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Impressioni/Riflessioni: Sou Fujimoto


12 settembre 2013

Prima lecture del programma ENERGY: Lezioni sulle Energie che muovono il mondo

Auditorium del MAXXI

17.30 

Architecture as a forest di Sou Fujimoto

Sou Fujimoto è nato a Hokkaio, Giappone, nel 1971. Dopo aver conseguito nel 2000 la laurea in architettura presso l’Università di Tokyo, apre il proprio studio nella capitale giapponese. Il Sou Fujimoto Architects ha progettato molte residenze private sia in Giappone che in Europa. Nel 2010, a Tokyo, è stato completato il Musashino Art University Museum e la rispettiva biblioteca. Sempre nel 2010 ha progettato lo spazio espositivo per la “Future Beauty” alla Barbican Gallery di Londra.

Il suo studio ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, il più recente è stato l’invito alla progettazione del padiglione per la Serpentine Gallery 2013 a Londra.

Arrivo con la consapevolezza di conoscere poco e…poco… di Sou Fujimoto:

14° e più giovane progettista della Serpentine Gallery.

I suoi progetti, visti qua e là tra le riviste digitali e non, sicuramente saranno finiti sulle tavole dei riferimenti di qualche studente, probabilmente anche sulle mie.

Altrettanto sicuramente la pubblicazione del progetto Final Wooden House è rimasto impresso nella mente di molti.

Impossibile infatti non memorizzare quelle foto dove il corpo umano è un pezzo di Tetris che si incastra armoniosamente all’interno di un poroso cubo di legno, saturo solo se vissuto (non abitato!). Un’ architettura che, più di altre, è tale solo se fruita, immaginate quelle stesse foto senza la figura umana.

La sua chiave di volta, Architecture as Forest.

Come lui stesso ha spiegato, la differenza tra la foresta dove è cresciuto e la città dove vive e lavora oggi (Tokyo) è tanto grande quanto inesistente. Artificiale e naturale hanno la stessa essenza. 

Il suo interesse nell’emulare gli effetti naturali si traduce in un landscapeartificiale da un gusto inaspettatamente classico e indiscutibilmente architettonico.

La sua architettura potrebbe essere definita organica, un organico che prende forma e si materializza in soluzioni che non possono non far venire alla mente -soprattutto per gli ultimi lavori- Lewitt, Superstudio, Eisenman.

Cubi bianchi, puri, compatti esternamente ma internamente cavi, abitabili come caverne.

L’idea di landscape, di nuvola, di permeabilità visiva e fisica, di leggerezza, di natura, si concretizza in un sistema di griglie, moduli, assi e angoli retti a volte dominati dal bianco puro.

L’effimero così è struttura, è materia, che l’uomo tocca, respira, osserva, fruisce, VIVE.

In fondo anche lui, come qualsiasi altro essere umano nella storia, essendo uomo, lavora su un’ artificializzazione della natura. La sua architettura è un mix perfetto che si meriterebbe la creazione di un nuovo vocabolo “Arturale”.

Durante la lecture una slide ha colpito:

BETWEEN CITY ANDARCHITECTURE 

BETWEEN ARCHITECTURE ANDLANDSCAPE

BETWEEN FURNITURE ANDARCHITECTURE

BETWEEN INSIDE ANDOUTSIDE

BETWEEN NATURE ANDARCHITECTURE

Al termine della presentazione, durante il question time, una ragazza ha osservato l’assenza di un BETWEEN PEOPLE AND ARCHITECTURE

Strano, se immaginassimo le foto dei suoi progetti senza la presenza della figura umana, l’effetto, la percezione, l’analisi ed il giudizio sull’architettura sarebbe completamente diverso.

E se People non fosse semplicemente un altro BETWEEN…AND… 

Se People fosse il comun denominatore di tutti questi rapporti?

Se People fosse l’ IN-BETWEEN? 

La sua architettura non è organica, non è classica, non è radicale, non è giapponese, non è europea.

E’ UMANISTA.

E’ la presenza dell’uomo che trasforma un landscape artificiale, una foresta, una nuvola, un cubo, una caverna, non in un’architettura ma ne L’ Architettura, con la A maiuscola.

Senza l’uomo le sue architetture sarebbero concept, istallazioni, utopie. 

Deborah Navarra – PoliLinea
 

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