto basse.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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