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Blue Jasmine e la terza età di Woody Allen

Andare ogni anno a vedere il nuovo film di Woody Allen è un rituale che trovo sempre piacevole e rilassante. La qualità dei suoi lavori negli ultimi dieci anni è stata ondivaga, ma le aspettative non sono mai alte e se ogni tanto si incappa in un passo falso la delusione è minima, mentre quando il vegliardo coglie nel segno ho sempre la sensazione che sia un di più non dovuto e torno a casa particolarmente contento.
Il film di quest’anno si intitola Blue Jasmine e racconta la storia di una signora dell’alta società newyorkese costretta a rifarsi una vita dopo che il facoltoso marito viene arrestato per ogni tipo di frode finanziaria conosciuta e immaginabile. Jasmine si trasferisce a San Francisco dalla sorella Ginger che conduce una vita ben più umile di quella a cui è abituata, e il film giustappone le vicende californiane dell’emigrata con i “fasti” della sua vita sulla costa orientale, svelando man mano le circostanze che hanno portato all’arresto del marito.
La premessa del film si presterebbe sia ad un taglio comico che ad uno drammatico, e sebbene il trailer desse ad intendere che fosse il primo a predominare la realtà è che Blue Jasmine è un film tristissimo e desolante, e gli aspetti tragicomici e farseschi di parte della vicenda non fanno che accentuare questa drammaticità di fondo. In questo senso credo che Blue Jasmine sia il primo caso di successo nella lunga saga dei tentativi di Woody Allen di produrre un buon film drammatico. É dagli anni ’70 che a intervalli regolari Allen ci rifila polpettoni di varia digeribilità nel tentativo di rivendicare una poliedricità che non ha mai avuto -quantomeno non in quella direzione- ed è significativo che il primo successo in questa sua missione giunga con un film che mantiene molti degli elementi e delle situazioni classiche del suo cinema, situazioni con cui evidentemente il regista si trova più a suo agio e che con più maestria è finalmente riuscito a manipolare al punto da portare la pellicola in un luogo che in altri cent’anni di imitazioni di Bergman o favolette moraliste non avrebbe raggiunto.
Molto del peso del film ricade sulle spalle delle due interpreti, ossia Cate Blanchett e Sally Hawkins, che lo sostengono magistralmente e anzi lo sospingono ancor più in alto di quanto una sceneggiaura non senza le sue ingenuità avrebbe potuto. Opposte come lo yin e lo yang, le due improbabili sorelle -talmente improbabili che nel film viene chiarito che sono entrambe adottate- rappresentano una delle polarità fondamentali del film, e se la Blanchett resta di gran lunga la protagonista, la Hawkins svolge un importante ruolo di contrappeso, indispensabile per evitare che il film scivoli nel cinismo e in una vuota satira di costume dell’alta società della grande mela che sarebbe stata decisamente poco interessante.
Tra gli ultimi lavori di Allen, Blue Jasmine mi ha ricordato più da vicino il sottovalutato You will meet a tall dark stranger, non tanto per i temi trattati quanto per il tono insolitamente diretto e la relativa mancanza di quel manierismo che è stata una grossa parte di molti dei più recenti insuccessi del cineasta newyorkese. Blue Jasmine sa essere secco e brutale senza che queste caratteristiche vengano preannunciate od enfatizzate, e la mancanza di una risoluzione finale, di un’epifania che redima o “completi” il protagonista contribuisce ad elevare la pellicola al di sopra di molti altri pur validi lavori passati che peccavano però di una certa piccolezza e volontà di essere inscritti a tutti i costi nel familiare microcosmo alleniano.
Un colpo di coda per un vecchio volpone dunque, e un film di valore a tutto tondo; per trovare un lavoro di magnitudo comparabile nella filmografia del buon Woody bisogna risalire almeno a Deconstructing Harry, se non oltre, per cui lo consiglio a chiunque non conti I giorni che ci separano dalla pensione di questo veterano della cinepresa.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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