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At 3 AM I sleep again

Qualche anno fa ero stato conquistato da un film che pur avendo partecipato in competizione a Cannes era passato in sordina un po’ ovunque. Bright Star ripercorreva gli ultimi giorni della vita di John Keats, ed oltre ad essere un commovente tributo alle opere del poeta inglese era un film visivamente sognante (guardandolo ci si aspetterebbe un gorgheggio di Liz Fraser dietro ogni angolo) e recitato col cuore in mano da un cast senza nomi eccellenti, ma che tali dovrebbero diventare; in particolare Abbie Cornish, la protagonista femminile, aveva per sempre compromesso la mia diastole con un’interpretazione francamente epocale.
Bright Star è del 2009 e consiglio veramente a chiunque di recuperarlo, ma oggi vorrei spendere due parole per il nuovo lavoro della regista Jane Campion, nota ai più per film come Lezioni di piano o Ritratto di signora, ma che ha probabilmente perso qualche tacca di notorietà dai tempi del suo “quarto d’ora” negli anni ’90.
Trattasi in questo caso di una mini-serie ambientata nella natìa Nuova Zelanda che racconta di una detective tornata nel suo paese provinciale dalla grande città in cui adesso lavora per trovarsi coinvolta nelle indagini sulla sparizione di una ragazzina con un passato (e un presente) (e un futuro) complicato.
Al momento della scrittura non ho ancora finito di guardare tutte e sei le puntate dello sceneggiato, per cui chi fosse interessato ma preoccupato di spoiler vari si tranquillizzi perchè in questo post non ce ne saranno.
Quello che mi ha subito attratto di Top of the Lake -questo il titolo della serie- è la sua ambientazione selvaggia, sia paesaggisticamente che umanamente, una specie di far west contemporaneo che spesso è stato ben caratterizzato da film prodotti e ambientati nel nuovissimo mondo. L’idea dell’Oceania come luogo intrinsecamente selvatico e pericoloso è ormai piuttosto stereotipa, ma la nozione ha un fascino innegabile, e i film che sfruttano questo tipo di immaginario sono abbastanza pochi (o arrivano abbastanza poco spesso dalle nostre parti) che il tutto riesce ancora ad esercitare un fascino quasi atavico sul sottoscritto.
Gli attori sono tutti in sintonia col tono e l’atmosfera che si cerca di ricreare, e l’evidente eccezione della protagonista serve a rinforzare il suo status di pesce fuor d’acqua che è un po’ alla base della sceneggiatura. Elisabeth Moss è infatti l’unica attrice americana in un cast di locali, e pur apprezzando i suoi sforzi di azzeccare l’accento, è chiaro sin da subito che il suo personaggio è concepito come uno straniero nell’economia della serie, e sia il suo passaporto, sia l’immediato ed inevitabile collegamento che la sua persona ha con un’opera talmente agli antipodi come Mad Men contribuiscono enormemente a creare attorno a Robin un’aura di spaesamento ed estraneità.
Non sono ancora arrivato ad un punto in cui mi senta in grado di commentare sull’intreccio narrativo di Top of the Lake, per cui rimando considerazioni su quell’aspetto ad un futuro post, ma se l’ambientazione è di vostro gradimento e vi sentite in vena di seguire un’investigazione un po’ torbida credo che potreste avere idee peggiori che dare una chance a questo ultimo lavoro di Jane Campion.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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