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Festival

L’autunno inizia con i Festival, terapia d’urto da rientro per cui nonhai tempo per pensare a dove sei, al fatto che all’improvviso sei stato catapultato in avanti dalla spiaggia deserta fin qua, nella tua nuvolosa routine romana/milanese/londinese.

Tenere occupato il cervello è il modo migliore per sconfiggere l’ansia del ritorno, dell’eterno ritorno all’eterna routine, che ora non siamo pronti ad accettare ma che in fondo tra un paio di mesi ci piacerà tanto. Per cui tutto ciò che è Festival giunge a colmare i vuoti del passato più prossimo.

Festival come insieme di festose attività impegnate come rivenditori di Prozac a darti qualche scarica di felicità e di attività celebrale sana, visto che ormai anche il lavoro fa fatica a rimettere presto in moto i tuoi neuroni rilassati. In questo caso ancor più di cervello si dovrebbe parlare di riflessione, di concentrazione dell’attenzione su qualcosa d’intelligente, di adatto a ricominciare con una marcia alta.

Festival a settembre sono le nuove serie su Sky (mi dicono.. ), è il campionato che è riiniziato, è stata la Biennale del Cinema di Venezia (i premiati: http://www.labiennale.org/it/cinema/news/07-09.html) ed è il Festival di Toronto da poco iniziato (http://tiff.net) con a seguire tutti quei film che ci spareremo fino a quest’inverno senza accorgerci che il meteo dell’i-phone ci sta palesemente fottendo.

Festival sono anche gli appuntamenti del giovedì con le migliori amiche, sono gli ultimi Festival musicali intelligenti (i migliori: Portmeirion-North Wales, 13-15 Settembre: http://www.festivalnumber6.com; Amburgo, 25-28 Settembre: http://www.reeperbahnfestival.com/en/; Milano, 12-22 Settembre: http://www.elita.it/#) e il ritorno alle ubriacate cittadine quasi sane.

Ma soprattutto sono quei Festival di cultura che ancora oggi in Italia si reggono in piedi: della Mente (appena finito…), della Letteratura (idem..), dell’Integrazione tra Culture (San Vito lo Capo, 24-29 Settembre, http://www.couscousfest.it/index.php/programma-ccf).. e della Filosofia (Modena/Carpi/Sassuolo, 13-14-15 Settembre, http://www.festivalfilosofia.it/2013/).

Ormai siamo abituati a condividere artificialmente tutto con tutti, per questo i Festival sono anche l’alter-ego dei social network: sono interazione pura, sono i party liberatorii del cervello. E sono anche carburante che riempie i vuoti della fine della stagione (vedi l’African Music Festival di Londra, 13-22 Settembre: http://www.joyfulnoise.co.uk).

Però, siccome oggi, mercoledì, vorrei parlare di filosofia, torno sui binari.
Bene, quest’anno anche  il Festival della Filosofia sembra aver preso una piega terapeutica. Il tema è l’amore. Tabù? Un po’ tabù. Segnale d’allarme? Anche. Richiamo di massa anti-crisi? Pure, forse.

Ma ad altissimo contenuto catartico. Specifichiamo, catarsi non c’entra solamente con l’amore di per sé. La catarsi (dal greco katharsis κἁθαρσις, “purificazione”) stravolge e ricostruisce il proprio animo in toto, poiché attraverso l’immedesimazione in vicende tragiche, o almeno peggiori delle proprie, ci si libera, ci si purifica. Il metodo catartico, che Freud riprende negli studi sull’Isteria dalla Poietica di Aristotele (dove le rappresentazioni tragiche avevano il ruolo di purificare gli spettatori dal male), sembra essere una terapia d’urto contrapposta -sebbene altrettanto sentimentale- a quel senso di vertigine masochista di cui parla Kundera nell’Insostenibile leggerezza dell’essere.

“La vertigine potremmo chiamarla anche ebrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare ad essa. Ci si ubriaca della propria debolezza”. Catarsi come sublimazione del proprio sentimento, attraverso il sentimento di un altro che, fattosi arte, si presta ora ad essere fruito mentalmente come oggetto in cui rispecchiarsi; per poi purificarsi dal male contenuto in esso.
Non è una mera forma di utilitarismo anti-kantiano questa, quanto è invece una forma di condivisione sana: l’Altro (soggetto o autore del libro, in questo caso) non è “usato come mezzo” ma è insieme soggetto e oggetto di condivisione.

Da questo rispecchiamento nasce la comprensione, la stessa a cui Lacan si riferisce in seguito al superamento della sindrome infantile dello specchio; la comprensione, di fronte allo specchio, di essere l’insieme di tutte le parti del proprio corpo, un’unità.

Il sentimento, dalla sua parte, attrae il sentimento per giungere a una sua risoluzione -una sintesi- che lasci comprendere il quadro d’insieme.

In questo caso al Festival di Mantova l’argomento di “fruizione”, il “mezzo” per giungere alla sintesi e su cui sperimentare la catarsi, è proprio l’amore.

Alain Badiou, filosofo e commediografo francese vivente, ha scritto che non si può essere realmente filosofi se non si conosce l’amore –e il Festival della filosofia sembra averlo preso alla lettera (forse preferirei buttarmi dal paracadute in questo momento -l’adrenalina che nasce dal superare una paura fisica non è forse altrettanto vivificante?).

Tuttavia il programma di questo Festival non sembra da poco, non è roba da femminucce (o almeno non sembra.. http://www.festivalfilosofia.it/2013/programma.pdf).

E rispetto a Bridget Jones con barattolo di Ben & Jerry’s e sigarette, questo sembra un buon modo “alternativo” per colmare i vuoti della fine, un piacevole sforzo di comprensione in un contesto in cui la nostra ragione etica è messa duramente alla prova dalla molteplicità e l’incoerenza di giudizi riguardanti la Guerra e la Pace, alla quale non farebbe male cogliere spunti per essere riempiti di senso.

Costanza Fino – PoliNietzsche

 

About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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