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La mia classe: piccoli film crescono

Ieri sera volevo andare a vedere The Wolf of Wall Street ma ho trovato il cinema pieno, per cui dopo una rapida scorsa alle possibili alternative la serata è stata salvata in corner da un piccolo film che, almeno questa settimana, viene proiettato solo al Nuovo Cinema Aquila: si intitola La mia classe e fà un po’ il verso a La classe, un film francese che aveva vinto la palma d’oro qualche anno fa. Valerio Mastandrea interpreta sè stesso che interpreta l’insegnante di italiano di una scuola serale per immigrati neorealisticamente reclutati in vere scuole di questo tipo (e ieri presenti in sala per un breve dibattito post-proiezione) e il film descrive il processo delle riprese di quello che sarebbe dovuto essere un film sulla classe di aspiranti italofoni, ma che a un certo punto è diventato un film sul film stesso, un meta-film.

Questa sovrastruttura potrebbe sembrare un’inutile complicazione, un ghirigoro autoriale buono soprattutto a sprofondare ulteriormente nella sua nicchia un film che anche senza questi girotondi non avrebbe visto nessuno, ma in realtà, e paradossalmente, svolge una funzione di alleggerimento narrativo ed emotivo che permette alla pellicola di gestire con disinvoltura i momenti più patetici legati alle disavventure di alcuni degli alunni.

É forse preoccupante il fatto che siamo arrivati al punto in cui dobbiamo essere doppiamente rassicurati circa la fintezza di un film, ma da un punto di vista drammatico la rovina di molti racconti sulle “disgrazie degli ultimi” è l’abbandono ad una retorica che finisce col rendere davvero ultimi e diversi questi uomini e donne che di fatto rappresentano una fetta gigantesca dell’umanità in ogni epoca, e riuscire ad evitare di cadere in questa trappola senza ridurre a macchiette i personaggi o sminuire il potere di testimonianza delle loro vicende è un’impresa che va sicuramente sottolineata.

La mia classe è anche girato e fotografato con gusto nonostante gli (immagino) scarsi mezzi a disposizione, dimostrando, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che non potrà mai esserci una buona giustificazione per la pervicace opera di raschiamento retinale del popolo italiano portata avanti da molti dei più popolari cineasti nostrani contemporeanei, e non c’è dunque motivo per non raccomandarlo che la sala di TWOWS sia piena o meno.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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