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La filosofia nell’età della scienza

Colgo l’occasione per rubare il titolo dall’omonimo libro di Hilary Putnam, uscito qualche tempo fa; il furto del nome non è casuale: in questa sede vorrei fare il punto su quale dovrebbe essere la relazione che intercorre oggi fra la scienza (intesa come l’insieme delle varie branche del sapere scientifico) e la filosofia. Già il fatto che le scienze speciali e la filosofia indaghino la stessa cosa, ovvero il reale, pone inevitabilmente la questione del reciproco riconoscimento e soprattutto il problema della divisione del “lavoro epistemico”. Cosa può studiare l’una che l’altra non può? Cosa può dire una delle due senza ricevere il veto dell’altra?

Di fronte a questa criticità due sono gli atteggiamenti, ovviamente discordanti, che sono stati assunti. C’è un filone, principalmente nell’ambiente anglosassone, che non vede differenza fra il lavoro filosofico e quello empirico. Scienza e filosofia sono un medesimo tessuto conoscitivo visto da punti di vista diversi. Dunque, se sono la stessa cosa è ovvio che vi è un’identità di obbiettivi e approcci: si presuppone a monte un’esclusività ontologica, ovvero che esistono solo le entità che le scienza postula, un’altra di tipo semantico, quindi  solo i concetti impiegati nelle scienze sono genuini ed infine l’ultima è di tipo metodologico: dare un’immagine corretta e una conoscenza certa del mondo è possibile solo con il metodo sperimentale o almeno con un analisi dei risultati empirici a posteriori. Tale scelta di campo è nota solitamente come naturalismo.

L’altro atteggiamento, piuttosto diffuso nel continente europeo, è quello di vedere la scienza come minaccia o comunque con molta diffidenza. La ricerca empirica è un tecnicismo che demistifica l’essere umano in una serie di intercorrelazioni riduttive, minacciando la filosofia che si vede usurpata della sua capacità di parlare del mondo, di non poter dire più nulla sulle cose. Si cerca allora di allontanare nettamente i due ambiti oppure di delegittimare criticamente la verità scientifica: sono problemi completamente diversi, le scienza sbaglia nel ridurre qualcosa a qualcos’altro, sono modalità irriducibili, è l’esistenza la cosa fondamentale, ci occupiamo solo di produrre concetti e così via. La paura di vedere il margine filosofico corroso da altri settori porta a chiudersi in una torre d’avorio, sordi di cosa il progresso scientifico può rivelarci di nuovo. È a quel punto che i filosofi non vengono più presi sul serio, come molte volte accade.

Sinceramente vedo entrambe le impostazioni come viziose. Non si possono escludere i risultati di qualunque scienza. Se la filosofia non vuole rinunciare a parlare della realtà, deve collaborare attivamente ad un’integrazione; quest’ultima può dare un suo contributo: può riempire i vuoti congetturali che si formano fra le teorie, definire leggi ponte per unificare la moltitudine di campi scientifici che si moltiplicano senza sosta e avere un ruolo di primo piano nel chiarificare i concetti impiegati. A patto ovviamente che i risultati siano a loro volta presi come punti di partenza per la filosofia e che strutturino così le nostre teorie filosofiche.

D’altra parte, collaborare con la scienza non vuol dire dissolvere la filosofia nella ricerca scientifica. Le due rimangono distinte e non sono un unico tessuto, a differenza del naturalismo. Non c’è un solo aspetto naturalistico e materiale nella realtà, bensì anche un aspetto normativo, come l’etica, l’estetica o il libero arbitrio. Come affrontiamo cose come il bello, il giusto e sbagliato o l’esperienza quotidiana ingenua? Fanno parte del nostro mondo allo stesso modo dei numeri o della forza di gravità. Per il semplice fatto che non possono essere analizzati in maniera scientifica, ciò non li rende secondari o meno influenti. È qui che la filosofia allunga la portata della nostra conoscenza, affrontando tutti quei problemi che non coinvolgono complessità strettamente empiriche. È accettata quindi una pluralità esplicativa e una ricchezza di prospettive che coinvolgono le nostre vite e la nostra realtà, che non appiattisce il mondo su di un unico piano, bensì si apre a più livelli di spiegazione, che aggiungono sempre qualcosa in più rispetto agli altri.

Io credo che ci troviamo nel periodo storico più eccitante per la filosofia: nuovi orizzonti si aprono, dove può collaborare con le varie scienze in maniera congiunta a quella grande impresa umana che è la ricerca della verità, contro ogni relativismo, post-modernismo o sfiducia nella ragione.

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