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Quattro concerti allucinanti a caso.



1) Guided by Voices al Whisky a Go-Go, Los Angeles, 10/5/1996


Due ore. Quarantadue pezzi. CINQUE BIS.
Basterebbero questi tre dati per definire l’essenza del rock’n’roll. Se poi si aggiunge che a suonare quarantadue canzoni (senza scaletta) sono i Guided by Voices, non rimante alcun dubbio: il gruppo di Dayton, Ohio, è la migliore live band di sempre. Punto. Affronterò ubriaco a bottigliate in testa chiunque si opponga. I cinque sad freaks of the nation attaccano scatenati i 120 minuti di esibizione con tutta la potenza e l’esaltazione sbronza degna della più magnificente epica indie rock americana, quella che parte dai garage e dai back porch, e finisce in alto come i calci che sferra Robert Pollard. Sì, perchè il frontman e principale autore del gruppo scalcia, salta, urla, e dopo essersi dimenato tesse estatico melodie di bellezza incredibile, parla tra un pezzo e l’altro tramite un flusso di coscienza psichedelico e l’aria da profeta rock e poeta beat, tirando fuori dalla bocca il folle universo che popola la sua testa con una potenza che non lascia indifferenti; governa tutto con la sua gestualità volta a spiegare le impercettibili metafore associative e drogate dei suoi testi. E beve, beve, beve birra che brucia come carburante.
Il resto del gruppo, nella migiore tradizione lo-fi, suona male da dio , e dimostra come non ci sia, per il loro genere, definizione migliore di “power pop”: melodie che non si scordano mai, spedite alle vostre orecchie da dei tiratori di boxe.


And hey, let’s throw the great party


Today for the rest of our lives

The band is just about to get started

So throw the switch


It’s rock-n-roll time 



2)The Microphones in una casa a Oakland, California, 2002


È già abbastanza raro trovare un video di Phil Elvrum su Youtube. Poi, un video dei Microphones prima che diventassero Mount Eerie nel 2004, è quasi impossibile. Ma qui abbiamo niente di meno che un’ora di concerto dei Microphones, nel 2002, in una casa in California. 
È l’anno dopo l’uscita di The Glow Pt.2, il capolavoro della band di Anacortes, e uno prima di Mount Eerie, l’album che cambierà le sorti e il nome del progetto, ma Phil Elvrum è Phil Elvrum, e si guarda dall’impostare il concerto in una maniera tradizionale. Data l’atmosfera intima del luogo, suona da solo, iniziando con una narrazione che poi diventa “Solar System”, improvvisando e ironizzando sul testo (“Where’s the sun? Remember the sun, where is it? What happened? The fuck?”). Continua poi con alcuni pezzi folk che non verranno pubblicati se non vari  anni dopo (anche tre o quattro), come la dolcissima “Ut Oh! It’s Mourning Time Again”, in cui chiede la partecipazione del pubblico con esiti tra il comico e l’adorabile.
L’imprevedibile Elvrum va avanti con varie rarità mai uscite su album e pezzi più famosi (“The Glow, Pt.2” e altri), con i suoni distorti e la drum machine minimale a esaltare l’intensità dei testi e i climax tipici del suo stile; il suo impalpabile potere ipnotico fa sì che più si vada avanti col video, più sembri di essere in quella casa, undici anni fa, stralunati, rapiti dalla potenza e dall’intimità dei Microphones o divertiti dagli intermezzi comici, che per un momento ristabiliscono un minimo contatto con la realtà.


3) Tom Waits al Premio Tenco, Sanremo, 1986



Ebbene sì. Tom Waits e Luciano Ligabue hanno vinto lo stesso premio.
Non so neanche cosa io voglia dire, ma chiudo qui.

P.S. Bevete molto durante la visione di questo video, perchè vi verrà un groppo in gola che manco con “C’era una Volta in America”.

P.P.S. “Gnovojo en me capitojo



4) of Montreal al 40Watts, Athens, GA


Qui vediamo gli of Montreal molto prima che facessero il botto, nella loro versione di gruppo indie pop psichedelico vagamente lo-fi, al 40Watts, il locale-tempio dell’Elephant 6. È il 2002, e la band esegue quasi solo pezzi da Aldhils Arboretum e The Bedside Drama. Sono  due dei loro album che mi piacciono di meno, ma all’interno del concerto li rivaluto moltissimo, anzi mi esaltano fino a farmi saltare sulla sedia. Ecco perchè:

1) Tutti i membri del gruppo sono talmente melensi e sdolcinati da sembrare dei personaggi di un agghiacciante cartone animato educativo fatti di funghi allucinogeni. Solo che queste sono persone reali. Meraviglioso!

2) Kevin Barnes. A parte la camicia e i basettoni, Barnes scrive canzoni estremamente pop con una quantità di accordi che rasenta la follia. Sembra che le sue mani saltellino sulla tastiera della chitarra. Inoltre, saltella anche lui, e tiene il palco come una marionetta drag queen (è la descrizione più vicina alla realtà che mi viene).

3) Il basso è altissimo nel mixer, praticamente si sente solo quello. Per fortuna che a suonarlo c’è Mr. Derek Almstead, che oltre a sembrare la versione grassa di mio zio, è un musicista straordinario, tanto bravo da avere un effetto tra il comico e l’assurdo in “One of a Very Few of a Kind” (peraltro ora è batterista per gli Olivia Tremor Control).

4) Il cappello di James Huggins, alla batteria.


Il concerto si chiude con una cover di “One Way or Another” scatenata.
Consigliatissimi anche i primi tre video collegati.


Gianlorenzo Nardi-PoliRiritmi



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