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I miss the comfort in being sad

Qualcuno conoscerà Noah Baumbach come collaboratore ad alcune sceneggiature di Wes Anderson, ma il regista americano ha in realtà iniziato la sua attività prima del più celebre collega, ricalcando abbastanza pedissequamente le orme del comune maestro Whit Stillman. La sua filmografia ha alti e bassi, ma visto che il suo penultimo film, Greenberg, mi aveva favorevolmente impressionato, ero abbastanza impaziente di guardare il suo più recente Frances Ha. Altro motivo di attesa è stato la presenza davanti la cinepresa e come co-sceneggiatrice di Greta Gerwig, una delle giovani attrici americane più coinvolgenti e talentuose ad emergere negli ultimi anni.
Il film ruota intorno alle disavventure di Frances, una twentysomething newyorkese d’adozione che si barcamena tra il suo lavoro in una compagnia di danza, il rapporto con la sua migliore amica Sophie e tutti gli annessi e connessi della vita metropolitana. Le varie sequenze hanno talvolta un retrogusto vignettistico, amplificato dal bianco e nero e dal montaggio spesso febbrile, e più che concatenarsi per raccontare una storia servono a tratteggiare il personaggio di Frances, che è poi un po’ il personaggio stock della Gerwig.
Proprio la protagonista merita particolare attenzione in questo caso perchè pur essendo la sua prestazione esattamente quello che ci si può aspettare da lei a questo punto della sua carriera, va detto che il plateu su cui si è stabilita è di un’eccellenza devastante. Non voglio usare troppi paroloni perchè in fondo la cosa non sarebbe nemmeno in accordo con lo spirito di molte sue interpretazioni, ma Greta Gerwig mi fa piangere e ridere contemporaneamente per l’intera durata di tutte le sue scene in qualsiasi film in cui l’ho vista. Non so, le voglio veramente bene, scoprire l’esistenza di una vera persona dietro al personaggio che si è creata sarebbe un colpo da cui non potrei mai riprendermi, e spero sinceramente che inventino la macchina del tempo per farla recitare con John Cusack a metà anni ’90.
Frances Ha in generale è un film molto carino nel suo manierismo: sì, stiamo parlando di first world problems a non finire e i personaggi tendono all’affettazione un’anticchia più di quanto sarebbe salutare, ma fatte queste premesse resta una visione piacevole e che se non altro si tiene lontana da certi eccessi retorici di molto cinema americano indipendente. 

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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