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Sognerai Monet

Claude Monet, basta sentire il suo nome per provare quel brivido che solo pochissimi artisti sanno regalare. Sono quegli artisti che non hanno descritto la realtà, non hanno osservato e riprodotto il mondo circostante, ma hanno creato una dimensione nuova, un nuovo modo di concepire l’arte. Claude Monet è uno di questi. Nasce a Parigi nel 1940. Sin da giovanissimo era solito girare con carboncino e carta, per assecondare ogni slancio artistico che si impadroniva di lui, ogni istinto atto a catturare un’immagine della realtà che attraeva la sua attenzione. Si trasferisce  con la famiglia a Le Havre, dove il padre iniziò a gestire una drogheria nel piccolo paese a nord di Parigi.  
Dal 1856, si iscrive alla scuola di disegno della città, pagandosi gli studi lavorando. Claude, in questa realtà, venne a contatto con autori celebri e già affermati come Courbet, al quale lo legò una sincera amicizia non senza continue controversie. Courbet cercò, infatti, di insegnare al giovane Claude l’importanza del dettaglio, della fedele riproduzione della realtà, ma senza grande successo: Monet non era un ritrattista e non lo sarebbe mai stato. Monet conobbe il pittore Eugène Boudin, suo grande amico e maestro, che tra i molti insegnamenti che riservò a Monet, uno lo colpì in maniera decisiva: «come ogni cosa dipinta sul posto abbia sempre una forza, un potere, una vivacità di tocco che non si ritrovano più all’interno dello studio».  E’ così che Monet, per la prima volta, cominciò ad avvicinarsi a quello che di lì a breve sarebbe stato il pilastro della pittura impressionista, ossia la pittura “en plein air”, all’aria aperta; Nello stesso anno Monet espose a Rouen per la prima volta una sua opera, la Veduta di Rouelles , dando così inizio ad un’interminabile serie di opere che, tra molte critiche e alcuni elogi, lo condurranno a diventare un vero astro nel firmamento della pittura europea e mondiale. Monet non amava i musei. A differenza dei suoi colleghi, visitava raramente il Louvre, in quanto  non s’interessava ai classici esempi della pittura.  
Monet non era attratto dalla “tecnica” in quanto tale, che rese famosi autori del calibro di David e Courbet. Monet amava raffigurare la natura per come appariva in quell’istante della giornata, in quel preciso momento. Per primo introdusse l’uso della pennellata “svirgolettata”, tratti brevi e rapidi per non “perdere l’attimo” di quella sfumatura di luce che il tramonto  stava portando via, per non lasciarsi sfuggire quel particolare riflesso di luce che si stagliava sull’acqua dello stagno appena increspato .Ogni attimo per Monet è unico e irripetibile. Non va solo dipinto, ma va “vissuto”. L’immagine ritratta, priva di contorni o confini, é  costituita da tratti di colori di diverse tonalità intrecciati con altri colori ed altre sfumature, creando effetti di luci e ombre assolutamente uniche. La tela doveva essere dipinta in breve tempo per non perdere quell’attimo magico in cui il pittore coglie la vera essenza di un paticolare momento della giornata. Pennellate di colori diversi, accostate tra loro, formavano nuovi colori mai visti prima, nuove sfumature. L’occhio dell’osservatore si perde tra i riflessi dell’acqua, tra i bagliori rossi e arancioni del cielo al tramonto, nella foschia azzurra dell’alba, tra le foglie degli alberi che sembrano mosse dal vento, tra le ombre sulle ninfee, tra le sfumature del legno di un ponte immerso nel verde, rimanendo totalmente incantato. Tutto questo non veniva eseguito con metodo, con un attento studio preparatorio, bensì nasceva dall’istinto del momento, dalla fugace impressione che riceveva l’artista, da come l’autore “sentiva” il soggetto.  
Non è un caso che Monet fosse rimasto affascinato dalle opere di Edouard Manet, grande precursore dell’arte impressionista. Manet, con la sua pittura “a macchie”, rappresenta il ponte di collegamento tra l’arte classica rappresentativa, e la moderna pittura impressionista con la tipica “pennellata svirgolettata”, istintiva e fortemente suggestiva. Il 15 aprile 1874, nello studio del celebre fotografo Nadar, viene allestita la mostra del gruppo Societé anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, composto da grandi artisti incendiati da forte spinta innovativa quali lo stesso Monet, come anche Cézanne, Renoir Degàs , Pissarro e Sisley, Morisot, critici nei confronti della pittura, allora di successo, accettata regolarmente dalla critica della Parigi di metà Ottocento. Monet vi presenta la tela, dipinta due anni prima, Impression, soleil levant; il critico Louis Leroy pertanto decide che quel nuovo stile pittorico, magnifico e rivoluzionario, da quel momento si sarebbe chiamato “ impressionismo”.

Scrive Jules Castagnary, autorvole studioso e critico d’ arte:  “sono impressionisti nella misura in cui non rappresentano tanto il paesaggio quanto la sensazione in loro evocata dal paesaggio stesso. E proprio questo termine è entrato a far parte del loro linguaggio […]. Da questo punto di vista hanno lasciato alle loro spalle la realtà per entrare nel regno del puro idealismo. Quindi la differenza essenziale tra gli impressionisti e i loro predecessori è una questione di qualcosa in più e qualcosa in meno dell’opera finita. L’oggetto da rappresentare è lo stesso ma i mezzi per tradurlo in immagine sono modificati […]”.
 
Uno stesso soggetto viene spesso rappresentato a diverse ore della giornata, in momenti differenti come se l’autore dell’opera volesse cogliere la vera realtà di quella raffigurazione, nella sua istantanea totalità. I suoi soggetti sono sempre ritratti svariate volte per esplorarne tutte le sfaccettature di luce e colore. Tra le sue opere più famose caratterizzate da questa metodica, vi è quella che raffigura la cattedrale di Rouen che viene replicata in ore e condizioni di luminosità diverse, con diverse condizioni atmosferiche. Ogni quadro risulta così diverso dall’altro, anche se rimane identificabile la sua essenza di base nella  fugacità del momento. Monet e gli impressionisti hanno dato inizio ad un nuovo modo di vivere l’arte. Non é più l’artista che ritrae la natura, ma é la natura che ritrae se stessa attraverso gli occhi del pittore e le sensazioni che scaturiscono nel suo animo.
Giovanni Alfonso Chiariello

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