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Computer Chess: modernariato d’autore

Mumblecore era un po’ una buzz-word cinematografica qualche anno fa. Personalmente non ho ancora capito bene se il termine dovesse identificare un sottogenere, un movimento o addirittura una specie di ideologia in stile Dogme, sta di fatto che oggi come oggi se ne sente parlare molto meno e pace così. I registi che più erano associati all’etichetta continuano però a lavorare, e in particolare Andrew Bujalski, l’ex enfant prodige che era diventato un po’ l’icona di tutta la faccenda. Oggi vorrei parlare del suo ultimo film, presentato l’ormai scorso anno al Sundance FF, ma che ha anche fatto una comparsata nel nostrano festival di Torino.
Il film si intitola Computer Chess e racconta degli accadimenti circostanti un torneo di intelligenze artificiali scacchistiche nei primi anni ’80. La prima caratteristica che si nota è ovviamente il bianco e nero in stile Super 8 che insieme alle spesse montature degli occhiali e alle improbabili camicie così prontamente situa temporalmente la vicenda. La caratterizzazione dell’ambiente proto-nerd che ne consegue è incredibilmente immediata e non sarebbe inconcepibile scambiare le immagini di Computer Chess per riprese d’epoca, il che è sicuramente uno dei maggiori motivi se non altro di curiosità nei riguardi del film.
L’irrimediabile anacronisticità dell’ambientazione e delle azioni dei personaggi rinchiude la pellicola in una specie di bolla atemporale che è però solo uno dei tratti che le conferiscono un’aura di surrealtà. Nella sceneggiatura trovano infatti spazio una bizarra congrega new age che condivide l’hotel con il torneo, voci di un interessamento del pentagono alle attività dei programmatori, droghe ricreative e l’attività di Nikola Tesla: un cocktail che insieme alla varietà di economici “effetti speciali” che il film utilizza lo rendono un geroglifico alquanto problematico da decifrare.
Molto poco chiaro è anche il tono che il film vuole darsi. Se sicuramente non si può parlare di una pellicola drammatica, mi pare però anche un azzardo definire Computer Chess una commedia, e più che situarsi in quello spiacevolmente vago calderone del “dramedy” che tanto ha contribuito a caratterizzare Sundance negli anni, penso che l’ultimo lavoro di Bujalski si situi in uno scomodo limbo, che, ancora, sembra essere coerente con la programmatica terzietà del film.
In definitiva Computer Chess è un’esperienza se non altro inusuale e molto probabilmente più complessa di quanto sia riuscito ad esprimere nelle ultime righe. Da provare.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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