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La Cina, la conquista dell’oro e del futuro

Un detto recita testualmente “C’è chi scende e c’è chi sale”. Tale frase appartenente alla cultura popolare italica potrebbe esser facilmente utilizzabile come assioma per i mercati delle materie prime. Nell’ultimo lustro abbiamo assistito ad un rapido cambiamento delle gerarchie economiche e geopolitiche del mondo. L’Europa, come in molti annunciavano dagli anni cinquanta del novecento, ha perso quasi totalmente la sua influenza e si è affacciata prepotentemente l’Asia. Parlare di Asia come unicum non ha propriamente senso. Per tale motivo alla parola Asia subito il pensiero fa corrispondere il continente più grande del mondo alla Cina. Nel 2012 il “Dragone Cinese” aveva sconfessato tutte le Università americane ed europee circa l’elemento chiave energetico su scala mondiale. Infatti, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) che aveva annunciato al mondo l’inizio di una “Rivoluzione Blue”, la quale avrebbe visto il consumo di metano aumentare del 50% entro il 2035,fu pienamente sconfessata. A causa della Cina, il dumemiladodici, fu l’anno dell’Ascesa del Carbone.

IL WORLD GOLD COUNCIL 2013 – Il World Gold Council, ente internazionale che racchiude le aziende minerarie aurifere e ne sviluppa dati e statistiche, pubblica il suo rapporto annuale circa il metallo più prezioso. Il World Gold Council, creato nel 1987, è un’associazione industriale delle principali aziende minerarie aurifere. Il suo scopo è quello di stimolare la domanda di oro da parte dell’industria, dei consumatori e degli investitori. Il presidente è Gregory C. Wilkins, ex presidente della Newmont Mining Corporation. Amministratore delegato è James E. Burtonn, ex amministratore delegato del California Public Employees’ Retirement System. Il Rapporto del WGC si articola su tre macro-aree: la richiesta d’oro, gli scambi nei mercati finanziari e l’individuazione e calcolo delle riserve aurifere in ogni singolo Stato. Dal rapporto risulta che nel terzo trimestre la domanda di gioielli, lingotti e monete è ammontata complessivamente a 2.896 tonnellate, il 26% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La domanda di sola gioielleria è stata pari a 487 tonnellate, in aumento del 5% tendenziale, con la parte del leone rappresentata dalla Cina (164 tonnellate). A trainare il trend positivo dell’oro nel 2012 fu l’India, che apportò rispetto al 2011 una richiesta d’oro che fece segnare un + 12%. Nel 2013, dopo averla scavalcata nell’utilizzo di carbone, la Cina ha conquistato lo scettro di paese alla ricerca d’oro.

LA CINA SEMPRE PRIMA O QUASI – La Cina sta scardinando un pezzo alla volta tutti i punti di forza delle Banche Centrali degli altri competitor mondiali. Con la “produzione di massa” e la definitiva dimostrazione di come il “comunismo” applicato al lavoro sia argomento da salotto terzomondista, si è imposta a superpotenza mondiale. Dopo aver riallacciato rapporti molto forti con la Russia ed il Brasile, creando il secondo blocco mondiale contrapposto a quello della NATO, essa ha consolidato nell’ultimo semestre il controllo del debito pubblico di molti paesi europei. Ora il suo obiettivo è quello di imporsi come paese con il maggior numero di riserve aurifere assieme a Stati Uniti, Germania, India e Italia. Secondo il World Gold Council (WGC), insieme all’India, è il paese in cui la domanda di oro registra ritmi di crescita più forti a livello globale. Marcus Grubb direttore per gli investimenti del WGC, dichiara come «La richiesta in Cina sia estremamente forte», additando tra i principali fattori che trainano il mercato i timori di rialzi dell’inflazione. Dati alla mano, nei primi tre mesi del 2011 la domanda di lingotti e monete d’oro in Cina è stata pari a 90,9 tonnellate, segnando un incremento del 123% rispetto alle 40,7 tonnellate dello stesso periodo dell’anno precedente.

L’ANALISI DI WILLIAM KAYE – William Kaye, ex di Goldman Sachs e direttore di molti fondi d’investimento a Hong Kong, ha rilasciato delle dichiarazioni che tracciano il passo di ciò che realmente sta accadendo nel mondo. La sua dichiarazione è quasi una consacrazione per il “Dragone Asiatico”. Kaye ha recentemente dichiarato come “L’egemonia mondiale sta cambiando . Questa regione del mondo, l’Asia del Pacifico e in particolare la Cina, si sta posizionando per diventare la potenza mondiale dominante nei prossimi 5-10 anni. Le mie fonti mi dicono che, contrariamente alle cifre ufficiali disponibili, la Cina possiede fra 4’000 e 8’000 tonnellate di oro fisico. Non solo i cinesi sono i più grandi produttori di oro, ma sono anche i maggiori importatori di oro al mondo. E’ un’iniziativa strategica. La Cina accumula massicciamente e rapidamente l’oro estirpato all’Occidente. Una dinamica molto geopolitica e l’Estremo Oriente ne esce vincitore. Nel nuovo Ordine mondiale che emanerà quando questo “raid” sarà terminato, la posizione di Cina, Russia e Brasile sarà notevolmente migliorata. Per contro, la posizione degli Stati Uniti, dell’Europa e del Regno Unito sarà notevolmente ridotta. Penso che la Cina non abbia terminato di accumulare oro. Dai forzieri occidentali ne è uscito molto, lo hanno ammesso le grandi banche centrali, la Federal Reserve, la Banca centrale europea e la Banca d’Inghilterra”. Ciò a conferma di come la battaglia persa nella partita siriana sia stata la dimostrazione di forza di un nuovo e coeso blocco politico. Come sarà facilmente desumibile ai più, il cammino della storia dell’umanità, sta entrando in possesso della Cina. Questo mentre l’occidente perde asset strategici, riserve aurifere e svende il suo debito pubblico. In questo quadro l’Unione Europea, risultante delle istanze dei popoli che hanno tracciato fino ad un secolo fa il progresso umano, sembra quanto mai fragile e al momento incapace di risposte. Nel mondo soffia un vento diverso che arriva dall’est. L’Italia si ferma al Brennero mentre la Cina si mangia le nostre riserve aurifere e futuro.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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