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PloF: aspettando il primo disco


Oggi ho voglia di scrivere qualcosa di diverso. Ho voglia di parlare di un gruppo che non conosce nessuno. Anzi, voglio essere uno dei primi a dire che un gruppo è veramente fico prima che esca il loro primo album, prima che ci siano miliardi di recensioni fotocopia sparse per il web, prima di vedere il loro primo videoclip virale su youtube, prima che tutti parlino di questi ragazzetti di Montalbano di Fasano, in provincia di Brindisi, che si chiamano PloF. Ne parlerò io, sì, così quando tutta la critica ne parlerà come di una nuova fantastica realtà io potrò dire di averlo fatto prima. Che poi, specifico subito, non sono certo io a scoprire il talento di questi quattro ragazzi pugliesi, che hanno sbancato praticamente ogni contest musicale a cui hanno partecipato.





Ho ascoltato solo una volta i PloF nella mia vita. Ero a San Cataldo a Lecce, e con il mio gruppo abbiamo suonato all’Indie Fest, festival di band più o meno emergenti, più o meno indipendenti. Fra queste c’era un gruppo che mi ha lasciato veramente sconvolto. Durante la loro performance sono rimasto incollato ad ascoltare il loro mix di demenzialità, libertà compositiva, aggressività sghemba. Diciamo che probabilmente è una delle cose più punk, nel senso di libertà e di attitudine, che io abbia ascoltato negli ultimi tempi (in Italia). A vederli sul palco si penserebbe a un’esperienza estremamente studiata, almeno negli intenti, a una consapevole presa di posizione artistica, che ha le radici in certe esperienze serio-demenziali con precedenti tanto in America, quanto in Inghilterra. Insomma, una proposta matura, dall’ironia sarcastica, sottile, condita da una musica volutamente assurda e talvolta naïf. Invece i PloF sono ironici e geniali più per istinto che per vocazione. Parlando con i ragazzi dopo il concerto sono rimasto sconcertato dalla loro quasi completa mancanza di cognizione del loro valore artistico. All’inizio ero un po’ spiazzato dal fatto che fra le loro influenze non avessero citato quello che mi sarei aspettato, come ad esempio Butthole Surfers, qualche gruppo free-jazz, un po’ di alternative americano anni ’80 e ’90. Invece mi hanno citato i fumetti, i cartoni animati e Frank Zappa. Che va pure bene per me, però lì per lì speravo di sentire un po’ di nomi particolari. Fatto sta che questa semplicità mi ha fatto riflettere. In quest’epoca di piccole scene cittadine, spesso chiuse ed autoreferenziali, è meraviglioso che un gruppo che viene da un paese smonti completamente ogni forma di snobismo, di questo finto indipendentismo del nuovo millennio – della serie “siamo indipendenti ma comunque prima bisogna fare l’EP, poi il video, poi ancora un video che anticipi l’album, le foto fatte bene, devi scrivere tanto su Facebook, e se arriva la Sony accetti ogni condizione”. I PloF con il loro atteggiamento e con la loro musica pisciano su tutto questo, e lo fanno proprio perché non hanno la minima idea di farlo. E’ questo ciò che amo e mi sorprende di questa band. E’ questo che rende la loro musica e il loro impatto dal vivo fantastici: una band nata per caso, per suonare in fretta in furia a un concerto rimediato presso un circolo ARCI. Sperando che il disco confermi queste premesse, seguite le vicende dei PloF!



Luigi Costanzo – PoliRitmi



About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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