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Feed the fire with the vile and let sincerity rule

Mi è già capitato su queste pagine di scrivere di Takashi Miike, lo spiazzante ed estremamente prolifico regista nipponico a cui dobbiamo alcune delle pellicole più intense, squilibrate e inquietanti dell’ultimo ventennio. Il caro Takashi è sicuramente uno dei miei registi preferiti di ogni tempo, ma era da qualche anno che la sua produzione stentava a raggiungere certi picchi che in passato erano normale amministrazione, e mi ero ormai quasi rassegnato all’idea che il meglio fosse passato. Quest’estate però ho comunque deciso di aggiornarmi su un paio dei suoi ultimi lavori e, come a questo punto sospetterete, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel ritrovare un Miike in formissima, come non capitava da parecchio.
Collegare la sensazione di piacere ai film che ho visto è in realtà abbastanza temerario visto di che razza di pellicole si tratta, ma avrete capito cosa intendo. Trattasi di un musical isterico e un horror col senso dell’umorismo, due tipi di pellicola non inediti nel canone miikiano, eppure specialmente il primo di questi due film riesce pienamente nell’ardua impresa di lasciare lo spettatore a domandarsi per parecchio tempo dopo i titoli di coda esattamente cosa sia successo nelle ultimo paio di ore.
The Legend of Love and Sincerity racconta la storia di una ragazza di buona famiglia innamorata di un teppista che, nonostante i di lei tentativi di elevare la sua condizione socio-morale, la disprezza e/o ignora a seconda dei momenti. Il film contiene scene di violenza piuttosto brutali, stacchi musicali che passano dal ridicolo al grottesco e si fanno sempre più inquietanti col passare del tempo, ed è nel suo complesso un oggetto estremamente misterioso la cui principale qualità è la barocca primordialità che è il marchio di fabbrica di tutti i migliori film di Miike.
L’altro film, intitolato Il Canone del Male nella distribuzione italiana, ci fa fare la conoscenza con un apparentemente competente e spigliato professore di inglese con degli hobby un po’ peculiari. Diciamo così.
Non voglio aggiungere altro, un po’ perchè l’effetto sorpresa è parte del fascino del film, un po’ perchè in un mondo post-moderno di occhiolini e a parte più o meno espliciti, quello che rende Miike diverso è la sua visceralità senza compromessi, e cercare di srotolare le aggrovigliate matasse che sono i suoi film non credo giovi a nessuno.
Di abili manipolatori, fini artigiani e sofisticati intellettuali è pieno il mondo del cinema, di selvaggi a briglie sciolte ce ne sono molti di meno, ed è il caso di conservarli come meglio si può.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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