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Quattro storie celebri per quattro indumenti essenziali che hanno fatto la storia dell’abbigliamento maschile e del fascino dell’uomo

 

prince mikeIl Blazer

Forse non tutti sanno che il Blazer, la giacca da club rigorosamente blu e dai bottoni d’oro, comunemente indossata con i pantaloni beige (abbinamento inventato dal celebre dandy Lord Brummel) da sempre simbolo di contemporanea e disinvolta eleganza deriva, come molti capi d’uso comune nel guardaroba maschile, dall’abbigliamento militaresco. Il primo vero Navy blazer, come venne battezzato, fu creato nel 1873 per l’equipaggio di una fregata inglese, la HMS BLAZER, in occasione della visita della Regina Vittoria. Sua Maestà apprezzò a tal punto l’eleganza della giacca, da decretarne la messa in uso per tutti gli equipaggi della Royal Navy. Non è un caso infatti che la ditta Gieves & Hawkes, tradizionale confezionatrice di divise per la marina,sia tuttora un’ autorità in questioni di blazer. Da l’uso militare, il blazer passo nel XIX secolo a divisa ufficiale indossata dai membri dei circoli di canottieri d’Inghilterra, e di conseguenza si diffuse nel resto del mondo fino a diventare d’uso comune, formale e informale; come dimenticare l’avvocato Agnelli che adorava indossare il blazer sopra ai blue jeans stirati con la piega e i mocassini da guida con i chiodini.

Il Trench

Molti quando pensano al Trench, materializzano subito Bogart che sulla pista tetra e nebbiosa di Casablanca dice ”Buona fortuna bambina”: ma non si soffermano sulla semplice traduzione. L’anglofono Trench infatti, non vuol dire altro che Trincea. E’ nel 1901 che il Ministero della Guerra inglese decide di dotare la fanteria di sua Maestà di questo tipo di cappotto idrorepellente, che diverrà famoso durante la guerra di logoramento nelle trincee sul fronte orientale nella WWI. Da lì il comune modo di chiamarlo: Cappotto da trincea. I primi modelli furono firmati da una maison che ne fece la sua fortuna ed icona: Burberry, che nel 1870 aveva brevettato il gabardine: una stoffa di lana impermeabilizzata, tessuta in diagonale “a spina di pesce”, per fare in modo che le gocce di pioggia scivolassero via. Burberry sarà poi seguita da Aquascutum, che invece ricevette l’appalto per ideare i cappotti della Royal Flying Corps (madre della più nota RAF).

Tutto merito del chimico Charles R. Makintosh che saldando due tessuti di lana con caucciù sciolto in nafta, già nel 1823 aveva brevettato l’impermealizzazione. L’entrato in uso civile, il suo successo nella vita comune come capo spalla penso debba attribuirsi semplicemente al fatto che in Inghilterra non abbia a tutt’oggi mai smesso di piovere(e non solo li). Un ultima curiosità: il Gambardine deve probabilmente il suo nome all’origine romanticamente letteraria; lo si trova infatti in un verso di Shakespeare, che recita “I hid me under my gabardine for fear of the storm” – “mi nascosi sotto il gabardine per paura della tempesta”.

Lo Smoking

C’è una storia tutta americana che narra che in verità quello che noi chiamiamo comunemente Smoking, e che Mussolini pretese di chiamare per un determinato di tempo “giacchetta da sera”, sia stato indossato per la prima volta nel 1886, da un tale Griswold Lorillard magnate del tabacco, per recarsi precisamente al Tuxedo Club nel New Jersey, e che al suddetto club sarebbe stato intitolato il nome “tuxedo” e la sua abbreviazione gergale e “tux” (il modo di chiamare lo smoking negli States).

Un’altra storia, inglese tanto per cambiare, narra che nel 1865 in una sartoria di Londra chiamata Henry Poole & Co. sia stata confezionata una giacca creata appositamente per il Principe di Galles Edoardo VII con le stesse specifiche. Il principe Edoardo desiderava una giaccia da fumo che non lo impacciasse, ma che fosse allo stesso tempo estremamente elegante: i sarti ovviarono tagliando le code ad una giacca da frac. Sebbene la paternità di questo e rimanga celata dagli anni, dalla distanza che ospita l’oceano Atlantico e da un’intermittente rivalità tra ex coloni ed ex imperialisti, sembra evidente che l’origine di questo capo sia prettamente legata alle giacche da fumo che un tempo i gentiluomini usavano indossare per proteggere gli abiti dell’odore del tabacco nelle sale da fumo; quei ritrovi soffusi e molto british dove i rampolli dell’alta borghesia e dell’aristocrazia si ritiravano dopo cena a fumare sigari cubani, bere brandy e conversare dei propri altolocati interessi.

I Blue Jeans

A quanto pare, in fatto di legwear almeno possiamo vantarci di aver inventato il tessuto per i “calzoni” più famosi della storia. La fabbricazione degli american blue-jeans ,come è forse più noto,sarebbe da attribuire infatti alla Repubblica marinara di Genova, che storicamente vantava la virtù di essere esportatrice nel mondo di una pregevole tradizione tessile. Centro nevralgico dell’importazione e dell’esportazione via mare, pare che già nel XV secolo venisse prodotto un tipo di fustagno di colore blu che veniva esportato attraverso il porto antico di Genova,una sorta di “tela blu”, che veniva adoperato per confezionare i sacchi per riporre le vele delle navi.

Da qui proverrebbe il termine inglese blue-jeans che si ipotizza derivi a sua volta direttamente dalla frase bleu de Gênes ovvero blu di Genova, en francais, la lingua diplomatica prima diffusasi a livello internazionale rispetto all’inglese. Secondo altre fonti questi resistenti e duraturi pantaloni da lavoro che venivano indossati dai marinai genovesi, erano stati ideati e confezionati si nella città di Genova, ma con tela di Nîmes (da li demin) di color indaco. Fu in ogni caso un americano nel 1853,a produrre e vendere in massa dei pantaloni di tessuto demin a tutti coloro che necessitavano di calzoni resistenti quando in seguito alla scoperta dell’oro in California, si manifesto il boom dei cercatori. Quell’uomo rispondeva al nome di Levi Strauss.

Vedere un uomo ben vestito di questi tempi è più che raro, è commovente. Eppure bastano un paio di pantaloni da cercatore d’oro vissuti all’aria aperta, e non già usurati quando escono dalle boutique. Un Blazer blu ben confezionato dai bottoni spavaldi e dorati, non giacche fascianti e sgargianti da metrosessuali. Una camicia bianca semplice e un paio di mocassini da college ben lustrati. La marzialità dell’essenziale è più che elegante, è eterna. Il resto va lasciato al fascino.

 

 

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

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