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RoMERCHANDISING


Roma, centro storico: se ne vanno le auto aumentano i turisti, se ne vanno i turisti aumentano le auto.
Così sono le fasi, così le stagioni di questa eterna, consumata città.
Una mattina ti svegli e ti ritrovi inceppato nel più caotico dell’arcitraffico romano, il giorno dopo rimani congestionato nei vicoli straripanti di alluvioni di turisti, che piovono così dagli aerei di compagnie da tutto il mondo. 
Al povero cittadino il dilemma: non si sa che preferire.
Il centro storico di Roma va via via assumendo la stessa conformazione di vetrina museale, propria di città come Venezia e della più vicina Firenze. Roma in tutti i suoi grandiosi monumenti diviene così un pentolone d’icone.  Eppure l’icona d’oggi è un prodotto di poca durata, scadente, in cui tutto viene gonfiato per produrre intrattenimento in ogni sua forma. A questo vogliamo ridurre il Colosseo? A puro intrattenimento. Lo stesso marmo romano perde la sua nobile natura.




Le scelte politiche degli ultimi vent’anni confermano la direzione: Roma nuova Eurodisney. Un grande parco archeologico all’interno, il più grande del mondo sottolinea il nuovo sindaco, ed una serie di astronavi all’esterno, dai ponticostruiti da società d’ingegneria inglesi alle nuvole sollevabili solo col profumo dei soldi.  Pensando poi alla città della scienza: un altro scheletro bianco in questo tetro cimitero degli elefanti.
Una Roma di carcasse spolpate da quattro obese archistars.
Tali interventi non sono giustificati sotto il punto di vista funzionale: cosa ha risolto la pedonalizzazione parziale e puntuale di un’arteria?; A cosa serve un nuovo centro congressi al fianco del palazzo dei congressi di Libera?; Per cosa ponti strutturalmente così ipertrofici se la portata di traffico da sopportare non è così eccessiva? Icone per l’appunto. Grande effetto visivo e mediatico, pochi e molto costosi risultati all’atto pratico.

Nel frattempo la città storica è presa d’assalto dall’occupazione del suolo pubblico da parte di tavolini e bancarelle, non esistono controlli o quantomeno i soldi di questi remunerativi esercizi li incassa chiunque fuorché il cittadino.
Lo stereotipo la fa da padrone, il cliente cambia di giorno in giorno, diviene numero e banconota. La sua presenza è ridotta al puro guadagno. Nemmeno più la voglia di camminare con i propri piedi, ormai si procede coi Segway lungo le strade. Giri turistici da venti monumenti in tre ore. 
E giù a scattare foto, per possedere quel luogo senza averlo nemmeno minimamente conosciuto, ascoltato, rispettato.
La conquista non è possessione, la conquista sta nel fare proprio e nel prendere parte attraverso la conoscenza. Appartenere. E per appartenere si deve esplorare: rifiutare l’ atteggiamento di consumo e accoglierne uno di esplorazione. La stessa accessibilità dei luoghi richiede una riflessione: certe scalinate son tali perché la fatica dalla salita è necessaria alla conquista, all’appartenenza.

I residenti, coloro che più appartengono, stanno lentamente abbandonando il centro per colpa di affitti troppo esosi. Il risultato sono quartieri abitati temporaneamente da turisti. Gli spazi divengono dei prodotto-luoghi, si vendono e per tale motivo si appiattisce la complessità in cambio di una banalità immediata, comprensibile per l’occhio svelto del turista. Un’operazione urbanisticamente brillante e politicamente d’effetto sarebbe quella di assegnare cellule abitative di quartieri del centro di proprietà del Comune a famiglie e giovani in difficoltà d’alloggio, come fu per Tor di Nona e Campo de’ Fiori negli anni ’70, ponendo freno alla realizzazione di nuovi Residence di Charme Hotel e B&B.

Cercare respiro nella pianificazione, nel tentativo di riordinare questa metropoli secondo logiche di vita urbana e non di mercato. Tale complessità richiede forza lavoro intellettuale e considerando i ventidue mila architetti che affollano le pagine dell’albo laziale si domanda alle amministrazioni com’è che tale forza venga sopratutto ricercata nei costosi studi esteri. Il ruolo dell’architetto si è ridotto così ad una figura ormai ininfluente, che si barrica in trincea accapigliandosi con la sovrintendenza su quanto poter “creare” di nuovo ed innovativo.



Sotto il nostro naso il mercato sta eliminando le basi per la vita urbana o la vita in quanto tale.

Eppure vorrei ricordare:
If you don’t belong you not be long,
se non appartieni non duri,
ahi me e al Merchandising romano.

Isabella Zaccagnini – PoliLinea

About Isabella Zaccagnini

Isabella Zaccagnini
L'Architettura è uno strumento atto a semplificare la vita dell'uomo. Essendo la vita una realtà complessa, come ogni complessità, per essere semplificata, è necessario il tentativo di spiegarla. In tale direzione va la ricerca personale svolta con PoliLinea.

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