Home / Internazionale / “GOOD ITALY, BAD ITALY” – Bill Emmot e la doppia faccia del Belpaese

“GOOD ITALY, BAD ITALY” – Bill Emmot e la doppia faccia del Belpaese

Nella delicata, precaria fase politica che l’Italia sta affrontando, è sempre interessante e, talvolta, illuminante conoscere la posizione di politici e intellettuali stranieri sulle vicende del Belpaese. Oggetto d’interesse, di domande e di disappunto è spesso Berlusconi che, a livello interazionale, è conosciuto come l’uomo che per quasi un ventennio, anziché guidare l’Italia nella giusta direzione, è stato in grado di farla inesorabilmente deragliare, su più fronti. Tra i vari autori a occuparsi del caso italiano e del “Caso Berlusconi”, uno in particolare si è distinto per la raffinatezza intellettuale e le idee brillanti: Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, tra le fonti più autorevoli in fatto di politica e affari internazionali. A Emmott dobbiamo articoli sulla politica interna dell’Italia molto più realistici e istruttivi di molti di quelli firmati dai nostri connazionali. Indimenticabile, tra le sue copertine, “Berlusconi: the man who screwed up an entire country”.

Dopo essersi dedicato all’Italia da giornalista politico, Emmott ha iniziato a farlo in veste di vero e proprio scrittore: dapprima, ha pubblicato il libro “Forza Italia”, scritto in italiano, nel 2010, per poi rivisitarlo e adattarlo alle esigenze di un mercato più internazionale nel 2012, intitolandolo “Good Italy, Bad Italy”. Da un’attenta lettura del libro traspare con chiarezza ciò che Emmott in realtà è: un innamorato deluso. Già, perché il grande giornalista inglese ha sempre nutrito un grande amore nei confronti dell’Italia, metaforicamente tradotto nel documentario “Girlfriend in a coma”. Emmott non accetta, come molti italiani, di vedere quel Paese che un tempo era una potenza, sinonimo di creatività e bellezza, ridotto a essere una caricatura di se stesso e del proprio glorioso passato, sopraffatto da una crisi che va oltre alla sfera economica, estendendosi anche a quella politica ed etica.

Cover del libro Bill Emmott – Good Italy, Bad Italy

In “Good Italy, Bad Italy”, Emmott traccia una netta distinzione tra la “buona” Italia e la “mala” Italia, due facce della stessa medaglia, che competono per determinare il futuro del Paese. Nel descrivere la “mala” Italia, l’autore utilizza una struttura dantesca. Emmott parla, infatti, di “inferno politico” e “purgatorio economico” (rigorosamente in italiano), riferendosi rispettivamente agli scandali a sfondo sessuale di Berlusconi e all’instabilità economica, cui grande caratteristica è l’ingente debito pubblico. Nel caso della “buona” Italia, invece, non vi è esplicito riferimento alla terminologia dell’Alighieri. Definire gli aspetti positivi dell’Italia “paradisiaci” sarebbe un’esagerazione, se non pura falsità. Tuttavia, Emmott è speranzoso e arriva persino ad affermare che quella parte del paese che ancora lavora con serietà e produce onestamente possa dar origine a un nuovo Risorgimento. Dall’analisi della “buona” Italia traspare la dedizione con la quale Emmott ha viaggiato, da Nord a Sud, per tutto il Paese, interrogando gli amministratori delle aziende, gli esponenti dei movimenti antimafia, gli artigiani.

Chi sono, quindi, i maggiori esponenti della “bad” e della “good” Italy?
Emmott percepisce Monti come figura di riferimento dell’Italia buona, un leader serio, preparato, che è stato in grado di ridare attendibilità al Paese sul piano internazionale. Per quanto riguarda la “mala” Italia, ça va sans dire: lui, il famigerato Silvio Berlusconi, etichettato da Emmott già nel 2001 come una presenza incapace di governare a dovere il nostro Paese. A oggi, molti italiani concorderebbero nel dire che già un’accurata descrizione dell’operato di Berlusconi nell’ultimo decennio sarebbe sufficiente a fornire un quadro più che esaustivo di una cattiva Italia. Il potere deleterio di Berlusconi risiede in parte nel fatto che egli abbia un forte impatto mediatico: anche oggi, condannato e rinnegato persino da molti dei suoi storici sostenitori, Berlusconi ha la capacità di catalizzare l’attenzione dei media. Questo non nasce solo dal (pur influente) fatto che egli possieda le reti televisive più famose d’Italia, ma è dato anche dalla sua abilità di apparire in televisione. A qualsiasi talk show egli sia invitato, Berlusconi è in grado di attirare ogni attenzione su di sé e sul suo personale spettacolo. Come lo definisce Emmott, un artista della televisione.

Oltre alla crisi e agli scandali, Emmott individua un terzo, essenziale elemento responsabile di aver trascinato l’Italia ancora più a fondo: l’individualismo degli italiani. Secondo l’autore, anche in questo caso gli anni di governo Berlusconi avrebbero contribuito a radicare negli italiani l’idea che il potere vada ottenuto per essere sfruttato a fini personali o per essere delegato a famiglia, amanti, amici stretti. Questo punto è particolarmente importante poiché evidenzia un concreto e attuale problema dell’Italia: l’assenza di meritocrazia. Per Emmott, abituato all’integrità e all’incorruttibilità della maggior parte delle realtà britanniche, questa assenza deve rappresentare una delle più grandi vergogne per l’Italia.

La lettura di un libro come “Good Italy, Bad Italy”, ora che l’Italia si appresta, faticosamente, a girare pagina, è importante per capire quali siano i nostri punti di forza visti dall’esterno, per potenziarli; ma serve anche a capire quanto la reputazione dell’Italia, nel corso degli anni, si sia deteriorata. L’ovvia conclusione, purtroppo, è che le conseguenze di una crisi cosi profonda e radicata quanto quella dalla quale il Paese sta cercando di uscire, non se ne andranno facilmente. Spetta all’Italia stessa, e agli italiani, riguadagnare la fiducia e la gloria di un tempo.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

Check Also

La Grecia di Tsipras dice “NO”. Vincono la democrazia e il coraggio.

Con il 61,3% dei voti, il “NO” ha trionfato al referendum in Grecia. Se il ...