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Salvati dal dharma?

Che cos’è il buddhismo? E perché il più autorevole settimanale di approfondimento politico ed economico al mondo vi dedica una delle sue rubriche più celebri (Schumpeter) nel numero di questa settimana?

Un buddhista genericamente, si riconosce in tre istituzioni dette gioielli (triratna): il Buddha (Siddharta l’Illuminato), il dharma, la comunità. Tralasciamo il primo e l’ultimo gioiello, focalizziamoci sul secondo. Il dharma.

Ruota del dharma

Nell’induismo, il dharma è una sorta di sintesi tra l’ordine del cosmo e la legge che impone tale ordine al cosmo stesso. In aggiunta, il buddhismo assegna al dharma altri due significati: la dottrina insegnata da Siddharta e la pratica di tale dottrina. I tre termini sono chiaramente legati: Siddharta, partecipando dell’ordine cosmico, è in grado di rivelarne le dinamiche; il fedele, interiorizzando tale insegnamento e mettendolo in pratica, contribuisce ulteriormente a mantenere l’ordine. Insomma, il dharma è una struttura circolare. Non è un caso che esso sia simboleggiato da una ruota in continuo movimento.

Cosa c’entra tutto questo con l’economia di mercato della quale The Economist è un fiero baluardo? Temo non molto. Seguiamo l’articolo.

Schumpeter cita:

  1. un portentoso corso che Google offre ai propri dipendenti. Il titolo è fantastico: “cerca dentro te stesso”;
  2. l’introduzione da parte di Ebay di una stanza dedicata alla meditazione, con tanto di addobbi floreali;
  3. Rupert Mardoch. Stronzo di fama mondiale, pare tragga grande vantaggio dalla meditazione trascendentale (io la Critica della ragion pura l’ho letta, ma francamente non saprei dirvi cosa cacchio voglia dire meditazione trascendentale);
  4. varie ed eventuali proposte da Facebook e Twitter;
  5. in appendice al punto (1): Google pare abbia fatto costruire nella propria sede di Mountain View un labirinto. Per meditare.

Che diamine sta succedendo al cinico capitalismo occidentale che Max Weber vedeva radicato nell’austero individualismo protestante? Proviamo a capirlo.

Rupert Murdoch

In primo luogo, prosegue l’Economist, il fatto che Apple, la società quotata con la capitalizzazione di mercato maggiore al mondo (dati non aggiornati, tra una meditazione e l’altra controllate su Bloomberg) sia stata fondata da un visionario che a lungo aveva campato grazie alla mensa del locale tempio Hare Krishna potrebbe aver avuto un ruolo.

In effetti il capitalismo 2.0 è radicato proprio nella cultura New Age che impazzava nella California degli anni ’70. E questo è un punto, non l’unico però. I nostri dispositivi mobili, mantenendoci costantemente connessi alla rete, hanno fatto sbiadire i confini tra ore lavorative e tempo libero. C’è chi rimpiange il cerca persone. Altri il servizio di posta a cavallo. Un’ora per meditare equivale ad un’ora senza essere perseguitati dalla fottuta lucina rossa del BlackBerry. Non solo. Se vivi di cifre e grafici, quell’ora passata a guardarti le punte dei piedi è ancora più preziosa.

p.txt

Il cerchio si chiude se si tiene conto che la meditazione trascendentale di murdochiana memoria è diventata in se stessa un business. Lululemon, un brand di abbigliamento da yoga, offre sul mercato portentosi materassini a prezzi modici. 70 dollari. 88 per quello grande.

Il teorema del capitalismo meditativo salta quando viene posta la domanda più ingenua possibile. La meditazione da salotto che Google propina ai suoi dipendenti ha qualcosa a che fare con le pratiche buddhiste e induiste? No!

In primo luogo perché non esiste una pratica meditativa comune alle tante scuole della religiosità orientale.

Il buddhismo Mahayana, per dirne una, ritiene che la Realtà sia vuota, nulla. La realtà (con la minuscola) che percepiamo, altro non è che una proiezione della nostra coscienza. La meditazione è un esercizio di auto-controllo volto a prendere atto dell’illusorietà dei nostri contenuti mentali, liberandoci dal dolore e dalle fatiche della quotidiana esistenza.

Tralasciando il fatto che l’impiegato medio di Morgan Stanley nutrirà una certa tendenza a ritenere quanto da me appena scritto una supercazzola, francamente non vedo il legame tra la meditazione del Mahayana e il fatturato di Google.
Il punto, conclude brillantemente l’Economist, è che se Murdoch medita è solo per essere più produttivo il giorno dopo, per lavorare quell’ora di più che lo renda competitivo rispetto alla concorrenza. Inutile dire che il dharma c’entri davvero poco con la competitività.

Questa scoperta del misticismo orientale è solo un goffo tentativo da parte del nostro sistema produttivo di fare i conti con impiegati sull’orlo di una crisi di nervi e con una crisi economica macroscopica. Tentativo non diverso da quello che Goldman Sachs fa annunciando che i suoi impiegati più giovani non dovranno più lavorare nel weekend, salvo tenere costantemente sotto controllo la casella email (eheheh).

Francamente? Apprezzo molto di più il cinismo del colosso finanziario rispetto al buonismo mistico in voga nella Silicon Valley.

About Giulio Valerio Sansone

Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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