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Ius soli: nuove complicazioni per l’Italia o concreta misura contro il razzismo?

Il protrarsi del fenomeno d’immigrazione in Italia, con i picchi di tragedia di Lampedusa, implica complicazioni di natura politica, morale e giuridica. Al centro del dibattito, in questi mesi più che mai, la questione dello ius soli, legge che prevede l’acquisizione del diritto di cittadinanza da parte di tutti coloro che nascono sul territorio dello Stato. A dividere l’opinione pubblica e i partiti politici italiani è l’automatismo dello ius soli, contrapposto per definizione allo ius sanguinis, che prevede invece che la cittadinanza derivi da discendenza o filiazione.

In blu paesi con la cittadinanza su base dello Ius soli, in azzurro regimi misti

Cécile Kyenge, Ministro per l’Integrazione, si è dichiarata in più occasioni a favore dell’applicazione dello ius soli in Italia, reputandolo un potente strumento contro razzismo e discriminazione. Per poter meglio contestualizzare la presa di posizione del Ministro Kyenge, va ricordato che, a inizio legislatura, il 21 marzo 2013, fu depositata alla Camera una proposta di legge in tema di cittadinanza, firmata dalla Kyenge, all’epoca parlamentare neo-eletta del PD, insieme a Bersani, Chaouki e Speranza. Altre proposte inerenti al medesimo tema furono presentate negli stessi giorni. Tuttavia, quando le vicende politiche dei mesi successivi portarono alla nascita del governo Letta, nessun accordo di programma fu preso a proposito della legge sulla cittadinanza, poiché la Kyenge l’aveva proposta prima di diventare Ministro.

Ecco perché le recenti dichiarazioni del Ministro, pur ovviamente in favore del principio generale dello ius soli, non si riferiscono e non possono appoggiarsi alla specifica proposta di legge presentata dalla Kyenge. Molte le polemiche suscitate dalle dichiarazioni del Ministro per l’Integrazione. Di parere opposto alla Kyenge, gli esponenti della Lega Nord, da sempre ostili all’integrazione razziale e alla multi-etnicità che caratterizza molte società europee del ventunesimo secolo. Angelo Veronesi, capogruppo leghista, si dice favorevole alla naturalizzazione, a condizione che questa avvenga al compimento della maggior età; soltanto così, secondo il leghista, un individuo potrà decidere con maturità e coscienza se essere pronto, o meno, “a partecipare a pieno titolo alle responsabilità, ai doveri e ai diritti della cittadinanza della Repubblica Italiana”.

Ancora diverso il parere di Girgis Sorial, M5S, l’unico deputato migrante di seconda generazione (nato a Brescia da genitori egiziani), vicepresidente della Commissione Bilancio. Sorial è impegnato nella redazione di un imminente disegno di legge sulla cittadinanza ai bambini figli di migranti. Le sue idee sono più radicali a articolate rispetto a quelle espresse dal Ministro Kyenge: “Darei la nazionalità automatica ai figli di persone straniere che vivono in Italia da tre anni, non cinque. Ma non sono d’accordo con lo ius soli per tutti”. L’evidente complessità del tema richiede che l’immigrazione non sia più trattata solamente in termini di “emergenza”, ma diventi oggetto di un discorso più organico, in cui si possano discutere vari problemi di fondo, quali le tempistiche di rilascio del permesso di soggiorno.

Tre giovani e brillanti giornalisti, Moscatelli, Fasola e Lombardo, usano la metafora del gioco del cricket per descrivere il problema dell’immigrazione e dello ius soli in Italia. Nel loro libro, “Italian Cricket Club”, gli autori spiegano come, per rappresentare una nazione sul campo da cricket, sia sufficiente esservi nato o risiedervi da alcuni anni. Ciò è possibile in quanto, a differenza di sport come il calcio, il cui rigoroso regolamento è sancito in Italia, le regole del cricket sono stabilite a livello internazionale dal Marylebone Cricket Club of London.

Forse anche noi cittadini dovremmo assecondare le regole del raffinato sport inglese e imparare ad accettare un’Italia multietnica, in cui l’integrazione non sempre sia sempre percepita in maniera negativa; un’Italia in cui non regni la paura verso culture ignote e la diffidenza verso lo straniero; un’Italia in cui l’interazione di svariate etnie possa anche portare alla “vittoria”. In campo, o in politica.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli

Questo articolo è parte della collaborazione fra Polinice e Progetto Hashtag. La rassegna tematica di tale collaborazione ruota attorno al tema dello “Ius Soli”. Contributi a tale collaborazione saranno predisposti da tutte le aree tematiche del magazine Polinice.

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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