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Emanuele Severino: il divenire e il nulla

Emanuele Severino

Pànta Rhêi affermava Eraclito, tutto scorre in un continuo divenire. Le acque del fiume in cui ci siamo immersi nel suo scorrere non sono più le stesse il momento immediatamente seguente. Ma è davvero così? Prima di Aristotele, c’era Parmenide. Egli nella sua unica opera, Sulla Natura (o Poema sulla Natura) mise fortemente in dubbio questa verità. Se tutto scorre, allora vi è un’alternanza di essere e nulla che prima è e poi non è e torna di nuovo ad essere in maniera contraddittoria. Non fu però l’unico a mettere in discussione il mutamento delle cose. Emanuele Severino, classe 1929, è un neoparmenideo, a suo parere non esiste il divenire. C’è chi come Massimo Cacciari lo ha definito uno dei massimi filosofi del novecento, altri invece lo hanno definito semplicemente come un sofista (in termini minimi un mentecatto). Fatto sta che pone una sfida interessante agi studi di metafisica.

Andando contro la nostra esperienza quotidiana, pone un paradosso. Partendo dalla metafisica di Parmenide, le cose o esistono o non esistono, sono in uno stato di essere o non-essere. In questa logica ferrea non vi è spazio per una via di mezzo. Il divenire presuppone che vi sia il passaggio di una cosa dall’essere al non-essere, o perlomeno un passaggio di una parte di esso da uno stato ad un altro.

Secondo Severino ciò è contraddittorio. Se una cosa esiste è perché è in essere ovviamente, quindi il passaggio da uno stato ad un altro indica una convivenza di essere e nulla nella stessa cosa, che è logicamente contraddittorio. Se una cosa è, non può non-essere in un altro aspetto o in un momento successivo.

Il nulla di per sé non esiste. Ciò che esperiamo quotidianamente come esistente sono le cose stesse, non la loro mancanza. Dire che qualcosa muta è affermare che essere = nulla, ma è assolutamente contraddittorio. Data questa struttura metafisica, la conseguenza è banale: non c’è cambiamento. Come abbiamo detto però, nella vita di tutti i giorni osserviamo il divenire. La fisica, la biologia e la chimica basano la propria ricerca empirica su di esso. È qualcosa di ovvio che vediamo. Per Severino la spiegazione del paradosso è questa: la cosa stessa non smette di esistere, bensì scompare ai nostri sensi e alla vista; se dicessimo che smette di esistere, ci ritroveremo nella contraddizione precedentemente dichiarata. Dunque il divenire è descrivibile in termini di apparire: è un’esperienza illusoria. Non c’è nient’altro che l’essere.

È da qui che Emanuele Severino ricostruisce il significato di una parola molto spesso usata: nichilismo. Quest’ultimo ha una valenza morale, ma al tempo stesso ontologica. Nichilismo è l’essere umano che nella storia del pensiero, fin da Platone e Aristotele, ha introdotto il nulla in qualcosa dove il niente non è mai stato presente. L’errore dell’uomo occidentale è pensare che  se brucio un foglio di carta, esso smette di essere tale e si trasforma in qualcosa di diverso. Il problema di Severino però è che se brucio la carta, essa rimane comunque carta, indipendentemente dalle apparenze; se l’essere è immutabile, poiché come accennato non vi può essere il nulla, allora non vi è neppure contingenza, perché implicitamente accetta il nulla nelle varie entità. A questo punto, se confutiamo ogni forma di cambiamento c’è un’unica conseguenza: l’essere è eterno, in quanto non può corrompersi né modificarsi (se non in quanto una serie di apparenza).

Se non vi è la possibilità del divenire e della contingenza, ciò significa che tutto ciò che è, ha carattere di necessità. Non può essere altrimenti. Non ci sarebbe neppure il libero arbitrio: scegliere liberamente è decidere fra due opzioni, una sarà in essere e l’altra no, però come ripetuto non c’è il nulla e il divenire. Quindi non c’è neanche il libero arbitrio dell’essere umano!

La posizione severiniana è comunque estrema e difficile da sostenere fino in fondo. La concezione di “essere” che Severino riprende da Parmenide è povera. Come afferma Aristotele nella Metafisica, l’essere “si dice in molti modi”. Nel linguaggio la copula ha tantissimi usi: dall’affermare la presenza di un oggetto, fino alle funzioni di predicazione (è bianco, è alto, è sciocco, ecc). La parola non può essere appiattita su due soli significati.

Ciononostante l’affermazione di una metafisica più moderata ha comunque i suo grattacapi da risolvere: accentando pacificamente ciò che ci suggerisce il senso comune, il cambiamento, quand’è che qualcosa muta? Se io togliessi una molecola da una macchina, la differenza sarebbe impercettibile. Stessa cosa se ne levassi un’altra e un’altra ancora. Alla fine però quando ho tolto tutte le molecole non è più una macchina, ma a che punto della mia operazione di togliere smette di essere un’automobile? Questo per dire che in ogni caso Emanuele Severino ci mette davanti a una seria sfida per la metafisica, su cui è necessario riflettere.

Bibliografia Consigliata
E. Severino, La Struttura Originaria, La Scuola Editrice 2012.
E. Severino, L’essenza del Nichilismo, Adelphi 1995.

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