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Twitter: storia di un’idea sbagliata e del suo successo

La fortuna di Twitter nasce da un’idea sbagliata o almeno arrivata nel momento peggiore. Il luogo preposto alla nascita di questo servizio è la California. E’ l’estate del 2006, l’Italia vince i Mondiali di Calcio e la Nokia è saldamente al vertice del mercato della telefonia mobile, mentre l’oggetto più desiderato da tutti è l’Ipod dell’Apple. Sono meno di otto anni fa, eppure nell’epoca delle tecnologie di massa 2.0 sembra un’eternità. Nel triveneto americano ai membri della company Odeo, una società californiana, viene in mente di lanciare una particolare piattaforma di creazione e gestione dei podcast dal funzionamento molto simile a quello di una casella vocale. L’idea apparentemente vincente viene subito accantonata, poichè a pochi chilometri, precisamente a Cupertino, la società di Steve Jobs stava lanciando una nuova versione totalmente rivoluzionata di iTunes. Questa nuova versione di Itunes, avrebbe capillarmente diffuso in tutti i telefoni e gli iPod di nuova generazione una piattaforma integrata per la sottoscrizione e la gestione dei podcast. Per Jack Dorsey e soci sembrò tutto da rifare, anzi per la Odeo il binario che porta al successo sembrò morto.

LA NASCITA DI TWTTR – Sarà strano, ma le idee migliori, la storia dell’umanità appare concepirle sempre in luoghi strani rendendo il più “semplice” degli aspetti la chiave di volta. Tutto ciò accadde anche per Twitter. Jack Dorsey, oggi presidente della neo società quotata al NYSE, un giorno su un’altalena al parco mentre mangiava cibo messicano, ebbe l’idea di convertire la funzionalità del progetto della Odeo a servizio che permettesse di comunicare con un ristretto numero di persone attraverso degli SMS. E’ il 21 marzo 2006 quando Dorsey alle 21.50 pubblicò il primo tweet: “just setting up my twttr”. Notare il nome “twttr”, originariamente il servizio aveva tale denominazione, poichè il brand era ispirato a Flickr. Da quel primo tweet, con l’ausilio di due soci (Biz Stone, Evan Williams), Jack Dorsey rilevò la compagnia Odeo fondando la Obvious Corporation.

LA MUSICA E IL RUOLO DI VICE SOCIAL – Se MySpace e Youtube hanno fatto la fortuna di molti artisti, Twitter deve la sua popolarità ad un kermesse musicale ossia il South by Southwest, uno dei più grandi festival musicali degli Stati Uniti. Durante l’edizione del 2007 del South by Southwest,Twitter (main sponsor della manifestazione) vide triplicato il traffico giornaliero passando da 20.000 ad oltre 60.000 tweet al giorno. Il festival fu un grande evento pubblicitario per il servizio e lo staff ricevette il Web Award Prize. La strada di Twitter, dopo essersi interrotta per via dell’Apple nella condivisione di podcast, anche nel 2008 vide uno stop all’espansione. Sì, perchè uno sconosciuto Mark Zuckenberg divenne assieme alla piattaforma social “Facebook” il fenomeno economico e sociologico dell’anno. Per anni “twitter” assunse la funzione di vice social, ma grazie al livello d’informazione e di condivisione è arrivato ad assolvere la funzione di prima agenzia stampa al mondo. Caso esemplare fu il Terremoto de L’Aquila del 2009, ove la notizia e la gravità dell’evento furono dati prima sulla piattaforma social che nei media tradizionali. A giugno del 2012 arrivò la definitiva consacrazione per Twitter con il raggiungimento dei 500 milioni di utenti, di cui 200 milioni attivi mensilmente.

