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USA: Sorry we’re closed!

Dalla mezzanotte di martedì primo ottobre gli Stati Uniti d’America sono entrati nella procedura di “shutdown”. La Costituzione degli Stati Uniti d’America, posta come fonte gerarchica dai padri fondatori nel 1789, prevede che il Congresso approvi la legge di spesa che finanzia il governo federale entro lo scadere dell’anno fiscale (il primo ottobre di ogni anno). Non raggiunta l’intesa tra Repubblicani e Democratici, che guidano rispettivamente Camera e Senato, gli USA sono in “arresto”. Lo shutdown non avveniva dal 1995, quando per ventuno lunghissimi giorni il “governo federale” venne rallentato in molte delle sue funzioni. La procedura imposta dallo “shutdown” prevede un rallentamento delle funzioni amministrative fatta eccezione per quelle essenziali: forze armate, le agenzie di sicurezza, gli agenti del fisco, le Corti di Giustizia ed i membri del Congresso. A bloccarsi sono tutti quei “servizi” considerati superflui come musei, biblioteche, zoo e parchi. Anche gli istituti clinici di ricerca hanno dovuto sospendere da martedì l’accettazione di nuovi pazienti. Questi servizi non prioritari sono attualmente in fase d’arresto e coinvolgono lo stop lavorativo di 818.000 addetti amministrativi a cui si aggiunge il milione di lavoratori federali che rimarranno privi dello stipendio, tra cui il 97% degli operatori e ricercatori della NASA. Eccezione fanno i dipendenti del distretto di Washington D.C. per i quali il Consiglio e l’amministrazione locale hanno previsto una legge d’emergenza e stanziato fondi speciali, resi disponibili dal recupero del fondo di riserva per l’emergenze. Nonostante trattative serrate e la chiusura immediata della Statua della Libertà, simbolo di un’intera nazione e del suo essere, lo Stato Federale è entrato in “arresto” con pesantissime conseguenze a livello amministrativo ed economico.

LA VENDETTA ALL’OBAMACARE – Un detto popolare recita come “La vendetta sia un piatto da servire freddo”. Lo stesso hanno pensato i Repubblicani guidati dal senatore texano Ted Cruz che hanno bloccato l’approvazione della legge di spesa che finanzia il governo federale. I Repubblicani che hanno il controllo della Camera bassa hanno provocato l’avvio dello “shutdown” sostenendo che la legge di spesa debba contenere emendamenti che annullino la copertura delle spese per la Patient Protection and Affordable Care Act (la cosiddetta Obamacare). Di fatto, il partito repubblicano, ha bloccato ogni finanziamento all’obamacare proponendo un via libera ai fondi a patto che si ritardasse di un anno l’entrata in vigore della celebre riforma, prevista proprio per martedì 1 ottobre. Giunti al Senato, a maggioranza democratica, gli emendamenti sono stati rispediti al mittente. Da questa partita parlamentare esce chiaro ed inequivocabile l’intenzione repubblicana e delle frange del Tea Party di vendicarsi della riforma sanitaria, voluta ed approvata durante il primo mandato di Barack Obama,a loro dirsi di “stampo socialista” e costruita su un innalzamento tributario. Un interesse di parte a scapito della copertura finanziaria di un’intera nazione su cui si basano le differenze ideologiche degli statunitensi. Ironia della sorte, la mancata approvazione della legge di spesa, non dovrebbe bloccare l’implementazione della Obamacare poiché gli exchanges, in quanto ritenuti essenziali, sono attivi dalla giornata di ieri anche per le nuove polizze assicurative.

IL COSTO DELL’ARRESTO FEDERALE TRA PIL E MUTUI – Nel 1995 lo “shutdown”, che durò per ventuno giorni, costò all’erario stelle e strisce 2 miliardi di dollari. Dai report finanziari, resi noti dalla CNBS, si evince come la mancata approvazione della legge di spesa costi lo 0.2% del Prodotto Interno Lordo nazionale. Quindi, qualora lo “shutdown” non dovesse essere risolto nelle prossime dodici settimane, gli “States” potrebbero vedere bruciata tutta la crescita prevista ovvero l’1.4%. Tra le varie implicazioni previste dallo “shutdown” vi è quella che riguarda il rallentamento nella concessione di mutui e prestiti sostenuti dal governo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, lo shutdown potrebbe allungare l’attesa per i mutuatari in cerca di approvazione per i mutui garantiti dalla Federal Housing Administration perché il suo personale a tempo pieno è ora meno di un decimo della sua dimensione normale e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti , che sostiene i mutui nelle zone rurali , ha deciso di non adempiere a nessuno dei nuovi contratti durante la procedura d’arresto.

 LO SPETTRO DEL DEFAULT – Dalle varie analisi degli economisti pare sostenibile, purché sia trovato in un breve periodo un accordo, la procedura d’arresto delle attività del governo federale per gli Usa. Quel che realmente preoccupa il mondo finanziario globale e non solo è il possibile “default” della più importante nazione al mondo. Infatti, in caso di mancato accordo entro il 18 ottobre sul “debito federale” gli Stati Uniti dovranno dichiarare il “default”, in quanto incapaci di onorare i propri impegni di pagamento. Il debito del Tesoro, attualmente attestato intorno ai 16,699 trilioni di dollari, nell’eventualità in cui il proprio tetto spesa non dovesse esser aumentato con voto dal Congresso porterebbe gli Usa e l’intera finanza mondiale ad un punto di non ritorno. Le premesse per uno scontro epico tra Repubblicani e Democratici , dato il nuovo shutdown, appaiono esserci tutte. E così una disputa congressuale potrebbe portare il mondo in una crisi ancor più acuta dagli effetti inimmaginabili.

Ora, nonostante il braccio di ferro e le ideologie contrapposte, entro i prossimi sette giorni il Congresso troverà un accordo. Ciò non avverrà ne’ per senso di responsabilità, ne’ per l’affossamento dell’Obamacare. Piuttosto,come nel 1995 quando Bill Clinton ne usufruì per ottenere il secondo mandato, i Repubblicani visti i sondaggi sfavorevoli nell’opinione pubblica americana faranno un passo indietro. Il tutto condito dal declino dell’Amministrazione Obama, che dal mese di agosto sta vivendo un incubo apparentemente senza fine. Stati Uniti che non solo sembrano in difficoltà nelle decisioni internazionali, ma anche nella salvaguardia dell’economia del proprio Stato.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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