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UK: Le politiche anti-immigrazione di Cameron e l’UE

Non è mistero che la Gran Bretagna abbia sempre rivendicato la propria indipendenza nei confronti delle politiche attuate dall’Unione Europea, al punto di essere etichettata come “reluctant partner” dell’UE in svariate circostanze. In particolare, a fronte della recente e sempre maggiore immigrazione in Inghilterra, i cittadini britannici hanno spesso manifestato un sentimento di ostilità verso gli stranieri. Le politiche anti-immigrazione messe in atto dal governo Cameron sembrano riflettere lo stato d’animo della popolazione. Le campagne contro l’immigrazione del Partito Conservatore si sono intensificate specialmente nell’ultimo periodo, poiché dal primo gennaio 2014 i cittadini di Bulgaria e Romania sono autorizzati a circolare liberamente e lavorare nel territorio del Regno Unito. Il Partito di Cameron ha espresso il timore che molti posti di lavoro possano essere “strappati” agli inglesi da lavoratori non altrettanto qualificati e il Primo Ministro si sta attivando affinché per altri cinque anni l’immigrazione dai Paesi dell’Est sia oggetto di restrizioni.

Al fine di rendere più complicata l’immigrazione dei lavoratori bulgari e rumeni in Inghilterra, il governo ha emanato alcuni provvedimenti: l’assegno di disoccupazione sarà rilasciato solamente a coloro che hanno trascorso più di tre mesi in Inghilterra e, una volta che il denaro sarà stato erogato, potrà essere bloccato nel caso in cui i lavoratori in questione non abbiano trovato un impiego a sei mesi dal loro arrivo nella patria della Regina. Inoltre, i senzatetto e gli elemosinanti saranno a rischio di espulsione dal Paese e le cure mediche saranno a pagamento per tutti i non-residenti. Essendo la libera circolazione dei lavoratori uno dei principi fondamentali alla base dell’Unione Europea, il ruolo della Gran Bretagna nel contesto dell’integrazione europea viene messo ancora una volta in discussione. Le politiche anti-immigrazione di David Cameron hanno portato ad ancor più forti tensioni tra Bruxelles e Londra, accusata di euroscetticismo e populismo.

Viviane Reding, vice Presidente della Commissione Europea, accusa Cameron di sfruttare il fenomeno dell’immigrazione per coprire le più serie problematiche del Regno Unito e sostiene che, al contrario di quanto suggerito da Cameron, l’immigrazione dei lavoratori stranieri potrebbe aiutare la crescita economica del Paese. Questa volta, neppure i Paesi Bassi, storicamente considerati come gli altri “reluctant partners” dell’UE, insieme all’Inghilterra, hanno appoggiato Cameron. Il vero problema alla base della posizione presa dal Primo Ministro è che essa mina le basilari libertà Europee e non si limita a indebolire l’unità dell’UE e vanificare i suoi successi nell’ambito dell’integrazione, ma costituisce un pericoloso precedente.

La crisi politica tra Bruxelles e la Gran Bretagna rischia di sfociare nell’abbandono dell’UE da parte di quest’ultima. Se nel 2015 sarà rieletto, David Cameron sostiene che invocherà un referendum per ridiscutere la partecipazione del suo Paese all’UE. Data la riscoperta di forti sentimenti nazionalistici da parte degli Inglesi negli ultimi decenni, al momento i risultati di un tale referendum sarebbero prevedibili. Se la Gran Bretagna dovesse realmente uscire dall’Unione Europea, il panorama politico dell’Europa sarebbe sconvolto e nuovi equilibri dovrebbero essere creati. La domanda che viene spontaneo porsi è se uscire dall’Unione costituirebbe una mossa vincente per l’Inghilterra, dal punto di vista politico ed economico. In attesa dell’ipotetico referendum, nel prossimo futuro, la risposta potrà essere tratta dall’isolamento politico in cui David Cameron è stato messo a seguito dei provvedimenti anti-immigrazioni.

Riuscirà la conservatrice Inghilterra a mantenere il suo prestigio senza il supporto dell’UE?

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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