L’UTENTE IL VERO PROFITTO DI TWITTER – La fortuna di Twitter sono gli utenti e e non nel modo che si possa immaginare, poichè avviene al solo fine dell’archiviazione dati. Infatti, a differenza di quanto avviene per Facebook, Twitter vende i “cinguettii” pubblici degli utenti a sole quattro concessionarie. Queste quattro società licenziate sono GNIP, Datasift, Topsy, NTT Data e assolvono la funzione di unici rivenditori autorizzati di questo enorme flusso di dati. Il sistema di raccolta dati e nello specifico del flusso dei “tweet” è denominato firehose. Successivamente la raccolta, queste quattro società, rivendono il flusso filtrato a seconda delle necessità dei clienti interessati ad analizzare tweet e conversazioni relativi a un determinato tema. Come descritto da Carola Frediani, sul numero di settembre della rivista Wired, è apparso un’altro sistema di raccolta flussi chiamato Api. L’ “Api” (Application Programming Interface) è un programma attraverso cui delle istruzioni permettono di far interagire un’applicazione con un’altra piattaforma, che sono libere, funzionano in modo simile al firehose, ma con maggiori limitazioni.

Il ricavo record bisogna ammettere che però proviene dalla pubblicità. La struttura del social Twitter permette un triplice modo di compiere advertising. Ciò ha permesso alla società di Jack Dorsey di accumulare nello scorso anno 221 milioni di ricavi provenienti dalla suddetta attività. I formati di advertising che la piattaforma offre agli inserzionisti sono: promoted accounts, promoted tweets, promoted trend. Ognuna di queste tre tipologie di advertising si rivolge ad una differente tipologia di cliente o società.

Così, grazie agli strumenti di una piattaforma che doveva fare ben altro (condividere podcast), grazie all’inconsapevole avvallo dei propri utenti (che non leggono mai le Condizioni d’Utilizzo dei contratti) e al modello di advertising proposto, la società di cinguettii è andata alla conquista di Wall Street. In molti, da una prima analisi, hanno ritenuto che un’Ipo della piattaforma social avrebbe ripercorso la strada e la bolla di Facebook. L’esigenza di entrare in borsa, derivata dalla volontà di mettere a posto il bilancio, ove si può chiaramente evincere nell’ultimo anno di come i ricavi siano raddoppiati a dispetto delle perdite ormai triplicate. Dopo mesi preparatori, lo scorso 7 Novembre, la società di San Francisco che si è quotata al New York Stock Exchange e non al Nasdaq (Mercato dei titoli tecnologici), aprendo inaspettatamente le contrattazioni a 45,10 dollari per azione, il 73% in più rispetto ai 26 dollari previsti dall’IPO (Initial Public Offering).

Il titolo successivamente si è attestato attorno agli attuali 43 U$d, segnando di fatto un cambio di rotta rispetto alla maxi quotazione che vide protagonista Facebook. A curare l’Initial Public Offering (presentazione Ipo) è stato Anthony Noto, l’uomo chiave di Goldman Sachs per l’operazione. Twitter dovrà distribuire alle banche che hanno curato la sua quotazione il 3,25% della cifra raccolta, pari 2,1 miliardi di dollari, considerando anche l’opzione greenshoe. Per Greenshoe Option s’intende uno strumento utile per la stabilizzazione delle quotazioni iniziali del titolo successivamente l’Offerta Pubblica Iniziale (Ipo). La finanziaria che segue l’azienda, in questo caso Goldman Sachs a Twitter, nel processo di quotazione non esaurisce il suo compito con il collocamento delle azioni, ma ha un ruolo fondamentale anche nella fase immediatamente successiva all’offerta per la stabilizzazione delle quotazioni del titolo. Apparentemente, come per il social più amato da star e media (attenzione a Storify), gli elementi per far volare l’uccellino di Twitter sempre più in alto, sembrano esserci tutti.

Appare evidente di come nella storia del mondo, fin dai tempi della scoperta del fuoco, le idee vincenti avvengano per via di una strana casualità. Per Jack Dorsey la chiave di svolta è avvenuta su un’altalena di San Francisco e nonostante un’idea sbagliata o quantomeno arrivata troppo tardi, il Presidente del nuovo colosso è riuscito a cambiare la quotidianità di più cinquecentomilioni di persone ed il modo di fare informazione. Questo grazie anche all’ignoranza o pigrizia di chi non prestando attenzione alle “Condizioni d’utilizzo” non mira a proteggere la propria privacy. Ma, questa è un’altra storia dei nostri tempi.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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