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Ai confini del pensiero

E allora .. chi sono i pensatori? Dove sono? Mi sono chiesta rileggendo l’articolo della scorsa settimana di Alessio. E ci ho pensato molto perché qua, dove sono ora, di pensatori veri ce ne sono molti, ma poche sono le loro possibilità di liberare l’espressione al di fuori degli stretti confini in cui vivono, una desolazione imprigionata nel caos, di farsi trovare da chi li ricerca, e ancora di più di farsi comprendere da un pubblico più ampio. Qui dove sono, geograficamente North Goa, India, idealmente luogo di confine ma senza confini, luogo di incontro tra culture, correnti di pensiero e religioni diverse, luogo a priori esonerato dallo scontro tra civiltà.  In questo luogo, una sorta di fine del mondo, di cul de sac del pensiero, l’autenticità del pensiero ancora resiste. Ma il paradosso è che essa esiste, ma solo localmente: esiste per una nicchia, esiste per i pochi che hanno il privilegio di condividerla, che hanno riguadagnato il tempo ed edificato ad un certo punto dell’esistenza il distacco da quei parametri spaziali imposti dall’età contemporanea in cui vivevano fino ad un momento fa; quelli che, diciamola tutta, hanno deciso di sacrificare tutto per ottenere un totale  controllo del proprio tempo, per avere più tempo. Soprattutto per pensare, per conoscere e per avere il tempo di verificare.

Sono filosofi per piccole cerchie, sono filosofi verso i quali il caso spinge, ma raramente realizza l’incontro, sono filosofi da “portico”, gimnosofisti, o pensatori neo-sincretisti.

Mi chiedo, se tu, se io, se noi giovani studenti di filosofia non li cercassimo, come li troveremmo?

Dei sistemi filosofici del passato conosciamo ogni particella attraverso i testi; dei pensatori conosciuti del presente conosciamo qualcosa attraverso la critica,  le recensioni, il chiacchiericcio da salotto, l’approvazione mediatica dettata dalla moda o dalle stroncature di massa.

Il contatto con i media è controverso. È utile? Certamente è utile per la popolarità del soggetto.

Dei pensatori non conosciuti come facciamo a sapere? All’estremo opposto, l’estremo del non-contatto con i media, in luoghi come questo, nei luoghi di confine, il pensiero rimane confinato in una cassaforte irreale, inspessita dal non-contatto con il sociale, da una forma di individualismo anti-storico che anziché fluire nella contemporaneità sigilla forme invalicabili di sapere.

Qui il pensiero si salva, ma allo stesso tempo è un privilegio confinato, anche questo spesso non còlto da orizzonti lontani, nei quali la meraviglia e il mistero prendono il posto della comprensione razionale.

Tuttavia l’integrazione, in luoghi di confine e di mescolanza tra culture come Goa, pur avendo portato da un lato ad una forte accettazione delle diversità, la quale si è tradotta nel tempo in libertà di espressione, di pensiero e di creazione di spazi nuovi, assiste ancora all’isolamento, al “confinamento” del singolo Pensiero da parte di ciascuna delle comunità, che sembrano vivere ancora per se stesse quel nuovo spazio di libertà di espressione. Sembra come se l’integrazione risieda soprattutto nei territori piuttosto che nel pensiero.

Little Russia (i russi di Goa), gli ultimi Hippies, gli scrittori di Mumbai, i musicisti, gli Yogi, gli Orientalisti, i Cristiani Portoghesi, gli Hindù: ognuno vive in comunità distinte, dove solo tra loro condividono il pensiero; mentre, allo stesso tempo, condividono lo stesso spazio del quotidiano.

Quello che voglio dire è che le diverse sfumature del pensiero, uniche e frutto di un raro miscuglio sincretico di filosofie, religioni, culture, lingue -di sapere- rimane relegato in questo luogo lontano, in un alone di mistero difficilmente condivisibile con il resto.

I sistemi filosofici che si strutturano in luoghi di contaminazione, di ibridazione del pensiero, sono come delle lingue nuove il cui vocabolario appare talmente esteso da essere abbandonato per quello spettro di non comprensibilità che li avvolge: come accettare un sistema nel quale elementi di diverse correnti filosofiche, di opposte tradizioni religiose, si intrecciano, creando strutture di pensiero che arrivano ad invadere i confini del reale?

Ricordiamoci che anche gran parte della filosofia moderna è stata frutto di questa contaminazione, tradotta accuratamente in un linguaggio filosofico occidentale, vedi Hegel, Schopenhauer e Nietzsche.

Ma oggi è più difficile, è forse “troppo” difficile rendere “fruibili” questi nuovi ibridi del pensiero?

Per quanto ne sia sempre stata affascinata, mi rendo conto della condizione irreale di questo microcosmo filosofico: il pensiero resiste ma, come ai tempi del Portico socratico, è “fruibile” solo a pochi; mentre oggi la priorità sta nell’accrescimento dell’accessibilità del sapere; nell’educazione al sapere; nella condivisione del sapere. Che il pensiero sia fruibile!

Si, ma il grande problema oggi sta nella qualità della divulgazione, soprattutto mediatica.

“Fruibile”, che parola equivoca. Riporta il pensiero alle tesi benjaminiane sulla riproducibilità dell’opera d’arte (L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica), ma da’altro canto, a mio parere, è proprio questo uno dei punti deboli della trasmissione del pensiero nei tempi moderni: l’incapacità di rendere fruibile la forma senza perdere l’autenticità del contenuto.

È “difficile” (non è giustificabile comunque..) non essere un filosofo pret-a-porter (come lo definisce giustamente Alessio) se si viene resi “fruibili” al successo della contemporaneità, e sicuramente è difficile resistere alla morsa di notorietà che cattura colui che abbatte provocatoriamente gli schemi.

Ad essere sincera anch’io mi sono ritrovata di fronte alla “saccenza” di Zizek, che faceva più o meno così: “sono nato, vivo e un giorno morirò”, come unica nota biografica della sua ultima traduzione italiana (Meno di niente. Hegel e l’ombra del materialismo dialettico) mi ha turbato (ma chi si crede di essere?). Non la vedi la provocatorietà? applica la dialettica storica hegeliana (tesi/antitesi/sintesi) anche alla sua biografia .. mi ha risposto Mr X.

Provocare il lettore, la società, ego-isticamente, tra attrazione e repulsione: è il gioco che sembra stia facendo per sopravvivere il pensatore moderno “di successo” dove spesso, a suo favore, al favore del audience, è l’autenticità stessa della filosofia a venire sacrificata.

D’altra parte alla fine non sempre l’esperimento sacrificale risulta malvagio: spesso il contenuto riscatta l’apparente inautenticità della forma, la quale si è mascherata in modo controverso per attirare interesse. Sta proprio qui il nucleo del problema: il compito filosofico è anche quello di comprendere, di tadurre e di smascherare, laddove l’autenticità del pensiero sia nascosta e sopravviva, sia che si tratti di luoghi lontani di ibridazione, sia di contesti proprio sotto i nostri occhi, deformati nell’immagine creata ad hoc per non annoiare la nostra contemporaneità.

About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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