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Lo Hobbit: desolante desolazione

L’anno scorso ero uscito dalla sala con un sorrisone, quest’anno molto meno. Le aspettative erano diverse visto quanto piacevolmente ero stato sorpreso dal primo capitolo della nuova trilogia, ma credo che La desolazione di Smaug abbia diversi problemi che hanno poco a che vedere con il mio livello di attesa. Innanzitutto, e per quanto poco la polemica mi era risultata interessante all’epoca, questa seconda puntata mette in evidenza quanto poco assennata sia stata la decisione di girare tre film, di lunghezza non indifferente peraltro. La desolazione di Smaug è la definizione di un capitolo transitorio all’interno di una saga: per l’intera durata del film assistiamo al peregrinare dei protagonisti attraverso la terra di mezzo, di fatto barcamenandosi tra una scena d’azione e pseudo-suspance e la successiva senza che si abbia la sensazione di fare particolari passi avanti nè per quanto riguarda lo sviluppo della trama, nè per la definizione dei personaggi.

Quest’ultimo punto in particolare è stato particolarmente deludente; Bilbo è completamente messo da parte e a stento lo si può considerare il protagonista del film, ma a questo declassamento si è sopperito con il tirare in mezzo personaggi insostanziali alle cui vicende gli sceneggiatori in primis non sembrano essere particolarmente interessati. Il che è un peccato perchè tutta la parte sulle tresche elfico-naniche sembrava poter essere una dorsale importante per il film e spero che trovi un po’ di spazio nel film conclusivo.

Un personaggio che invece sostanziale lo è decisamente, e per vari motivi, è lo stesso Smaug, che è un po’ il fiore all’occhiello del film. Le scene ambientate dentro la prigione dorata di Erebor sono di gran lunga le più soddisfacenti dell’intera pellicola, e per quanto una certa parte degli squilibri del film possa essere addebitata alla volontà di rendere particolarmente centrale l’incontro col drago, si può se non altro dire che almeno su questo punto l’obiettivo è stato centrato.

Ottimamente interpretato -tramite non so quale sofisticata tecnologia di motion capture- da Benedict Cumberbatch, il drago Smaug è tutto quello che ci si aspetterebbe da un mostro mitologico e la sua realizzazione tecnica lascia decisamente sbalorditi. Sotto questo punto di vista vale la pena far notare come anche questo pur deludente capitolo della saga si situi una tacca sopra a qualsiasi altra produzione di magnitudo comparabile in quanto a gusto e maestria nell’utilizzo degli effetti speciali e nel design dei set e dei costumi. Il paragone con altre megaproduzioni tipo Avengers è quasi imbarazzante, e per quanto il lavoro di Peter Jackson sia stato e continui ad essere discutibilissimo sotto molti punti di vista, so che se avessi qualche centinaio di milioni di dollari e volessi produrre un film lui sarebbe il primo che chiamerei. Posto che non volessi perdere i soldi, chiaro, altrimenti boh, li darei a Sion Sono e aspetterei di essere risucchiato nel buco nero che creerebbe per esigenze sceniche nel set approntato in una macelleria di Chernobyl.

Lo spudorato cliffhanger che conclude La desolazione di Smaug è solo la beffa finale di un film a cui manca fondamentalmente una ragion d’essere narrativa, e che non riesce a prendere un ritmo che metta i vari set-pieces in condizione di sopperire alle mancanze della sceneggiatura. Non ho letto il libro e quindi non so bene cosa aspettarmi, ma ora come ora faccio fatica a immaginare come la faccenda possa essere portata avanti per altre tre ore. Spero che le diminuite aspettative possano portare ad un’altra positiva sorpresa.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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