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Venere in pelliccia

Prosegue la fascinazione di Roman Polanski per gli ambienti teatrali. In Carnage i quattro protagonisti si trovano in una casa dalla quale sembrano non poter uscire, quasi un Dio del massacro li costringesse ad accanirsi gli uni sugli altri, ricordando un vecchio angelo sterminatore. Con Venere in pelliccia il gioco si fa scoperto, siamo infatti proprio in un teatro. Solo due personaggi tengono la scena: Thomas, un regista teatrale che ha scritto l’adattamento del romanzo di Sacher-Masoch e sta cercando una protagonista e Vanda, che del personaggio porta persino il nome e si candida ad interpretarlo. I due si trovano da soli nel teatro vuoto perché Vanda si presenta con molto ritardo, quando i provini sono già terminati, ma riesce a convincere il regista ad esaminarla ugualmente. Così Thomas interpreta Severin, il protagonista maschile del romanzo, per lanciare le battute alla Vanda aspirante Vanda. Da qui in poi è tutto molto prevedibile: la finzione invade la realtà, i ruoli si confondono con gli attori che li interpretano e la situazione è trainata da un inarrestabile climax. Questa prevedibilità è il principale difetto di un film già concettualmente poco movimentato. Se dal lato tecnico le cose si reggono molto bene (fotografia intensa, gestione pregnante di tutti gli spazi del teatro, ottima recitazione) è dal lato narrativo che l’opera mostra il fianco. Infatti, una volta intuito lo svolgimento della storia, l’unica cosa che tiene alta l’attenzione dello spettatore è vedere come verrà illustrata la trasformazione della relazione tra i due protagonisti. Purtroppo, se in Carnageera molto riuscita l’analisi psicologica della degradazione dei rapporti, non possiamo dire la stessa cosa qui. Thomas/Severin si sottomette in modo repentino, da un momento all’altro, o per meglio dire, a scatti e Vanda/Vanda assume il controllo senza nessuna vera resistenza. Il momento della prima trasformazione è addirittura sottolineato da una musichetta extradiegetica… È invece interessante il sorvolo sulle molteplici relazioni di potere che vengono rappresentate: Regista/Attore, Adattatore/Romanziere e persino Psicanalista/Paziente. Vanda, che quando recita è una Dea dalla bravura disarmante, ma quando è se stessa appare come una cretina, superficiale e ignorante, insidia continuamente la falsa buona coscienza da artista di Thomas che dichiara di volere solamente rappresentare una bella storia che non deve essere ricondotta, cioè ridotta, a questioni sociali. Chi vincerà, ancora, è intuibile.

Polì à la plage  – Alessandro Lolli

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Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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