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Storia di un piccolo grande contributo all’architettura


La Chiesa delle Santissime Stimmate di San Francesco a Roma.

Incisione della chiesa delle Santissime Stimmate di San Francesco a Roma del Vasi

Ufficialmente questo tempio sacro fu iniziato con la posa della prima pietra per mano di papa Clemente XI, Giovanni Francesco Albani, nel Settembre del 1714 e venne consacrato al culto pubblico dal Cardinale Lorenzo Corsini (futuro papa Clemente XII)nel 1719, nuovamente in Settembre. A prima vista sembrerebbe quindi una chiesa come tante altre che si incontrano in giro per Roma passeggiando fra i vicoli ma, proprio per questo motivo, nasconde una storia non poco affascinante.

Per chi intanto si stesse chiedendo dove si trova questo piccolo gioiello, basti dire che è localizzato in un isolato del rione Pigna, nei pressi di Largo di Torre Argentina e, proprio a causa della locazione, la chiesa presenta un unico prospetto dato dalla facciata. La stessa si nota perché è articolata in tre arcate, chiuse da alte e robuste cancellate di ferro, dietro le quali si impostano volte a botte che dividono il portico dalla parte superiore, da cui sporge solitario e solenne il busto in travertino di S. Francesco con le braccia protese verso il cielo in atteggiamento di preghiera. Tutto ciò sembrerebbe nella norma ma già qui basta una piccola ricerca per scoprire che questa statua è opera di Antonio Raggi di Vico Morcote di Lugano(1624-1686), uno dei più cari collaboratore di Gian Lorenzo Bernini, il quale non accontentandosi di sfruttare l’esperienza del Maestro pensò bene di arricchire il tutto con alcuni cherubini di stampo borrominiano, senza però comprenderne il significato, il che non è novità.

Viste della chiesa oggi
La chiesa sorse in luogo ad un preesistente sacello medievale, intitolato ai Santi Quaranta Martiri de calcarario, in quanto sorgeva nelle vicinanze di alcune fonti di calce, come si scopre leggendo una piccola lapide conservata nella sacrestia, risalente addirittura al 1298. Nel 1597 la chiesa passò alla potente Arciconfraternita delle Sacre Stimmate di San Francesco, la quale decise di costruire una nuova chiesa ma non trovò i finanziamenti. Trovata la maniera per avviare la fabbrica, nei primi anni del Settecento, si passò alla redazione del progetto che fu affidato all’architetto Giovan Battista Contini (1641-1723) che intraprese i lavori di demolizione della chiesa medievale preesistente ma non terminò la nuova, giacché la fabbrica passò di mano ad Antonio Canevari, il quale senza farsi troppi problemi decise di modificare il progetto, a suo giudizio “troppo movimentato”. L’impianto, con tre cappelle per lato tra loro comunicanti è un retaggio delle chiese della controriforma della seconda metà del XVI secolo, specialmente la chiesa del Gesù di Roma di Jacopo Barozzi da Vignola, ed è evidente il riferimento alla cappella dei Re Magi di Propaganda Fide di Francesco Castelli detto Il Borromini, per quanto attiene ai diedri concavi, mentre riecheggia il Bernini nei motivi classici.

Pertanto si tratta di una delle tante chiese che testimoniano quella fase di transizione dalla sfarzosità del tardo Barocco a nuove istanze di austerità e classicità che già allora cominciavano a tornare in voga. Il che era in linea con i  nuovi dettami dello Stato Pontificio, incarnati allora nella figura di Carlo Fontana, e in continuità con le istanze pauperistiche dei membri della Arciconfraternita, giacché si trattava di francescani. Questi infatti, peraltro,vollero e ottennero un edificio sacro povero,contrassegnato soltanto da quadri e stemmi francescani ed improntato ad un carattere minoritico anche nelle linee e nelle decorazioni architettoniche. Tale criterio, tuttavia, non ha affatto pregiudicato l’edificio, anzi, ha favorito la creazione di un monumento severo ed arioso, curato nei minimi particolari, come si nota dall’utilizzo di archi e lesene scanalati e dorati.

Ma non è finita qui; se infatti capita di andare in giro per Torino, può accadere di entrare in una chiesa intitolata a San Filippo Neri, opera di Filippo Juvarra, e notare una strana somiglianza proprio con la chiesa di Contini. Potrebbe sembrare un caso ma invece è proprio la realtà e questo perché Juvarra, in questo che è uno dei suoi più importanti incarichi,si riferisce proprio a Contini e non solo nell’impostazione dell’impianto, ma anche per quanto riguarda i coretti e le mensole.

Confronto tra le due chiese
Ecco quindi che una piccola chiesa, quasi sconosciuta non è altro che l’archetipo di un’altra ben più grande, lontana e importante e si ricostruisce quel filo rosso invisibile che, volente o nolente, è sempre esistito nell’architettura.
Iacopo Benincampi – PoliLinea
 

About Iacopo Benincampi

Iacopo Benincampi
sono un architetto e ancora per un po' dottorando in storia dell'architettura. Ad interim aiuto a coordinare Polilinea, sono membro dell'Open House di Roma e collaboro con lo studio Warehouse of Architecture and Research.

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