Home / Cinema / "Era meglio il libro"

"Era meglio il libro"

Quante conversazioni cinematografiche più o meno facete iniziano o finiscono con questa frase? Il confronto tra letteratura e cinema, e in particolare tra letteratura e cinema ad essa ispirato è vecchio quanto la settima arte stessa, e anzi, si potrebbe dire che è stato il primo appiglio a cui ci si è aggrappati per collocare in qualche modo un mezzo espressivo che ai tempi dei suoi primi vagiti doveva risultare estremamente peculiare. Con 120 anni di esperienza alle spalle non siamo forse più così sbalorditi di fronte al teatro di luci, ma il rapporto tra pellicola e carta stampata è ancora rilevante e non privo di incomprensioni. Capita infatti ancora piuttosto spesso di veder confrontati esponenti dei due mondi come se fossero oggetti omogenei, nella maggior parte dei casi a discapito dei film, e se pure le trasposizioni cinematografiche di saghe letterarie di successo continuano a spaccare i botteghini di tutto il mondo, persiste una certa diffidenza di fondo nei confronti della possibilità che un film possa adeguatamente veicolare il turbinio di dettagli di un romanzo con qualche fedeltà.

La concentrazione sulla fedeltà, o addirittura sulla completezza, è proprio la principale pecca di molti dei ragionamenti a riguardo, e voglio portare ad esempio due bei film a recente memoria che pur “tagliando” e “tradendo” i romanzi d’origine rendono loro giustizia in maniere che adattamenti più pedissequi non sarebbero stati in grado di fare. Preciso che in entrambi i casi penso comunque che “era meglio il libro” (mi si perdoni la pugnalata al congiuntivo), ma il fatto deriva più dall’assoluta eccellenza delle fonti che non dalle carenze delle trasposizioni.

Per la categoria dei “tagliati” voglio portare ad esempio American Psycho. Il magmatico ed incostante romanzo di Ellis è un obiettivo decisamente ambizioso per un potenziale adattamento. Se da una parte l’immaginario e l’ambientazione sono estremamente ben delineati, e gli elementi di satira e humor si prestano con una certa agilità alla digestione da parte di un pubblico svezzato da Tarantino, gli abissi di sociopatia celati in pozzanghere di vanità visibili solo di sbieco e in prospettiva rispetto alle efferatezze per cui è celebre il libro sono una sfida ben più ostica per l’aspirante sceneggiatore.

La soluzione? Zac, tutto sparito. Il film American Psycho fa a meno di tutta la grana fine del romanzo, e si presenta come un’agile e riuscitissima trasposizione solo di una parte di esso, quella per l’appunto satirica e po-mo. Certo, questo potrebbe passare per la riprova della limitatezza espressiva del mezzo cinematografico, ma stando che a dimostrare quella ci sono schiere e schiere di capolavori, American Psycho ne sottolinea se non altro la versatilità e capacità di adattare e adattarsi alle proprie fonti d’ispirazione.

Un film che invece tradisce di gran lunga lo spirito del romanzo da cui è tratto ma che nel farlo esplora delle possibilità in esso sopite è l’ultima (credo) trasposizione cinematografica di Orgoglio e Pregiudizio, quella di Joe Wright con Keira Knightley. C’è un comune malinteso tra coloro che non li hanno letti (ma non solo), per cui i romanzi di Jane Austen sarebbero gli antesignani di Harmony, dei melodrammi sentimentali sulle paturnie di damigelle inglesi senza granchè da fare tutto il giorno. Basta poco in realtà per accorgersi di quanto salaci, maliziosi e a volte decisamente ilari siano personaggi e situazioni della cara Jane, ma questo non ha impedito l’imporsi di una tradizione di pellicole e serie televisive sprovvedutamente melense.

Il film del 2005 a cui faccio riferimento a prima vista non si discosta troppo da questa linea, ma ad un’analisi più attenta rivela una consapevolezza che mancava altrove. Il potenziale per raccontare una storia d’amore con i personaggi della Austen è infatti quasi sempre presente nei suoi libri, e se pure le strade prese dalla scrittrice portino inevitabilmente altrove, ciò non significa che una re-immaginazione non sia possibile. C’è però differenza tra l’interpretare Orgoglio e Pregiudizio come primariamente una storia d’amore e l’immaginarlo come tale. Joe Wright ha per nostra fortuna compiuto la seconda operazione col suo film (probabilmente no, probabilmente non c’ha davvero capito un cazzo, ma vabbè), che grazie anche all’ottima fattura fotografica presenta una specie di mondo alternativo in cui sentimenti e passioni sono la principale forza narrativa dell’opera e l’apparato cinematografico fa del suo meglio per sottolinearlo connotando l’ambientazione di conseguenza.

Ora, non pretendo che questi due esempi abbiano una qualche rilevanza statistica e/o possano dimostrare una qualche tendenza, voglio però sottolineare come ci sia ampio margine per andare fuori dal seminato di un originale letterario per concimare l’adattamento cinematografico, e se spesso questo margine non viene sfruttato la colpa va attribuita alla pigrizia e scarsa creatività di sceneggiatori e registi e non a supposte limitazioni del mezzo in sè.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

album

L’album, una specie in via d’estinzione?

Una delle differenze più ovvie tra gli appassionati di musica casual e i nerd più ...