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Liberal Naturalism

HLC – Cern di Ginevra

Uno degli argomenti più delicati del dibattito contemporaneo è: la scienza è davvero la soluzione a tutte le nostre domande? La risposta immediata è «no». Esistono problemi irrisolti. È – in effetti – una risposta corretta, tuttavia semplicistica. È vero, esistono problemi irrisolti, ma alcuni di questi sono risolvibili, altri no.

Prima o poi riusciremo a ricostruire una gamba paralizzata, ma mai e poi mai – perlomeno così mi è stato detto – riusciremo a ricreare il Big Bang in laboratorio. Esiste tuttavia una scuola di pensiero, peraltro abbastanza forte, che ritiene che l’unico modello di pensiero valido sia quello scientifico. Punto.

I seguaci di questo atteggiamento si fanno chiamare naturalisti (ehehehe, vi ricorderete: il nostro amico W.V.O. Quine è un po’ il capoccia della compagnia).

Un naturalista ha, semplificando, quattro convinzioni:

  1. esistono solo gli oggetti che la scienza è in grado di gestire. In altri termini esistono solo gli oggetti materiali;
  2. esiste un solo metodo di indagine della realtà: quello scientifico classico;
  3. le uniche frasi vere del nostro linguaggio sono quelle che si riferiscono a oggetti materiali (punto 1).
  4. la filosofia e la scienza sono la stessa cosa. Attenzione: la stessa cosa. Fico no? Dov’è la fregatura? Che se sono proprio proprio la stessa cosa non esiste una distinzione tra le due. Esiste un solo modo di pensare la realtà, esiste un solo vincitore. Indovinate chi? Già, la scienza.

Ora, io non è che ce l’abbia con i naturalisti perché non mi danno risposte sul senso della vita, o perché dicono che la filosofia è un’attività da femminucce.

Strettamente parlando non me ne potrebbe fregare di meno del senso della vita e sono abbastanza sereno per quel che inerisce la mia sessualità.

Io ce l’ho con i naturalisti perché fanno cattiva teoria. Detto in maniera più raffinata, sparano stronzate.

1. Esistono solo oggetti materiali

Non prendiamoci in giro: vogliamo negare che le proprietà esistano? Il rosso esiste. E non esiste solo in quanto radiazione luminosa. Esiste la classe di tutti gli oggetti rossi, l’insieme di tutto ciò che è rosso. Un’equazione non esiste? Ci andrei piano. I numeri non esistono: e allora come si fa a far scienza?

2. Esiste un solo metodo

Falso. Il metodo scientifico ipotizzato da Bacone nel ‘600 non è l’unico adatto a spulciare le pieghe della realtà, anzi, è pure abbastanza vecchiotto. Esistono vari metodi. Popper ci insegna che anche la deduzione (esclusa dal metodo classico) ha una sua importanza.  La verifica delle ipotesi avviene, infatti, su base concettuale (leggi filosofica…). Insomma, gli scienziati veri (non quelli sognati dai naturalisti) non sono così tonti da lavorare con un solo strumento. Sarebbe come abbattere una sequoia con un coltello da cucina.

3. Si può parlare solo degli oggetti materiali.

Hah! L’inflessione di una curva di certo non è un oggetto materiale, eppure in un testo di analisi matematica se ne parla (yahoo!). Non basta? Io non credo esista Il Bene. Non solo non è un oggetto materiale, non è proprio un oggetto. Punto. Eppure il mio prof. di etica ne parlava estensivamente (pure troppo).

4. La filosofia e la scienza sono talmente la stessa cosa che… esiste solo la scienza.

Dai su. Se sono la stessa cosa allora vuol dire che esiste una cosa che si chiama Conoscenza che le include entrambe. Questo è l’approccio che piace a me. Questo è il ragionamento giusto, non: mio nonno ha tre palle ergo è un flipper. Ciò per quanto riguarda la forma dell’approccio naturalista. Quanto al contenuto: davvero siamo così certi che la scienza possa fare a meno della filosofia? Chi dice allo scienziato cosa sia la scienza? Chi dice allo scienziato cosa sia una teoria? Chi ha influenzato la reazione di Einstein contro la meccanica quantistica? Altri scienziati? No. Un filosofo. Baruch Spinoza. La relatività generale si fonda su un concetto speculativo: Dio c’è e “non gioca a dadi” (tradotto per gli atei: il caso non esiste). Convinti? Spero di sì.

Ora, io sono un cazzone e la mia decostruzione del pensiero naturalista è una pagliacciata. Ma non è poi tanto distante da una teoria che il buon vecchio Hilary Putnam ha tirato fuori recentemente.

La scienza, ragazzuoli, è importante. Non illudiamoci di poter incidere sul reale senza saperne qualcosina di biologia o di astronomia. La poesia è un’attività assolutamente meritoria, ma nel 2014 il pensatore deve essere più vicino al fisico che al letterato. Se poi riesce ad essere entrambi meglio ancora.

Hilary Putnam

La teoria di Putnam è coerente con questo atteggiamento. Si chiama naturalismo liberale. Come il naturalismo classico (quello di Quine) riconosce il valore della scienza, ma non ritiene che sia la sola e unica fonte di sapere. Si dice liberaleperché liberalizza, allenta, decostruisce i quattro assunti classici su enti, metodo, linguaggio e filosofia. La liberalizzazione consente di far spazio a oggetti come i numeri e attività di natura etico-culturale, il tutto riconoscendo il valore di un approccio empirico al reale.

Perché adottare il naturalismo liberale come modo di vedere il mondo intorno a noi? Perché non racconta favole. Né quelle dei poetuncoli sul Senso della Vita né quelle dei materialisti sulla morte dei valori.

 

About Giulio Valerio Sansone

Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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