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The atomic bomb theory

“Mantenere un deposito di bombe atomiche senza promettere di non farne uso significa sfruttare il possesso delle bombe per fini politici (…) La paura fa soltanto crescere l’antagonismo e aumenta il pericolo di una guerra. Sono del parere che questa politica abbia tolto ogni valore reale alle offerte per un controllo internazionale dell’energia atomica”

(A. Einstein, Pensieri degli anni difficili, Bollati Boringhieri)

Cosa è importante sapere oggi sulla bomba atomica? Al di fuori della politica, dei rapporti diplomatici transnazionali delle centrali nucleari dichiarate o meno, alla base di quelle informazioni che riceviamo finemente limate e filtrate si ritrovano delle teorie, ormai preistoriche diremmo, che segnano la storia di ciò che oggi è il genoma nucleare dei nostri stati.

I primi cenni sul nucleare giungono notoriamente da A. Einstein, colui che lanciò la prima scintilla: egli dimostrò che massa ed energia erano equivalenti e che potevano reciprocamente essere trasformate l’una nell’altra.

Il procedimento attraverso cui la materia diventa energia venne chiamato “fissione” (dal latino “spaccare”) in seguito al famoso esperimento che a Chicago, nel 1942, andò a buon fine per il gruppo di scienziati trainato da E. Fermi: raggiunto lo stato di “criticità” dell’atomo fu possibile confermare/verificare le prime teorizzazioni di Einstein. Ma cos’è la fissione nucleare? Un nucleo atomico (Uranio 235) viene “bombardato” da un neutrone spaccandosi in diverse parti: ma la massa di questi nuovi prodotti non essendo uguale a quella che era in principio ha portato alla conclusione che una parte del tutto si fosse trasformata in energia. Applicando l’esperimento ad un numero di atomi moltiplicato esponenzialmente questa minuscola energia è potuta diventare quell’enorme energia utilizzata per creare la Bomba Atomica. Il 6 e il 9 Agosto del 1945 furono sganciate le prime due Bombe Atomiche, Little Boy e Fat Man, rispettivamente su Hiroshima e poi su Nagasaki. Nel 1952 gli USA, e un anno dopo l’Unione Sovietica, sperimentarono la Bomba H, scoprendo l’effetto massimizzante del neo-procedimento di “fusione” termonucleare a quello di “fissione”; nel 1961 una Bomba H sovietica raggiunse ad un livello di energia pari a 3.125 volte quella di Little Boy.

Come preannunciò lo stesso A. Einstein nei suoi Pensieri degli Anni difficili l’idea, o meglio la “scintilla” innovativa di cui egli fu l’artefice, non incriminabile, ha portato al mutamento degli equilibri diplomatici geo-politici e della dinamiche relazionali tra gli Stati alterandone la struttura, “politica della paura”.

La post-modernità se da un lato appare intenta a ricostruirsi ed evolversi sulla base del fluidificarsi/estinguersi dei confini nazionali portato dalla globalizzazione/mondializzazione (Zygmunt Bauman), dall’altro è condannata ad essere eternamente vittima delle ridefinizioni territoriali successive all’introduzione del nucleare e di quelle dinamiche post-nucleari che hanno innescato un meccanismo di “apatica tensione costante” non solo tra le diverse culture, ma soprattutto all’interno delle stesse.

Come conseguenza, sebbene oggi si possa vantare una situazione globale in cui lo stato di pace sembra mantenersi formalmente in equilibrio, ciò è in realtà solo la conseguenza di un meccanismo diplomatico non libero, ma dominato da un “sentimento di paura”, lo stesso che preannunciò lo stesso Einstein nelle sue riflessioni.
Questo sentimento, così come sono soliti agire i sentimenti nella sfera pubblica, anziché dare speranze a risoluzioni e distensioni, rischia di accentuare quel clima di tensione e passività che le politiche di controllo (nel senso “psicologico” foucaultiano) hanno rafforzato.

Uno dei meccanismi di controllo, generatori di paura e quindi di dinamiche di potere, più esplosivi della post-modernità è quello del possedimento nazionale della Bomba Atomica: la “paura” deriva dalla non chiarezza riguardo allo stato oggettivo del possedente, che sebbene sia stato dichiarato pubblicamente appare mistificato da versioni contrastanti riguardo all’attività delle centrali atomiche; ed allo stesso tempo deriva anche dalla coscienza di essere tutti allo stesso modo vittime di una trappola auto-creata: “l’uomo ha costruito la Bomba Atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.”

Tuttavia, gli effetti positivi di questo sentimento di “paura” sono stati moti, come per esempio le principali iniziative politiche pacifiche antisovietiche degli statunitensi, dalle assemblee dell’ONU Atoms for peace, al Piano Marshall, l’Alleanza Atlantica in Europa.

Il sentimento di paura globale oscilla di anno in anno, secondo un orologio non molto conosciuto. Si chiama Doomsday Clock (o Orologio dell’Apocalisse) ed è stato ideato dal Bulletin of the Atomic Scientists, rivista fondata nel 1945 dagli ex-fisici del progetto Manhattan in seguito all’esplosione delle due bombe atomiche, con lo scopo di dare informazioni, nel tempo, riguardo alla situazione nucleare e a tutte le problematiche inerenti ad essa.

La prima immagine apparsa del Doomsday Clock segnava sette minuti alla mezzanotte; negli anni ha variato a seconda dello stato di tensione tra le diverse nazioni e dalla quantità di armi atomiche possedute, mostrando anche dati e statistiche riguardanti gli effetti del nucleare sulla salute della Terra. Così come fa questa rivista incredibile, monitorare e conoscere lo stato delle “cose” può sempre servire a comprendere molti di quei meccanismi di potere e di controllo, contro i quali spesso non abbiamo le armi giuste.

About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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