Home / Cinema / Bound by the surprise of our glory days

Bound by the surprise of our glory days

Questa settimana ho visto La vita di Adèle, il film di Abdellatif Kechiche che ha vinto tutto il cucuzzaro all’ultimo festival di Cannes. Non ho visto nessun altro film del regista e devo ammettere che ero un pochino prevenuto a riguardo perchè tanto questo suo ultimo lavoro quanto quelli vecchi mi davano l’idea di essere i più classici dei film “impegnati” che non piacciono davvero a nessuno ma che in molti si sentono in dovere di lodare per gli argomenti trattati.
In effetti lo spirito del film non è nemmeno troppo lontano da questa sommaria descrizione, ma la sua realizzazione è di un tale spessore che gli si perdona qualsiasi cosa. Può sembrare strano per un film di tre ore, e magari scoraggerò qualcuno dal sedersi in sala, ma La vita di Adèle non è una pellicola che ha nella sceneggiatura e nell’intreccio i suoi punti forti; il ritmo del film è irregolare senza che la trama presenti particolari sussulti, i dialoghi sono pressochè irrilevanti e per tutta la lunga durata il principale punto di contatto dello spettatore con quello che accade sullo schermo sarà la faccia della protagonista smocciolante, sorridente, gaudente.
Con una premiazione irrituale che probabilmente poteva passare per la testa solo a Spielberg, la palma d’oro quest’anno è stata infatti assegnata non solo al regista ma anche alle due protegoniste, e non senza ragione. La prestazione attoriale di Adèle Exarchopoulos non è esattamente un manuale di virtuosismo drammaturgico, ma la bruta fisicità della ragazza in tutte le sue manifestazioni è sbigottente ed è il collante che tiene insieme il discorso stilistico del film.
Il più grande pregio de La vita di Adèle, il tratto che lo rende immediatamente riconoscibile, è proprio l’estrema tangibilità delle sue immagini, dei gesti delle persone che ci vivono dentro. Le lunghissime e dettagliatissime scene di sesso, certo, ma ci sono semplici gesti quotidiani che nel film acquistano una dimensione sensoriale di una nettezza e di una cospicuità che lasciano interdetti. Adèle che piange, Adèle che mangia, Adèle che si lava, Adèle che bacia: sono queste le immagini che restano impresse del film, e le scene migliori sono proprio quelle in cui questa fisicità viene fatta venire a galla senza rimarcare troppo la cosa.
Non so quanto il film fosse pensato come un endorsement dei passi avanti fatti dai diritti LGBT in Francia di recente o quanto volesse essere un film rilevante per il dibattito pubblico su quei temi, ma non consiglierei di andarlo a vedere se quello è ciò che ci si aspetta. La vita di Adèle è un’esperienza cinematografica estremamente potente e inusuale, e credo che tanto basti.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

album

L’album, una specie in via d’estinzione?

Una delle differenze più ovvie tra gli appassionati di musica casual e i nerd più ...