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Roma Rocks #10: intervista a Matteo Polci

Credo che ad un certo punto arrivi quel momento un po’ per tutti i musicisti italiani. A questo punto è una certezza. Una mattina ti alzi, prendi la chitarra, e improvvisamente cominci a sibilare qualche parola in italiano, dopo aver scritto per anni in inglese, e senza aver pensato mai che questo potesse essere un problema.

Questo è successo anche a Matteo Polci, ex voce e chitarra degli Storm and Impulse, band che poteva essere una grande promessa dell’indie rock romano e non solo ma che per una serie di circostanze sfavorevoli è rimasta ferma ad un EP e tante belle esperienze. 

“Tempo al Tempo” è il suo primo EP da solista, un breve assaggio delle nuove intenzioni musicali del giovane autore romano nel quale riecheggiano i Verdena di “WOW”, i Queens of the Stone Age, senza dimenticare del tutto l’indie rock di inizio ’00, vera e propria palestra musicale di Matteo. Qui una breve intervista per capire qualcosa di più di questo progetto.

 

 

-Intervista-

 

 

 

Ciao Matteo. Per chi non ti conosce personalmente la tue ultime notizie musicali risalivano al 2011 anno in cui i tuoi Storm and Impulse diedero alle stampe un EP, e al 2012 anno nel quale partiste per un mini tour europeo dopo il secondo posto ottenuto ad Emergenza Rock. Vuoi raccontarci cosa è successo in questo ultimo anno e mezzo?

Smettere di suonare con gli Storm and Impulse è stata la chiusura di una valvola di sfogo molto importante. Ho continuato a scrivere pezzi chitarra e voce, come ero abituato a fare, con la differenza che non li scrivevo più per un gruppo, ma per me. Anche per questo, non lavorando più alla composizione dei pezzi con un gruppo, ho deciso di condividere il più possibile con il pubblico, scrivendo i testi in italiano.

 

“Tempo al Tempo”, il tuo primo EP, vede la collaborazione di ottimi musicisti del panorama rock romano. Il disco è stato missato, registrato e masterizzato da Iacopo Sinigaglia (voce dei Libra), al basso c’è Giulio Bodini (Departure Ave.), e alla batteria l’infaticabile Claudio Gatta (Bamboo, Sadside Project, ex-Indie Boys Are For Hot Girls e tanto altro). Come sei venuto in contatto con loro, e qual’è stato il loro apporto all’interno dei brani?

Come ho già detto l’EP è nato da pezzi chitarra e voce e di conseguenza la registrazione andava di pari passo con la scrittura. Lavorare con Iacopo mi ha permesso di avere una persona molto competente e della quale mi fido al mio fianco. Questo mi ha permesso di sentirmi libero di cambiare gli arrangiamenti, improvvisando o riflettendo insieme a lui, come se fossero prove con il gruppo anziché registrazioni multi-traccia. Pur potendo registrare il basso io stesso avevo piacere che a farlo fosse un bassista vero e non un chitarrista adattato. Giulio è stato molto importante nell’interpretare i pezzi e anche nel proporre alcuni accorgimenti alle linee di basso. Avendo suonato con lui sin dal mio primo gruppo non avevo dubbi che il suo apporto sarebbe risultato alla fine importantissimo. Alla fine delle registrazioni avevamo delle buone tracce che promettevano un suono pieno e sporco come desideravamo, ma la batteria midi non rendeva i meriti del lavoro fatto. Iacopo ha chiamato Claudio che registrando i pezzi ha cambiato faccia all’EP.

 

In meno di due anni la tua proposta musicale è totalmente mutata. Secondo te da cosa dipende questo netto cambio di sound fra gli Storm and Impulse e il tuo lavoro solista?

Con il tempo gli ascolti musicali cambiano, anche gli stessi gruppi che ascolti da una vita si evolvono (purtoppo non sempre in meglio). Di pari passo anche le aspirazioni artistiche, l’attenzione per gli arrangiamenti e la cura dei dettagli assumono una rilevanza diversa. Anche il suono degli Storm and Impulse sarebbe cambiato e discostato dall’indie-rock che tanto ci aveva preso agli inizi.

 

In questi ultimi anni ho la netta impressione che siano triplicati gli spazi per i gruppi emergenti. Più locali, più siti che ne parlano, più interesse da parte -quantomeno- degli altri musicisti e degli addetti ai lavori. Hai riscontrato anche tu questo aspetto? Pensi che porterà giovamento a lungo andare?

Il merito è principalmente di chi suona. Sicuramente i mezzi per la promozione oggi sono più efficaci e accessibili, ma la cosa che mi piace di più è la collaborazione tra i musicisti. Noto che chi suona dedica più attenzione alle nuove proposte musicali, portando un confronto propositivo. All’interno dell’ambiente, a partire dai musicisti, si sta dando più valore alla musica, per questo la scena indipendente sta guadagnando l’attenzione del pubblico.

 

Fra le innumerevoli realtà musicali che ti circondano: musicisti, band, etichette, produttori, ecc. con chi ti piacerebbe in futuro lavorare e perché?

Fin dalla registrazione ho collaborato con altri musicisti e penso che molte delle qualità dell’EP nascano da questo. Nell’ambito della musica indipendente, mi piacciono molto i suoni e le intenzioni della musica dei Rubbish Factory. Probabilemte lavorare con loro potrebbe portare alla luce qualche aspetto della mia musica ancora poco percepibile.

 

La tua formazione in questo momento è formata da Enrico Orlandi alla chitarra (anche lui ex-Storm and Impulse), Edoardo Mancini al basso, e Damiano Daniele alla batteria. Pensi che questa sarà la formazione definitiva del progetto o hai in mente dei cambiamenti?

Non per volontà mia, penso che la formazione cambierà. Il progetto da solista, però, mi permette di suonare i pezzi indipendentemente dalla formazione.

 

Grazie Matteo, ricordaci i tuoi contatti.

 

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About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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